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venerdì 6 novembre 2009

Dimensioni del piccolo popolo

Capita sovente di venir a contatto con situazioni o testimonianze, che non rispecchiano le normali leggi scientifiche attualmente conosciute. Mi spiace per l'immagine che propongo nell'articolo, ma è l'unica che cercando nella rete, possa dare l'idea delle testimonianze che a seguire riporto.

Premesso che molti effetti visivi che si possono percepire attraverso foto o video, sono già catalogati dalla scienza attuale e vanno spesso sotto il nome di "pareidolia", ovvero la tendenza istintiva e automatica a trovare forme familiari in immagini disordinate, le persone che ho avuto modo di contattare personalmente, non erano animate da sensazionalismo o necessità di un'immagine mediatica, anche se il materiale ed il racconto datomi, li poneva senz'altro su un piano d'interesse più spiccato che quello normale.

Delle foto che personalmente avevano eseguito con la loro reflex, ho potuto constatare l'originalità ed i negativi, anche se solo come verifica sommaria dato che gli elementi presenti nella foto, non mostravano che paesaggi normali di boschi, prati ecc., e solo ponendo attenzione si riusciva ad intravedere forme riconducibili a elementi diversi dal soggetto inquadrato. Come dire, bisognava far funzionare l'effetto pareidolia per scorgervi gli elementi.

La nota curiosa era il numero di tali elementi che si potevano distinguere, con sorpresa, per la precisioni dei dettagli che ne delimitavano i profili e le forme. Si potevano intravedere cavalli al galoppo, coppie di uccelli in volo, bambini giocosi, figure a passeggio e altro ancora, nati dai profili delle foglie, dei rami, delle ombre e luci filtrate dal sottobosco e fili d'erba.

Se le immagini erano state il prodotto di una qualche forma di ritocco, devo dire che erano molto ben riuscite. Alla mia richiesta di poterne avere copia, con sorpresa mi si nega la cosa, nemmeno una fotocopia. Cosa che mi sembrò strana e oggi magari potrei nutrire qualche sospetto sulla commerciabilità di quanto visionato. Però non ho notizie di libri o riviste e nemmeno di siti eseguiti da queste persone.

Chiesi come le avessero eseguite e mi dissero che semplicemente avevano fatto alcuni scatti del paesaggio che videro, in occasione di una delle loro escursioni boschive e che solo in seguito, ad una visione più attenta per raccoglierne i particolari immortalati di quella variopinta giornata d'autunno, scoprirono questo piccolo popolo nascosto fra le pieghe dei colori.

Data la reticenza nel fornirmi copia del materiale, e vista la curiosità creata per quell'effetto, cercai maggiori informazioni, scoprendo che in base a queste immagini, si era creato nel frattempo gruppi di persone credenti a fate e folletti. Mentre però, i possessori delle foto originali, solo mostravano la stranezza del fenomeno e apparivano sinceramente sorpresi loro stessi, senza inserire spiegazioni di provenienza mistica, questi gruppi nella maggior parte dei casi, accumulano materiale con il fine di dimostrare la teoria anzi, per loro realtà dell'esistenza di una dimensione parallela abitata da esseri che di solito, si trovano nei racconti infantili.

Il caso più interessante che è questo che volevo riportare e che quanto ad ora scritto serve solo come introduzione al discorso, è l'incontro con una persona che asseriva di aver visto e per parecchio, direttamente le forme che possono apparire in tali foto, con la differenza che esse si muovevano di vita autonoma confondendosi fra le pieghe del mondo tridimensionale a noi noto.

