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lunedì 26 aprile 2010

Nagra 3; manca poco al crack

Secondo un'informazione diffusa dalla Comunità Underground in Germania, la Dionysos-Card potrebbe essere la scheda che a breve sopporterà l'emulazione di NAGRA 3. A quanto pare si tratta di una scheda con SO basato su RSA.

Questi tipi di schede sono state ampiamente usate in passato con le codifiche Nagra2 o Nagra. Stando all'informazione il modello del SO è stato creato dall'hacker chiamato paytv23. A quanto sembra l'hack del sistema Nagra 3, è nato da una vulnerabilità della scheda N3 S02.

Questa volta si parla di un'emulazione N3 puro. Nella notizia si menziona a Duolabs, che sta lavorando in un nuovo processore DTME, capace di decifrare a quanto pare, algoritmi complessi e sofisticati ma non relazionati con N3 in nessun momento. Si parla che il nuovo processore sarà il cuore di un Qbox futuro. Ad ogni modo, la notizia potrebbe passare come un semplice "rumor" fino a che non si dimostri il contrario.

Comunque, non esiste nessuna foto della scheda, né archivio o loader.

Se la cosa si dimostrasse fondata, dopo un breve periodo nel quale i "pirati satellitari" tramite la nuova scheda, avrebbero accesso alle pay Tv, riempiendo Internet con i suoi contenuti e costruendosi aggeggi per la vendita del hack box, si passerà a nuovo sistema, con ulteriori cambi di decoder attuali e ulteriori restrizioni ai pacchetti in vendita con lievitazione dei prezzi. Come è sempre accaduto in passato.

Viene da pensare che questi hack, siano indotti dalle stesse multi del settore, che a seguito di una lieve e momentanea perdita (chi pirata, non paga comunque una cippa né prima né dopo), trovano favorevole l'inserimento di una back door nel loro sistema al fine di accalappiare il nuovo cliente nella rete, una volta "drogato" dal servizio e che non può fare a meno una volta ristabilizzato con codici sicuri.

giovedì 29 ottobre 2009

DTT, problemi nuovi di vecchia data.

Del digitale terrestre se n'è parlato già in svariate occasioni e del resto, chiunque faccia un giro sul web, può trovare a iosa notizie e spiegazioni più o meno tecniche ma non solo, sull'argomento.

In Italia si è cercato di far passare questa tecnologia, come obsoleta e piena di problemi, arrivando al punto di dire che in altri paesi europei è stata posta di lato preferendo magari, un IPTV che viene trasmessa via Internet.

Vivendo all'estero e avendo modo di viaggiare, vi posso assicurare che non corriponde alla realtà.

Il digitale terrestre presenta molte caratteristiche tecniche interessanti per i fornitori audiovisivi, che solo perifericamente toccano la qualità del segnale. Cosa che invece, viene spacciata agli utenti finali come il non plus ultra della tecnologia per visionare quanto trasmesso. Ne sanno qualcosa tutti i vari utilizzatori costretti anche a loro malgrado, al cambio del sistema, il famoso oramai, "Switch off".

Uno dei motivi appetibili del sistema digitale, è che si possono trasmettere più informazioni sulla stessa banda di frequenza. Infatti, invece di trasmettere segnali che portano solo il contenuto audio/video e poi riconvertiti analogicamente nell'apparecchio ricevente, si trasmette un segnale dati, ovvero composto da tanti 0 e 1 per capirsi, che per sua natura può essere formato da una mole d'informazioni molto maggiore.

Per arrivare a questo risultato si sono sviluppati sistemi sempre più sofisticati con modelli matematici più o meno complessi, atti alla compressione del flusso dati. Flusso che come in un normale elaboratore, viene poi decodificato fornendo tutti i vari algoritmi atti a permettere la visione, ascolto o utilizzo del servizio contenuto all'interno.

Il sistema ha senza dubbio, la capacità di portare un segnale audiovisivo, ben al di sopra delle possibilità analogiche usate fino a poco fa ed ancora in auge in alcune regioni fintanto non ci sia il passaggio definitivo.

Storicamente, il problema per la corretta trasmissione del segnale digitale e quindi il suo ritardo, si può riassumere alle varie interferenze, echi, che s'accumulano nel percorso fra antenna trasmittente a quella ricevente.

Mentre nell'analogico l'arrivo del segnale caricato da elementi esterni dava solo il risultato di un'immagine sdoppiata, oppure con l'effetto neve per bassa ricezione, dovuto al fatto che l'apparecchio ricevente non doveva decodifcare, ma solamente convertire i vari impulsi in luci e suoni, il sistema digitale deve avere per forza della sua natura, un flusso continuo di dati da elaborare. L'arrivo simultaneo d'informazioni non concordi, porta alla mancata codifica e quindi visione di quanto trasmesso, con schermo nero o alla meglio, quadrettoni e blocchi d'immagine. Basta un edificio che si contrapponga nella linea di trasmissione o un ostacolo temporaneo che sia, per dar luogo al fenomeno di echi che sovrapponendosi fra loro, generano il problema. Per ovviare al fenomeno, si sono studiati e testati, algoritmi capaci di filtrare dati erronei e ricostruire digitalmente il segnale originario.

Ma proprio perché la natura del segnale digitale, permette anche l'invio di informazioni aggiunte, come possono essere quello di un programma per computer semplificando, sono nati i servizi a valore aggiunto o, per gli utenti finali, interattivi.

Questo è il core business del sistema! Si può abbinare al segnale audiovisivo, codici che ne regolano l'uso. Il decoder opportunamente programmato, abilita o blocca quanto non conforme al servizio trasmesso. L'appetitosa torta delle "Pay Tv".

Spesso il sistema per funzionare necessita di una connessione telefonica, dove i codici di controllo vengono trasmessi attraverso il filo e possono essere portanti di dati necessari a transazioni bancarie, richieste di situazioni fiscali e altro. Si possono scalare i vari crediti comprati per vedere una partita di calcio, un evento musicale o film, dalla scheda che va abbinata al decoder. Sistema noto ai vari utenti e che ultimamente vengono via via offerti attraverso la pubblicità.

La nascita di "TivùSat", segue passo passo tutto il mercato che s'apre col sistema digitale. Nuovi decoder, nuovi televisori, nuove offerte commerciali. Una parte del sistema è lasciata "libera" e viene catalogata come Tv generalista, ma come si può facilmente notare, non presenta più la qualità di spettacolo alla quale anticamente eravamo abituati. Sempre più programmazione di basso profilo, sempre più pause pubblicitarie e intrattenimenti che hanno già anni alle spalle. Tutto quanto possa avere un valore come contenuti, viene deviato verso i sistemi a pagamento.

Non che questo sia delittuoso, un'impresa nasce per far profitto e senza questo, difficilmente può sopravvivere. Non si può far a meno di notare però, che l'avidità che sempre più contraddistingue le big del settore, sovraccaricano il sistema al punto che il risultato finale, è la bassa qualità. Gonfiare i servizi trasmessi per spremere quanto più possibile dalla banda di trasmissione, porta inevitabilmente al ridimensionamento dei vari canali associati con problemi che sono noti alla maggior parte degli utenti finali e che se ne può avere un'idea più ampia, cercando in rete.

Alcuni trovano conforto realizzando che se il sistema offre un pessimo spettacolo, ben venga il ritrovarsi con amici e optare per altre attività con cui impegnare il proprio tempo, altri seguono la via della protesta e altri ancora intrappolati dal sistema, acquistano sempre nuove tecnologie per stare al passo.

Finirà come ci dicevano i nostri padri? "Chi troppo vuole, nulla stringe."?

lunedì 5 ottobre 2009

Manovre satellitari di... marketing?

Dopo l'avvento della neonata TivùSat, ci sono stati molti aggiustamenti e correzioni su leggi, canali, frequenze e crittografie. Il tutto da l'idea che al posto di guida ci siano dei piloti poco esperti o che stiano provando la macchina in pista in attesa della corsa.

Come si sa, il sistema digitale televisivo, sta soppiantando poco a poco il vecchio analogico e sul territorio si opera a scaglioni lo "switch off" obbligando gli utenti a:
  1. Comperare un nuovo TV con annesso DTT e schedina.
  2. Fornirsi di nuovo ed ennesimo decoder con schedina.
Già il fatto che i termini per indicare cosa sta avvenendo non siano in lingua corrente ma presi a prestito da altro idioma, tanto che i correttori ortografici li segnalano come errori, indica che la maggior parte della popolazione non ha la più pallida idea di cosa stia succedendo. Persone che fino a ieri vedevano i loro programmi preferiti senza aver grossi problemi, che si precipitano nei vari mega store alla ricerca di una soluzione e dai quali ne escono con il nuovissimo schermo HdReady LCD (risoluzioni 1366 x 768 a 16/9), il borsellino alleggerito e qualche rata.

Come se non bastasse ad appesantire e riempire lo spazio disponibile sul mobile porta TV di cotanta nuova tecnologia, le varie emittenti in base a prove dirette di marketing, oscurano, criptano, codificano, spostano le frequenze, obbligando le varie utenze a ricorrere nuovamente a consigli tecnici. E non ci sono esperti che tengano! Anche i più smaliziati sono costretti ad aggiornamenti, recupero informazioni che praticamente li relegano appesi alle nuove "soluzioni" che mai sembrano definitive, da parte di chi trasmette.