-Era un periodo di fine inverno e stavo passando per riflessioni dell'esistenza o meno di dimensioni diverse da quella comunemente nota. Avendo letto su testi esoterici e filosofici sulla concretezza di tali mondi, ero davvero curioso di toccarli con mano, di poterli verificare, ma nello stesso tempo, avere una prova concreta nelle mani e non solo teorie o dati teorici.
-Intento abbastanza impegnativo, e cos'hai scoperto?
-Sinceramente non lo so, mi spiego meglio, non saprei come definire in modo tecnico il fenomeno osservato..
-Quindi non è una cosa sulla quale hai potuto fare molte osservazioni ed analisi?
-Al contrario, potevo verificare in ogni momento il fenomeno.
-Nel senso che bastava ti ritirassi in qualche luogo appartato e a seguito di qualche rilassamento e concentrazione, riuscivi a vedere qualcosa?
-Affatto. Potevo farlo dove mi trovavo, in qualunque situazione, con o senza persone presenti e luoghi pubblici o meno.
-Cioè? Sapresti quindi riprodurre il fenomeno anche ora mentre parliamo?
-Un momento, faccio alcune precisazioni.
-Ecco forse è meglio.
-Il fenomeno per quanto lo descrivessi ai presenti mentre lo stavo vivendo, non era visto dagli stessi, ma pareva solamente interessare i miei sensi, per cui non provocavo nessun fenomeno solo lo stavo osservando.
-E le persone presenti alle quali confidavi ciò, non ti dicevano nulla? Non facevano notare magari, una qualche tua turbe mentale o ti prendevano in giro?
-Esattamente. Anzi a volte erano preoccupati.
-Preoccupati. Ma dai?
-Capisco l'incredulità che mostri; erano preoccupati perché non avevo mai esternato nulla di simile. Era difficile anche per me dover descrivere le cose che stavo osservando e solo per cercar di capire se stavo per caso impazzendo o se qualcuno poteva darmene una spiegazione o conferma.
-Stai cercando di dirmi che non volevi far dichiarazioni di poteri personali ma che solo cercavi di capire il fenomeno?
-Proprio. Infatti anche loro mi dicevano che sarei stato più credibile se ostentassi qualche crisi mistica tipo medium, che insistere nel dire che vedevo cose strane. Davvero c'era di preoccuparsi sulla mia salute.
-E tu eri preoccupato?
-Moltissimo. Non sapevo cosa stava succedendo e mi chiedevo cosa stessi sperimentando. Per farla breve ad un dato momento pensai che tutti quei saggi letti sull'argomento, mi avessero fritto il cervello, anzi, riuscii persino a credere che qualche maledizione si fosse abbattuta sopra di me.
-Orribile. E poi?
-Bhé, le cose poi si sistemarono.
-Ah, bene. Ma cosa vedevi o provavi esattamente?
-Vediamo se riesco a dar l'idea. Qui dove siamo, possiamo vedere il tavolino, il bancone, le persone che frequentano il luogo ecc. Se focalizziamo lo sguardo su profili e ombre, possiamo dargli però, una diversa interpretazione. Come quando si guarda le nuvole, che si possono vedere figure e forme senza che però queste davvero siano animate di vita propria.
-Sì conosco l'effetto, ma applicarlo al momento attuale...
-Io in verità, non saprei spiegarti come e perché si manifesti la cosa. Posso dirti che stavo riflettendo su quanto appreso, come ti ho detto, mentre me ne stavo sdraiato con lo sguardo verso le nuvole. Dopo un po' notai che buffamente, i miei ragionamenti prendevano forma nelle nuvole.
-Eeeh?
-Si non fraintendermi, insomma vedevo che le forme sfuggenti delle nubi portate dal vento, disegnavano come uno spettacolo di ombre cinesi, le immagini che mi venivano alla mente mentre pensavo.
-Scusa, comprendo la rarità del fenomeno e posso intuire cosa lo provochi, ma nel nostro caso? Quello di forme e esseri viventi fra le "pieghe dimensionali"?
-Ci arrivo. Terminate le mie riflessioni, come può fare chiunque, mi alzai per fare una passeggiata, per incontrare qualcuno, per scambiare due chiaccihere insomma.
-Su quanto riflettuto immagino.
-Per niente. Come si fa di solito quando si esce e si va a zonzo. Ed ecco che mentre camminavo per la città, qualcosa cattura la mia attenzione. Una macchina che stava svoltando ad un incrocio con tanto di lampeggiante in funzione, pur rimanendo tale, assunse nei contorni, la figura di... non saprei, un simbolo, una freccia o qualcosa del genere, ma che non svanì passato il mezzo, anzi, prendeva ulteriore significato mentre nella zona ormai da me messa a fuoco, cambiava nel suo vivere normale. Restai di sasso! Non solo l'immagine non era fugace ma via via che l'osservavo pareva un disegno animato che viveva di vita propria.
-Ma cosa stava dicendoti?
-In verità nulla. Come osservare un scena normale di una piazza. Vedi persone che si muovono e fanno azioni, ma non sono dirette a te. Fanno parte di quello che è il contesto normalmente accettato.
La cosa mi lasciò perplesso e per quel giorno non si ripeté. Tornai a casa e ci pensai un po' sù. Il giorno seguente, uscito per le mie attività, il fenomeno si ripresentò. Questa volta riuscì a vedere distintamente persone che si muovevano e avevano un loro filo logico comportamentale, ma che non facevano parte dello scenario della strada che percorrevo. Volgendo lo sguardo altrove, come per scacciare la visione, ecco che vidi animali giocosi che si rincorrevano, poi ancora bambini e così via. Nei giorni successivi fui capace di vedere tali fenomeni anche in casa, con gli amici. Naturalmente visto il mio sguardo assente, mi chiesero cosa c'è. Il problema fu quando descrivendo la cosa, iniziarono a preoccuparsi. Non gli stavo dicendo di un episodio spordadico che normalemnte può capitare quando si rimane sovrapensiero, gli stavo raccontando quello che stavo vedendo. E gli chiedevo come mai loro non vedessero nulla. Ovviamente, visto che la cosa era persistente, alla fine erano spaventati. Arrivò il punto che riuscivo a vedere forme vive fatte di luce, uscenti dagli alimenti, il che assomigliando a dei vermi, mi provocavano il rigetto al cibo.
-Non mangiavi?
-Non quelli da cui vedevo uscire queste cose.
-Non sei andato da un medico per vedere cosa...
-Sì! Preoccupato ebbi anche una visita psichiatrica, nella quale il professionista, dopo avermi ascoltato, mi disse che si tratta di un caso di proiezione inconscia, derivata da riflessioni su massimi sistemi.
-Non capisco.
-In pratica secondo lui, ragionare su enigmi esistenziali, come cercare di spiegarsi logicamente, l'esistenza umana, la vita, l'universo le dimensioni ecc., porta la nostra mente ad un corto circuito di coerenza, cercando di visionare soluzioni ad un mistero assurdo.
-Continuo a non capire, scusami.
-Bhè, come nelle pratiche per raggiungere il vuoto mentale che si cerca nella meditazione, obbligando la mente a ragionare e spiegare questioni assurde ma nel contempo reali, si consegue il rifiuto della stessa a dare interpretazione su quanto sia presente.
-Un esempio, magari?
-Prova obbligare la tua mente che ti dia la risposta sul perchè la vita esista e come sia iniziato il tutto.
-Questo argomento mi pare sia materia di ricerca attuale. Ci sono fior fiore di scienziati impegnati con studi a riguardo. Devo desumere che siano tutti... come dire, un po' pazzi?
-Non sto dicendo di avere un approccio probatorio, ma di darsi una risposta con la logica che può scaturire dalla mente e chiedersi spiegazioni su ogni risposta.
-Scusa, ma è quanto in pratica fanno gli scienziati, dopo aver raggiunto una spiegazione, approfondiscono la questione con ulteriori indagini ed esperimenti.
-Cambio esempio. Cercare di spiegarsi chi sia nato prima, se il maschio o la femmina.
-La scienza ci dice che si tratta dell'evoluzione di strutture molecolari organizzate, che hanno codificato questo sistema atto al mantenimento di una specie stabile.
-E qui si deve obbligare la mente a rispondere come lo abbiano conseguito.
-Ma, ancora è materia di studio attuale. Tramite questo infatti oggi, abbiamo il genoma codificato e tutti i vari ritrovamenti medici.
-Che però, non da la risposta.
-Certo che per il momento non la dà. Sono lì a studiarsi la cosa proprio per questo. E chissà quante cose ancora si possono scoprire e che porteranno beneficio. Si chiama, progresso.
-Si ma nel nostro caso, uno deve insistere finché la mente s'arrende al fatto che non sa spiegarlo.
-Ma scusa, questo è implicito già nella domanda. Se si avesse la risposta non ci sarebbe la ricerca. Si utilizzerebbe la conoscenza acquisita e basta.
-Qui sta il punto, non si tratta di dimostrare niente, si tratta solo di raggiungere il punto in cui la mente, sta lì e non fa più nulla. Solo si può osservare e basta.
-Mi pare che non ci siamo. Gli scienziati per scoprire qualcosa, fanno proprio esperimenti atti alle osservazioni. Senza metterci la logica. Quella arriva dopo, analizzando i dati dell'esperimento. Quando alla fine hanno capito il processo, enunciano la teoria ed in base questa, eseguono ulteriori esperimenti per definirne i contorni in modo che siano reali, concreti e riproducibili.
-Sì! Solo che in questo caso il fine è diverso. Ci basta solo la mente silenziosa, non la risposta. Scusa, non sto cercando di convincerti in qualche pratica oscura, ti sto dicendo cosa ho fatto e cosa ho osservato. Non ho esempi che possano spiegare bene cosa intendesse lo psichiatra. Ricordi? Me li hai chiesti tu per spiegare cosa significasse la sua analisi. Io posso ipotizzare, ma non sono lui e sinceramente mi bastò che la sua diagnosi dicesse che il fenomeno era noto.
-Ah... Ok.
-Passai un brutto periodo. Nel quale mi ritrovai a lottare con i miei pensieri, scacciandoli e voler rivedere le cose normalmente, come sempre.
-Quindi mi dici che il tutto si può solo ricondurre a queste riflessioni, e che la mente gioca brutti scherzi?
-Non lo so. Ad oggi non posso dire di sapere esattamente perchè ebbi quell'esperienze, e nemmeno saprei dire se erano reali, dato che ho appreso a non fidarmi della mente. Se la lasci fare ti fa credere mille e una cosa. Posso solo dire che molte di quelle cose viste, erano in armonia con la vita normale. Sembrava come che le leggi di questa dimensione, siano amalgamate con quella, e che permettessero incredibilmente, vite parallele coesistenti.