Si va dall'impianto della vecchia antenna da sostituire se datata, soprattutto in fatto di cablatura essendo il segnale digitale avido di una certa qualità costruttrice, con inimmaginabili aumenti se l'impianto è di tipo condominiale dove allora i bravi antennisti grati della nuova tecnologia, sono chiamati a sostituire in toto la parte ricettiva, oltre ad allocare in apposito vano, tutti i componenti necessari all'amplificazione delle vari frequenze, adattandone la potenza per il numero d'utenti (si arriva a 15.000€ per un condominio di 10 utenze), alla messa a punto dell'apparecchio domestico.

Grossi affari in vista se si passa all'impianto satellitare. La cablatura singola non presenta grossi problemi, se si dispone di una superficie al tetto disponibile e solitamente viene data in accomodato da chi s'abbona ai servizi. Il problema s'amplifica e di molto, se l'impianto è condominiale. La trasmissione via satellite impiega frequenze tali che obbliga la ricezione su quattro diverse bande; verticale, orizzontale, risonanza bassa e risonanza alta (le ultime due maltradotte alla lingua italiana)

Ciò è dovuto alla quantità di canali trasmessi che per un satellite come HotBird, ad esempio, possono superare i 1600. Naturalmente la parabola, deve possedere un sistema che sintonizzi la parte di banda desiderata per poter usufruire dei canali ad essa associata. Questo compito e demandato all'elettronica dell'illuminatore altrimenti conosciuto come LNB per gli esperti il quale a sua volta per indirizzare i suoi circuiti, è comandato dal decodificatore. L'impianto satellitare a differenza di quello terrestre, è quindi per sua natura di tipo attivo, dove oltre i segnali in arrivo al cavo d'antenna sono passati i segnali di comando provenienti dal ricevitore.

In questa situazione mentre un singolo ricevitore non presenta grossi problemi, un impianto con più utenze deve saper indirizzare convenientemente ogni richiesta sulla frequenza appropriata. Cambia il modo di accedere all'illuminatore, obbligando scelte che influiscono molto sulla spesa d'installazione. Del resto in un paese dove non è pensabile che un tetto possa ospitare tutte le parabole per ogni singolo individuo, dato che la villetta o casa singola nelle città è fuori portata economica a molte famiglie e che, ad ogni modo, s'abbisogna di un segnale ricezione/trasmissione, indipendente per ogni singolo apparecchio ricevente (il che significa che connettere due decodificatori satellitari su una cablata unica da il risultato di non vedere l'intero pacchetto), lo smistamento delle richieste per l'accesso alla parabola è quasi obbligatorio sia eseguito da sistemi elettronici che per costruzione e messa a punto, sono dispendiosi.

Come se non bastasse a complicare la vita a persone di una certa età, già in difficoltà con i nuovi cellulari e che si vedono riempire la casa di telecomandi vari, ecco che s'assomma la trasmissione relegata ai cosiddetti servizi interattivi. Pubblicizzati e mirati ad un utenza non più minorenne da lungo tempo, per accedere ai vari servizi telematici interattivi (che per spiegar loro cosa significhi servono nervi saldi, molta pazienza e molto tempo), necessitano il collegamento telefonico che tramite modem invia le richieste alla centrale e mostra poi a video i risultati di quanto richiesto dal telecomando.

Da notare l'espressione della propria nonna/o quando si vede infilare il cavetto del telefono sul TV, espressione che assume contorni ancor più vividi all'arrivo della bolletta dove si aggiungono tutte le chiamate fatte per questi, servizi aggiunti.

Dov'eravamo? Ah sì!... Non paghi di tutto ciò le emittenti si danno il lusso di cambiare il modo e le frequenze di trasmissione a suo proprio piacimento, seguendo le più abbiette regole di marketing, anche in concorrenza fra più fornitori di servizi.

Un utente deve quindi, resintonizzare manualmente, acquistare la nuova "card" e attivarla, oppure procurarsi il nuovo decoder (che s'impila su quello vecchio) con la soddisfazione che farà in automatico la sintonia delle nuove impostazioni (Mha..? RAI1 non era sul numero uno?... perchè si trova sul 101?... Ma qui non trasmettevano la mia telenovela?... perchè non vedo il GP?... Perchè guardi queste oscenità? No guarda che fino a ieri qui davano documentari e non chat telefoniche...!)

Riassumendo, la situazione, forse in fase di transizione, vede oggi un caos trasmissivo, dove anche i più smaliziati, incontrano a volte difficoltà per gustarsi il proprio programma. Basta fare un vacanza di due settimane a volte, per non poter più accendere l'apparecchio e vedere ma essere obbligati a nuovi setup.