Fin qui l'incontro. Naturalmente ho tagliato molta parte del dialogo che protrattosi per parecchio, non poteva essere racchiuso tutto nell'articolo. C'erano parti di vita comune, conversazioni sull'attività svolta, ecc. Ne ho riportata solo la parte inerente all'argomento trattato.

giovedì 4 giugno 2009

Superattivare il cervello

Oggi i tappi nelle orecchie, domani il laser. Come aiutare il cervello a rimanere assorto
di JOHN TIERNEY

Si può impazzire cercando di continuare a svolgere più mansioni insieme. O si può ammettere che le capacità cerebrali che abbiamo per elaborare le informazioni sono limitate, e accentuarne l'aspetto positivo, raggiungendo le soddisfazioni di quella che Winifred Gallagher, autrice di una guida sulla scienza della concentrazione, chiama "una vita concentrata".

Quando accade qualcosa di interessante, ciò tende ad avere la meglio sull'attenzione del cervello, anche se quell'involontario impulso dal basso può essere volontariamente superato da un processo dall'alto che Robert Desimone, direttore del McGovern Institute for Brain Research all'Mit, definisce "concorrenza innata".

Desimone e i suoi colleghi hanno scoperto che i neuroni della corteccia prefrontale - il centro di programmazione del cervello - iniziano a oscillare all'unisono e inviano segnali che impongono alla corteccia visiva di prestare attenzione ad altro. Queste oscillazioni (onde gamma) sono create dall'accensione e dallo spegnimento in contemporanea dei neuroni.

Entrambi questi segnali, però, incontrano difficoltà nel loro percorso se l'ambiente è molto rumoroso. Ora si inizia a riflettere sulle possibili terapie per rafforzare l'attenzione. Sul numero in edicola di Nature, alcuni ricercatori dell'Mit, di Penn e Stanford illustrano in un articolo in che modo hanno indotto queste onde gamma nei topi utilizzando fasci di luci laser con sottili fibre ottiche direttamente all'interno di neuroni geneticamente modificati. Su Neuron, poi, Desimone ha riferito i progressi ottenuti utilizzando queste tecniche "optogenetiche" nelle scimmie.

Un giorno potrebbe essere possibile migliorare la concentrazione con pulsazioni luminose sincronizzate inviate direttamente ai neuroni. Sfruttando una luce a onde corte, l'utente potrebbe indossare un piccolo dispositivo wireless controllato a distanza. In un futuro più vicino, comunque, i neuroscienziati potranno aiutare a concentrarsi di più osservando l'attività cerebrale e dando dei biofeedback.

I ricercatori hanno già osservato livelli più alti di sincronia cerebrale in chi è abituato a praticare con regolarità la meditazione.
Compreso quanto sia difficile per il cervello non prestare attenzione ai suoni, Gallagher si porta sempre dietro dei normali tappi per le orecchie.

E raccomanda di iniziare la giornata lavorativa concentrandosi per un'ora e mezzo sugli impegni più importanti: a quel punto la corteccia prefrontale avrà bisogno di rilassarsi: è il momento buono per rispondere alle mail, fare telefonate, bere caffè (la caffeina aiuta la concentrazione), prima di tornare a concentrarsi su altro.

Dopo un'interruzione possono occorrere anche 20 minuti prima che il cervello torni a concentrarsi a pieno regime. "Il multitasking è una leggenda - spiega l'autrice del manuale - il meccanismo dell'attenzione è fortemente selettivo: o si fa una cosa o un'altra".

"L'attenzione - dice Gallagher - è una risorsa limitata, proprio come i soldi. Occorre scegliere dunque se investire le proprie risorse cognitive usando di continuo Twitter, navigando su Internet o standosene a guardare la televisione. In ogni istante si deve scegliere e le nostre scelte determinano la nostra esperienza".
c.2009 New York Times
News Service

venerdì 22 maggio 2009

Al di là della luce


Avete mai pensato di viaggiare a bordo dell’Enterprise alla velocità della luce? O addirittura di superarla? Il vostro sogno potrebbe diventare realtà. Mentre cresce la febbre per l’uscita al cinema dell'undicesimo film della saga di Star Trek, due scienziati americani stanno studiando una nuova possibilità per raggiungere la «propulsione a curvatura». E per il momento non avrebbero trovato alcun impedimento che vada a scontrarsi con le leggi della fisica.

PROPULSIONE A CURVATURA - Per chi non fosse un seguace della celebre saga televisiva e cinematografica, la velocità di curvatura consente ai terrestri protagonisti della storica serie tv degli anni Sessanta di creare le premesse per il primo contatto con i vulcaniani, la specie del celeberrimo Spock, già in possesso della tecnologia e che, per prassi, instaura rapporti esclusivamente con civiltà che ne sono giunte a conoscenza. Un motore a curvatura, in termini semplici, avrebbe un effetto simile a quello di un elastico, contraendo lo spazio davanti alla navicella e dilatando quello retrostante.

LO STUDIO - Secondo quanto riportato dal sito statunitense Science Daily , due fisici americani sarebbero al lavoro per realizzare questa spinta fantascientifica nel mondo del reale. Gerald Cleaver e Richard Obousy, infatti, sono convinti che manipolando una porzione di spazio attraverso un’ingente concentrazione di energia si potrebbe arrivare alla creazione di una «bolla» in grado di spingere l’astronave a una velocità ben superiore rispetto a quella della luce. Un effetto del tutto simile a quello derivante dal cavalcare un’onda. Presupposto necessario agli studi dei due scienziati è la M-theory , un recente sviluppo della Teoria delle stringhe che aumenta le dimensioni dell’universo a undici. Sarebbe, infatti, proprio attraverso l’intervento in questa undicesima dimensione che si creerebbe l’energia necessaria a questa super propulsione, nello stesso modo in cui potrebbe essersi espanso l’universo dopo il Big Bang.

FUTURO LONTANO - La Teoria della relatività di Einstein non esclude la possibilità di superare la velocità della luce, ma asserisce che per farlo sarebbe necessaria una quantità di energia infinita. Quantità che invece Cleaver e Obousy hanno ricalcolato e che risulterebbe pari "soltanto" all’intera massa di Giove. Il viaggio interstellare alla ricerca di nuovi mondi e nuove civiltà potrebbe diventare qualcosa di più di un semplice espediente cinematografico, anche se probabilmente passerà molto tempo prima che si riesca a creare la tecnologia in grado di sfruttare questo tipo di energia.

sabato 18 aprile 2009

Il "futuro" secondo la NASA

E’ quasi agghiacciante il servizio su La Stampa (29 marzo 2009) che riporta le previsioni scientifiche della Nasa su quanto ci accadrà nel non lontano 2012. Una catastrofe elettromagnetica colpirà la terra con una colossale bolla di plasma (particelle ad alta energia) che si staccherà dal nostro amato sole e saranno davvero guai per tutti. Non è tanto da ridere, sebbene sono anni che questo 2012 previsto da tanti astronomi e dal calendario Maya, oltre che da tanti “veggenti” cristiani, come l’anno della fine del nostro pianeta, suscita- a volte- preoccupazioni e paure.

Non sorridete. Il web pullula di blog e milioni di persone sono terrorizzate. La paura della fine del mondo è sempre in agguato, i profeti di sventure non sono mai mancati e neppure gli ingenui che abboccano. La scienza stessa oggi fatica a distinguersi dalla pseudo- scienza e, con l’aiuto di un giornalismo superficiale, si moltiplicano le catastrofi ipotizzabili sulla base di dati mal compresi. Per esempio, il terrore per l’Anno Mille è una invenzione dei posteri: all’epoca nessuno sapeva in quale anno si vivesse. Molti altri allarmi però sono storicamente documentati: ce ne furono più di cento a cominciare da quello che lanciò nel 992 Bernardo di Turingia. Una caratteristica delle Cassandre è la precisione con cui l’apocalisse viene prevista. Il matematico tedesco Michael Stifel l’annunciò per le 8 di mattina del 18 ottobre 1533, il fanatico religioso William Bell puntò sul 5 aprile 1761. Il primo rischiò il linciaggio, il secondo finì in manicomio. Per caso oggi c’è più tolleranza.

Innumerevoli sono le apocalissi previste dai Testimoni di Geova e dai Mormoni. Il sismologo Alberto Porta la calcolò per il 1919, il medico Elio Bianco per il 14 luglio 1960. Nel 1980 Jenser e Gaines, capi di una setta americana, convinsero centinaia di seguaci a chiudersi in un loro bunker ad attendere il giudizio universale. Nel 1992 il reverendo Lee Jang Lim coinvolse 150 mila fedeli coreani nell’isteria della fine del mondo e li truffò per un totale di 4 milioni di dollari (però finì in galera).

Al momento la fine del mondo più prossima è attesa per il 21 dicembre del 2012. La data discende da calcoli fatti sul calendario Maya, la catastrofe si verificherebbe per un cambiamento dell’inclinazione dell’asse della Terra rispetto al piano dell’orbita. Un argomento retto dai sostenitori dell’apocalisse Maya è che il campo magnetico della Terra è in graduale diminuzione. Cosa effettiva, ma è anche certo che nelle ere geologiche il campo magnetico si è invertito molte volte, l’ultima 700 mila anni fa.

Più fondato è l’allarme per l’asteroide 99942 Apophis(il nome di un dio egizio della distruzione), un corpo roccioso dal diametro di 320 metri che incrocia l’orbita della Terra. Scoperto il 19 giugno 2004, Apophis passerà molto vicino al nostro pianeta il 13 aprile 2029 (un venerdì) e nel 2036, quando si troverà ad appena 36 mila chilometri da noi, la distanza dei satelliti geostazionari. L’impatto sarebbe pari all’esplosione di 65 mila bombe nucleari come quella che distrusse Hiroshima. All’inizio la Nasa stimò la probabilità di collisione in 1 su 300. Effettivamente allarmante. Poi la faccenda si è ridimensionata grazie a dati più precisi e ora si parla di 1 su 45 mila. Ad ogni buon conto l’ex astronauta Rusty Schweickart progetta una task force per deviarlo.

L’anno 2000 con la sua cifra tonda ha alimentato soprattutto due paure: il collasso della civiltà per il «baco» dei computer in quanto i vecchi software, indicando la data con due sole cifre, davanti agli zeri sarebbero impazziti, e la catastrofe planetaria dovuta a un allineamento di cinque pianeti. Il “bug”o fu prevenuto e l’allineamento ovviamente non fece danni: i pianeti insieme esercitano un’attrazione che è meno di un millesimo di quella del Sole e della Luna.

Negli Anni 80 la fine del mondo da «inverno nucleare», fu molto pubblicizzata dal fisico Antonino Zichichi negli incontri del Centro Majorana di Erice. Gli strateghi architettavano un attacco nucleare globale e il cambiamento climatico avrebbe stroncato anche i pochi sopravvissuti nei rifugi.

Apocalissi biologiche si sono temute per le epidemie della malattia di «mucca pazza» e di aviaria. Sulla prima si è esagerato. Nel secondo caso il rischio non è da sottovalutare. Ma finora la peggior pandemia rimane quella della «spagnola» del 1919. Nonostante tutto, siamo ancora qui. E fidatevi: certamente ci saremo ancora dopo il 21 dicembre del 2012, perché l’uomo non può sapere né il giorno, né l’ora della vera apocalisse. Lo disse Gesù ai suoi spaventati interlocutori, Perché non fidarci ancora?

Però, voglio raccontarvi qualcosa di tutte le storie predette finora sulla nostra fine.
Cominciamo da:

Il ciclo solare
Inizia il ciclo solare numero 24 che dovrebbe avere il suo picco nel 2012, secondo il fisico solare David Hathaway del Marshall Space Flight Center.
I cicli solari sono undecennali e questo in corso è appunto iniziato nel 2001 e si prospetta come il più potente in assoluto.
Fin dai tempi di Galileo, da quando sono iniziate le osservazioni telescopiche del Sole, si è scoperta la correlazione tra l'aumento dell'attività solare, con effetti tangibili sul campo magnetico terrestre, e l'incremento delle macchie solari.
Ovviamente, 4 dei 5 cicli solari più violenti da quando questi vengono registrati ed osservati, si sono verificati negli ultimi cinquant'anni.
Gli scienziati non sanno spiegare tale fatto.
Recenti studi, tra cui quelli condotti da Cerruti della Cornwell University di New York, dimostrano chiaramente l'effetto disastroso dell'attività solare sulle trasmissioni radio, satellitari, GPS, con particolare rilievo negli ultimi anni.
Habibullo Abdussamatov, capo della sezione ricerche spaziali presso l’Osservatorio Astronomico Pulkovo di San Pietroburgo ha affermato che i dati raccolti su Marte dimostrano che il riscaldamento globale sulla Terra è direttamente legato ai cambiamenti che il nostro Sole sta subendo in questi anni. Infatti le calotte polari di anidride carbonica al Polo Sud di Marte da tre anni a questa parte si stanno assottigliando al pari dei nostri ghiacciai.
Ovviamente, la cosiddetta scienza ufficiale rigetta tale teoria. Appoggia in massa le affermazioni "scientificamente fondate" contenute nel documentario voluto da Al Gore. "Inconventient Truth".
Per adesso, basti considerare che la teoria del riscaldamento globale cagionato esclusivamente dall'attività umana e delle conseguenti severe misure planetarie da intraprendere sono funzionali al Consiglio Mondiale dei più potenti stati del pianeta.

Il calendario Maya
Secondo il calendario Maya, il termine ultimo del Quinto Sole avverrà il 4 Ahaw 3 Kankin (13.0.0.0.0), corrispondente alla data del calendario gregoriano 23 dicembre 2012.
Il Quinto Sole, Tonatiuh, è anche l'ultimo, è infatti detto il Sole del Movimento, poiché alla fine del ciclo ci sarà il movimento dell'asse terrestre che farà perire quasi tutta l'umanità.
Secondo gli studi di Glatzmaier e Roberts, l'inversione del campo magnetico terrestre si verificherà pressappoco in quella data e, nel momento in cui avverrà tale evento, i Poli si invertiranno. Ma prima, la Terra cesserà di ruotare. Alcune filosofie orientali come l’I Ching, Il Libro dei mutamenti cinese e la filosofia induista individuano nel 2012 la data finale e lo stesso in credenze indigene.

Il Calendario a Lungo Termine
Tutto cominciò con una scoperta nota per decenni sulla cultura che inventò ciò che è noto come il Calendario a Lungo Termine. Sulla pianura del Chiapas, nel Messico, che costeggia il Pacifico, qualche miglia dal confine con il Guatemala, era collocato l’osservatorio astrologico della civiltà Izapa. Alcuni credono che gli Izapa siano stati la cultura di transizione fra la civiltà più antica degli Olmechi e gli emergenti Maya; altri credono che gli Izapa siano stati gli Olmechi.
Per quasi mille anni il Calendario a Lungo Termine veniva documentato dagli Izapa su monumenti e vasi di ceramica. La maggior parte delle date si riferisce a eventi locali, mondani, come l’incoronazione di un particolare re. Alcuni dei monumenti a Lungo Termine, però, si riferiscono ad eventi mitologici che erano avvenuti all’inizio della corrente “Era Mondiale” in cui viviamo e che presto avrà fine.

Cicli Cronologici
Gli studiosi hanno scoperto come il Calendario a Lungo Termine sia correlato con il nostro calendario Gregoriano , così sappiamo che il periodo leggendario dell’inizio della nostra Era Mondiale attuale - quando tutte le cifre vennero azzerate - avvenne l’11 agosto del 3114 a.C. Usando un sistema complesso di Baktun Maya (unità di misure cronologiche) possiamo calcolare quando il loro calendario raggiungerà un nuovo punto zero - essenzialmente ogni 13 Baktun (5125 anni) il Conteggio Lungo ritorna a zero - il tempo calcolato in cui finisce la nostra Era Mondiale attuale ed inizia un nuovo ciclo cronologico.

Creazione, Caduta e Resurrezione
Diversi monumenti sulla creazione descrivono eventi che ebbero luogo nel 3114 a.C. I testi che accompagnano questi monumenti sulla creazione dichiarano che “la creazione avviene nel Buco Nero”, al “bivio”, e che “l’immagine” comparirà nel cielo. I Maya adottarono il calendario degli Izapa, i miti della creazione e il metodo che conta i cicli cronologici.
La ricercatrice Linda Schele scrisse: “Mi resi conto che ogni immagine importante proveniente dal simbolismo cosmico Maya era probabilmente una cartina del cielo... Gli schemi nella Via Lattea e nelle costellazioni erano direttamente connessi con la visione sulla creazione.” La sua intuizione ha aperto la porta alla comprensione della cosmologia e della profezia dei Maya.

Per cogliere il messaggio dei Maya dobbiamo sapere qualcosa su come essi vedevano il cielo e come gli eventi nel cielo indicavano tempi di morte, rinascita e il passaggio del tempo per le anime che vivevano in questa galassia e in questo sistema solare.

La Via Lattea è la loro immagine più importante nel cielo. Come sappiamo, viviamo nelle parti periferiche della nostra galassia, e la Via Lattea è l’ammasso stellare denso che vediamo quando guardiamo verso il centro della nostra galassia. Essa ci appare come una lunga striscia di stelle nel cielo sopra di noi. Per i Maya, il sorgere, passare e scendere della Via Lattea nel cielo segnava dei punti principali nel ciclo del tempo. Inoltre, parti della Via Lattea e di altre stelle apprezzabili nel nostro cielo hanno un significato particolare nella nostra vita e nella storia dell’umanità e nei regni celesti, i regni degli dei.

Per i Maya, le caratteristiche più notevoli della Via Lattea e i cambiamenti nella sua posizione e forma durante la notte rivelano la nostra origine, il nostro passaggio e destino. Esse sono l’Albero della Vita, il Coccodrillo Celestiale che rosicchia l’Albero della Vita; la Canoa Cosmica degli “dei Rematori” che insegue il Coccodrillo; il “cielo sdraiato” o Posto del Sogno Nero, e sette stelle nell’Orsa Maggiore che rappresentano gli egocentrici Sette Macao che tentarono di prendere il posto del Sole.

Detto in modo semplificato, il passaggio del cielo racconta la storia del sorgere dell’Albero della Vita al tramonto, seguito dal sorgere dell’egoismo (come si vede nei Sette Macao) il quale porta con sé l’aumento di impulsi inferiori pericolosi che avanzano strisciando (come il serpente maledetto nel Giardino dell’Eden) e attaccano la nascita della vita. Ma questi vengono scacciati dagli dei Rematori, e alla fine l’Albero della Vita rinasce e sorge di nuovo poco prima dell’alba - la storia completa di nascita, caduta e resurrezione della vita.

Rinascita nel 2012

L’11 agosto 3114 a.C. ebbe inizio una nuova Era Solare, e rinacque il Signore del Sole. Divinità come Signori della Creazione vengono spesso descritti nell’atto di essere presenti alla rinascita del mondo, compresa quella chiamata Bolon Yokte K’u la quale è intimamente connessa con guerra, conflitti e gli Inferi. Malgrado queste relazioni, Bolon Yokte è un dio spesso presente durante avvenimenti di creazione. Egli viene dipinto su un oggetto di ceramica chiamato Vaso dei Sette Signori il quale contiene la data 3114 a.C., l’inizio del nostro attuale ciclo di 13 Baktun. La data che ci interessa, è l’inizio nel prossimo ciclo di 13 Baktun che avrà luogo il 21 dicembre 2012, la fine del calendario Maya. Una traduzione recente di un testo da Tortuguero, un sito classico dei Maya a nord di Palenque, esplicitamente indica la data del 21 dicembre 2012. Tradotta dall’epigrafista David Stuart, la parte leggibile del testo è: “Alla fine di 13 Baktun, il 4 Ahau 3 Kankin, 13.0.0.0.0, qualcosa avviene quando Bolon Yokte discende.” Il glifo per il verbo che descrive che cosa succede è cancellato, così è stato sostituito con la parola qualcosa, ma è stato rappresentato il signore della creazione Bolon Yokte, e questo significa che il 2012 è stato considerato dai Maya come una creazione o ricreazione del mondo, forse durante un periodo di guerra, conflitto e dominio degli Inferi e dei Signori degli Inferi.

Così la fine del Calendario dei Maya è semplicemente la fine dell’attuale Era Mondiale. E, cosa importante per noi, essa segna semplicemente l’inizio del prossimo ciclo di rinascita, rinnovamento.

Sugli artefatti archeologici di Izapa non ci sono segni o dichiarazioni particolari riguardo all’anno 2012, ma a Izapa ci sono innumerevoli immagini che dipingono un allineamento celeste raro che comparirà nei cieli negli anni intorno al 2012. Questo allineamento galattico segna la rinascita del solstizio di dicembre e la rinascita del Signore del Sole sui tentativi dei Sette Macao di sostituirlo. Il Signore del Sole sorge attraverso la Crepa Scura nella Via Lattea, collocata fra Sagittario e Scorpione. Nelle illustrazioni Maya, Scorpione viene dipinto vicino alla base dell’Albero della Vita. Le anime sulla Terra sperimentano un cambiamento delle stagioni galattiche, uno spostamento del ciclo temporale celestiale, con il nostro Sole che entra nella rinascita al “Buco nero” alla base celestiale dell’Albero della Vita (una collocazione nella grande Via Lattea). Il 21 dicembre 2012 segna la fine di questa era di 5125 anni in cui siamo vissuti e l’inizio di una Nuova Era della Terra.

Secondo certi studiosi, in un ciclo cronologico precedente, l’umanità aveva un livello di coscienza e un rapporto con le Forze Creatrici che ci permettevano di vivere sulla Terra e oltre su livelli superiori di attività materiale, mentale e spirituale. Sfortunatamente abbiamo usato male questa coscienza e il potere che venivano in seguito al rapporto stretto con le Forze. Questo uso sbagliato portò con sé la distruzione delle nostre grandi culture e un lungo viaggio karmico dell’anima attraverso dolore e confusione che derivavano dal nostro egoismo e dall’uso egocentrico esclusivo della nostra volontà senza riguardo della volontà del Creatore e degli altri. Ora che i cicli stanno di nuovo tornando, ci stiamo avvicinando ad un periodo in cui il livello di coscienza e di rapporto con le Forze Creatrici ci permetteranno di nuovo di riacquistare questi poteri. Come li useremo questa volta?

Prima di disperare che l’umanità li userà di nuovo in modo sbagliato, ricordiamo che molte, molte anime e persino il Logos, il Verbo, sono venuti e continuano a venire nella materialità per aiutare a preparare la via per questa rinascita. Sopravalutiamo il potere del mondo e i suoi leader. Le forze invisibili, celesti, hanno un potere più grande e supereranno l’oscurità e l’egoismo del mondo, irrompendo con una luce che trasformerà questo regno per mille anni, quando ogni male e ogni tentazione saranno legati, e regnerà un’era dorata. Il libro biblico dell’Apocalisse ci munisce questa profezia: “Vidi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’Abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico - cioè il diavolo, satana - che inganna tutta la Terra abitata, e lo incatenò per mille anni.” (Ap 20,2)

Il 2012 è l’inizio del compimento di queste profezie dell’Apocalisse, o solo un altro passo nel lungo viaggio verso tale compimento?

I Maya, i quali avevano costruito la loro vita sullo studio del tempo e dei cicli vitali, avevano elaborato 17 calendari, tra cui il calendario più lungo, il Winaq May Kin, che copre approssimativamente 5200 anni Maya di 360 e 5125 nostri anni di 365 giorni, finisce proprio nel 2012 esattamente il 21/12/12 alle 11.11 (tempo universale coordinato), considerando che i Maya erano abili esperti nel calcolare i cicli della vita, dei pianeti di tutto il sistema solare con estrema precisione, la cosa fa riflettere. O no?

Le “previsioni” secondo santi e “veggenti” della Chiesa cattolica.

I tre giorni di buio a cui allude l'Apocalisse potrebbero essere la conseguenza di tale evento.

"La morte degli impenitenti persecutori della Chiesa avverrà durante i tre giorni di buio. Colui che sopravviverà ai tre giorni di tenebra e di pianto, apparirà a se stesso come l’unico sopravvivente sulla terra, perché di fatto il mondo sarà coperto di cadaveri". (San Gaspare del Bufalo, XIX secolo).

"La Santa Vergine ha detto che la terra andrà fuori della sua orbita per tre giorni..." (La veggente Patricia Talbot).

"...Dio manderà due castighi: uno sarà sotto forma di guerre, rivoluzioni e altri mali; avrà origine sulla terra. L'altro sarà mandato dal Cielo. Verrà sopra la terra l'oscurità immensa che durerà tre giorni e tre notti. Nulla sarà visibile e l'aria sarà nociva e pestilenziale e recherà danno, sebbene non esclusivamente ai nemici della Religione. Durante questi tre giorni la luce artificiale sarà impossibile; arderanno soltanto le candele benedette" (Beata Anna Maria Tatei, XIX secolo).

Un’interpretazione della Bibbia predice che la Terra sarà annientata nel 2012… (Ezechiele 37:21,22)

Inoltre basi scientifiche sul 2012 parlano di un anno, se non di un periodo, di totale cambiamento:

- Dal 2003 il sole si è comportato in modo più tumultuoso che in qualsiasi altra epoca successiva al rapido riscaldamento globale che accompagnò la fine dell’ultima glaciazione (11.000 anni fa) e raggiungerà il prossimo picco proprio nel 2012.

- Il campo magnetico terrestre ha cominciato ad indebolirsi e potrebbe essere in corso una migrazione dei poli magnetici mentre i poli nord e sud si invertono di posizione.

- Alcuni geofisici russi credono che il sistema solare sia entrato in una nube interstellare di energia, questa nube con la sua energia destabilizza il sole e tutte le atmosfere dei pianeti, l’incontro con la terra viene collocato tra il 2010 e il 2020.

- Il supervulcano Yellowstone che erutta in modo catastrofico con un intervallo di 600.000-700.000 anni, si sta preparando a farlo.

Certo, non crediamo ad un’Apocalisse, ma tutte queste cose sono troppe per definirsi coincidenze o leggende…

Così è, se vi pare!
Maria De Falco Marotta

venerdì 28 novembre 2008

Dimensioni

Il cosmo potrebbe essere molto più vasto di quello che pensiamo. Secondo alcune teorie moderne, infatti, oltre allo spazio tridimensionale che costituisce il nostro mondo, potrebbero esistere dimensioni aggiuntive, invisibili, che conterrebbero il nostro mondo così come un libro illustrato contiene una singola pagina e che potrebbero contenere anche altri mondi diversi dal nostro.

Dallo spazio all'iperspazio
Il mondo nel quale viviamo, e del quale abbiamo esperienza diretta, è un mondo tridimensionale. Che cosa vuol dire? Che per raggiungere ogni suo punto è sufficiente muoversi in tre direzioni diverse: avanti o indietro, su o giù, destra o sinistra. Queste tre direzioni, inoltre, sono indipendenti: se ne fissiamo due a caso (per esempio avanti-indietro e destra-sinistra) non possiamo muoverci anche nella terza (non possiamo andare su o giù).
Tutto ciò lo sapevano anche gli antichi greci. Euclide, per esempio, definì i concetti di punto (oggetto senza dimensioni), linea (una dimensione), piano (due dimensioni) e spazio (tre dimensioni). Nei secoli successivi, si è poi capito che, almeno da un punto di vista matematico, è possibile concepire un iperspazio più vasto, costituito cioè da più di tre dimensioni.
Visualizzare uno spazio diverso da quello tridimensionale a noi noto, però, non è facile e, per familiarizzare un po' con questi concetti, è quindi istruttivo aprire una parentesi e immaginare d'incontrare un ipotetico essere dotato di un numero diverso di dimensioni.

Un amico piatto...

Immaginiamo, per esempio, un amico bidimensionale che viva all'interno di un universo piatto come un foglio. Questo essere non potrebbe vederci, perché il nostro corpo si estenderebbe su una dimensione in più rispetto alla sua. Al massimo, potrebbe vedere una sezione del nostro corpo che attraversi il suo universo.
Comunicare con lui non sarebbe facile, perché i nostri sistemi di comunicazione come la voce si basano su segnali che si propagano su tutto lo spazio, mentre i sistemi di comunicazione del nostro amico non potrebbero uscire dal suo mondo schiacciato.
Noi potremmo vedere tutto ciò che egli fa, ma il nostro amico non avrebbe idea di come siamo fatti noi, e di come ci comportiamo, nella terza dimensione. I nostri comportamenti, perciò, gli parrebbero incomprensibili e miracolosi.

Così vicini, così lontani
Potremmo stare vicinissimi a lui, e non se ne accorgerebbe. Oppure potremmo entrare in luoghi che per lui sono blindati o inaccessibili, come una cassaforte: una cassaforte bidimensionale, infatti, sarebbe come una linea chiusa disegnata sul foglio e noi potremmo entrarci, per così dire, attraverso la terza dimensione, semplicemente puntando il dito all'interno.
Dal punto di vista del nostro amico bidimensionale, potremmo perfino sdoppiarci e apparire contemporaneamente in posti diversi. Non sarebbe una magia: basta ricordare che gli esseri piatti potrebbero vedere solamente una nostra sezione, per esempio, e allora basterebbe che il loro mondo piatto attraversasse le nostre gambe, perché il nostro amico avesse l'impressione di vederci sdoppiati. Egli, infatti, non potrebbe vedere al di là delle due sezioni distinte delle nostre gambe.
Rispetto a noi, insomma, l'amico piatto vivrebbe in una realtà molto limitata, in condizioni tali da non poter percepire il mondo tridimensionale che gli è intorno e da non potersi fare un'idea ben precisa di come siamo fatti noi. Potrebbero perfino esistere altri mondi piatti vicini al suo, tanti mondi paralleli, dei quali ignorerebbe totalmente l'esistenza.

... E un iperamico magico
Se, però, invece di un amico piatto avessimo un amico quadridimensionale, ci troveremmo in una situazione esattamente opposta: sarebbe lui a vedere noi nella nostra interezza, mentre noi non potremmo percepire che una sezione di lui.
E allora, in maniera perfettamente analoga all'esempio precedente, il nostro iperamico avrebbe proprietà per noi miracolose: potrebbe entrare facilmente in posti per noi irraggiungibili (casseforti, bunker nucleari e così via), potrebbe stare vicinissimo a noi senza che noi ce ne accorgiamo e potrebbe, infine, apparirci contemporaneamente in più posti diversi.
Analogamente all'esempio precedente, ancora, potrebbero esistere - accanto a noi nella quarta dimensione -
altri universi, anche vicinissimi al nostro e magari popolati da persone come noi o esseri che considereremmo mostruosi, ma che non potremmo in alcun modo percepire. Il nostro iperamico li vedrebbe benissimo, e per lui tutti questi mondi paralleli sarebbero come tante pagine tridimensionali di un libro a quattro dimensioni.

Nello spazio-tempo quadridimensionale
Tutti questi esempi non hanno nulla a che fare con la realtà, ma hanno soltanto lo scopo di mettere in evidenza alcuni aspetti che bisogna tenere in considerazione quando si ha a che fare con un numero di dimensioni maggiore di tre.
Il primo scienziato che ci ha abituato a considerare una realtà fisica quadridimensionale difficile da visualizzare è stato Albert Einstein. La teoria della relatività, infatti, si basa sull'esistenza di uno spazio-tempo quadridimensionale, nel quale le coordinate spaziali e temporali si “mischiano” tra loro: osservatori diversi, in genere, misurano intervalli spaziali e temporali diversi, e può perfino accadere che due eventi simultanei in un sistema di riferimento (separati, cioè, soltanto da una distanza spaziale) non siano simultanei in un altro sistema di riferimento (nel quale sono separati da una distanza spaziale e da una “distanza” temporale, cioè da un intervallo di tempo).


Legati a doppio filo
Non è qui possibile spiegare adeguatamente che cosa sia lo spazio-tempo relativistico, ma è comunque significativo ricordare le celebri parole del matematico russo Hermann Minkowski, che contribuì alla formulazione matematica della relatività ristretta: «D'ora in avanti, lo spazio e il tempo in quanto tali sono destinati a svanire come semplici ombre e soltanto una sorta di unione dei due continuerà ad avere una realtà indipendente».
Spazio e tempo, insomma, non sono due concetti indipendenti, ma due aspetti di una realtà più ampia: lo spazio-tempo quadridimensionale.
Lo spazio-tempo della relatività non è una pura e semplice estensione dello spazio da tre a quattro dimensioni. C'è, infatti, una differenza nel calcolo delle distanze: nello spazio-tempo le distanze si misurano con un metodo diverso dal teorema di Pitagora (o, meglio, dalla generalizzazione più diretta del teorema di Pitagora in quattro dimensioni).


Viaggi nello spazio e nel tempo

Lo spazio-tempo che emerge dalla teoria della relatività di Einstein può addirittura curvarsi, in presenza di gravità. Che cosa vuol dire questa affermazione? Che la materia induce una curvatura nella metrica dello spazio-tempo. Un esempio che si fa comunemente per spiegare questo fenomeno è il seguente: si può rappresentare la struttura dello spazio tempo senza materia e senza gravità come un telo elastico teso. Se, però, poggiassimo una biglia sul telo, vedremmo che il telo si deforma. Allo stesso modo, in prossimità di una stella si deforma la struttura dello spazio-tempo.

Nello stesso esempio, oltretutto, la sferetta che piega il telo genera anche una forza. Se un'altra sferetta più piccola si trovasse vicino a lei, cadrebbe fino a toccarla. Allo stesso modo, lo spazio-tempo deformato da una stella genera una forza: la forza di gravità. Un qualsiasi oggetto che si trovi in prossimità della stella, infatti, è attratto dalla sua forza gravitazionale e tende a “cadere” sopra di essa. La gravità, insomma, nella relatività generale, ha un'origine geometrica: è un effetto della curvatura dello spazio-tempo prodotta dalla materia.

Mondi bizzarri
Uno spazio tridimensionale curvo, tra l'altro, si può rappresentare come uno spazio curvo immerso in uno spazio “piatto” a quattro dimensioni, mentre uno spazio-tempo curvo corrisponde a uno spazio quadridimensionale immerso in uno “spazio piatto” a cinque dimensioni. Tutto ciò non aggiunge dimensioni alla nostra realtà, ma ci proietta in uno spazio matematico astratto, fatto di un numero di dimensioni più elevato, fino a un massimo di cinque.
In uno spazio-tempo siffatto, e in presenza di campi gravitazionali così intensi da produrre significanti curvature, si possono ottenere situazioni molto bizzarre. Si possono concepire distorsioni tali da consentire il viaggio nel passato; oppure stelle così compatte, come i buchi neri, che curvano lo spazio fino a produrre una singolarità, cioè un punto con curvatura infinita come la punta di uno spillo; oppure cunicoli spazio-temporali (i cosiddetti wormhole) che collegano punti distanti nello spazio e nel tempo. Oppure, infine, punti di contatto con altri universi che sarebbero altrimenti completamente scollegati dal nostro.

Einstein incredulo
La teoria della relatività, in ogni caso, anche se sconvolge le tradizionali cognizioni di spazio e di tempo, non introduce veramente dimensioni spaziali aggiuntive negli schemi teorici. Introduce, al più, il concetto che lo spazio (e anche lo spazio-tempo) si può curvare.
Nel 1919, però, il fisico Theodor Kaluza (1885-1954) andò oltre questa visione e cercò di ampliare la teoria della relatività di Einstein, ipotizzando l'esistenza di una quarta dimensione spaziale arrotolata su sé stessa. Perché arrivò a quest'ipotesi? Lo fece nel tentativo di formulare una “teoria del tutto”, capace cioè di dare una descrizione geometrica a tutta la realtà, generalizzando perfino la relatività generale di Einstein (che dà una spiegazione geometrica soltanto alla gravità).

Dimensioni arrotolate
L'ipotesi di Kaluza era che esistesse una dimensione spaziale aggiuntiva e invisibile, arrotolata su se stessa, e che la carica elettrica di un oggetto corrispondesse a vibrazioni attorno alla dimensione nascosta. La carica dell'elettrone, in questo contesto, corrisponderebbe alla vibrazione con la frequenza minima possibile, così come anche una corda di violino ha una frequenza minima di vibrazione e tutte le altre frequenze possibili sono multipli della frequenza fondamentale.
Kaluza, che era uno scienziato giovane e poco conosciuto, inviò i suoi studi ad Albert Einstein affinché questi lo appoggiasse nella pubblicazione. Einstein, però, ci mise circa un paio d'anni prima di convincersi ad appoggiare ufficialmente il lavoro, che fu infine pubblicato.


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