Magari col tempo chi elargisce i contenuti, si daranno conto che lasciati in mano ai manager del marketing, non saranno visti da quel bacino d'utenza che speravano. Se uno è costretto a cambiare in continuazione le proprie impostazioni, abbonarsi a nuovi servizi prima gratuiti, riempire il mobile TV di cavi cavetti e decodificatori, con annesso albero di telecomandi che già il telecomando universale non basta più ( criptano anche i segnali del telecomando adesso, come per i garage), oltre a pretendere una laurea per potersi districare su tutte le combinazioni di pulsanti da premere per poter pilotare questo o quell'altro apparecchio, alla fine rinuncia. Meglio un DVD in affitto (finché dura), o trovare l'amico smanettone che gli fornisca la soluzione magari "piratata", basta che sia possibile mettersi in poltrona, premere un tasto e basta.

Forse realizzeranno che gli introiti provenienti dai vari abbonamenti, son scarsi, dato che restringendo la possibilità al territorio e complicando le attivazioni con un servizio call center ai limiti della truffa e che in caso di problemi non risolve nulla scaricando la colpa sull'acquirente che ha sempre sbagliato l'acquisto del mezzo ricettivo, riempire di pubblicità aggressiva gli stessi programmi che vengono dati a pagamento, non è proprio del tutto conveniente.

Purtroppo viste le cose attuali, temo sarà sempre colpa dell'utente, del P2P, dei Pirati, o che so io, mai un analisi sui propri errori...

venerdì 21 agosto 2009

Problemi del Combo 9000 Tivù di Humax

Sono finalmente apparsi qua e la per l'Italia, nelle catene di disrtibuzione, i decodificatori per la ricezione della chiaccherata TivùSat. A parte le polemiche che vedono la nuova emittente DTT/Satellite nel mirino delle varie associazioni di consumatori, l'idea di piazzare questi apparecchi nel periodo delle vacanze, inizia a dare alcuni riscontri poco gradevoli.

Il Combo 9000 Tivù di Humax che era stato annunciato come uno dei primi atti alla ricezione combinata DTT/Satellite, della neonata società, sembra abbia vuoti di memoria. Infatti, molti acquirenti entusiasti che si erano precipitati all'acquisto e dove non possibile, alla prenotazione dello stesso, lamentano della perdita della programmazione dei canali, una volta scollegato l'apparecchio dalla fonte elettrica.

Ascoltando i loro commenti, pare che la Humax, non abbia fatto null'altro che correggere in fretta e furia il firmware dell'apparecchio omonimo suo precedente, abilitandolo così, alla lettura della carta TivùSat e la conseguente decodifica Nagra2 preparata dalla società di crittografia, apposta per la nuova rete.

Seguono le giuste lamentele di chi chiamando i vari servizi d'assistenza, si sentono rispondere che faranno una verifica a settembre (fine vacanze) o chiamando le emittenti, che ci deve essere un problema di ricezione (classica risposta di chi non ha la più pallida idea di come funziona l'apparecchio e scarica tutto verso terzi l'eventuale problema).

Alcuni inoltre, non sono capaci di sintonizzare proprio l'apparecchio che insiste a chiedergli posizioni satellitari e Diseq, senza per altro indicargli potenza utile in ricezione atta svolgere lo "scanning" onde ricevere i canali.

Che dire; sempre più sembra ci siano bisticci di società che per stare dietro alla legislazione e essere sul mercato, fanno pagare gli errori ai propri clienti, lasciando l'amaro in bocca e il disgusto di veder calpestati i loro diritti di consumatore.

mercoledì 5 agosto 2009

TivùSat; come prosegue la corsa?

Poco a poco, piano piano, ed ecco che la vecchia TV analogica se ne va in silenzio. Al suo posto arriva la DTT e per chi non coperto dal servizio, digitale via satellite. In verità di nuovo c'è solo il marketing che vede la corsa per interessi poco chiari, ma che non contemplano eventuali diritti dei cittadini.

Il DTT è una tecnologia che permette a parità di potenza e banda, la trasmissione di più canali sulla stessa frequenza, inoltre, dato che il segnale è digitale e non analogico, può essere resa interattiva tramite un doppino telefonico, con l'emittente che abilita eventuali servizi aggiunti. Sul satellite era presente da tempo, ma lasciato come un prodotto di nicchia, poco a poco i commercianti del settore, ne hanno approfittato per piazzare i loro decoder e i loro programmi a pagamento.

La neonata TivùSat è ufficialmente partita ma inizia da subito a mostrare le caratteristiche dei venditori senza scrupoli. Le prove di trasmissione infatti, sono ancora in opera e non si ha al momento, un chiaro disegno di frequenze e modalità. Su satellite c'è un susseguirsi di frequenze e crittografie atte a sostenere i ponti terrestri che erano già operativi ma, che funzionavano con una codifica diversa da quella che RAI ha dichiarato e inserito sull'ennesimo e nuovo decoder.

Ai cittadini (utenti visto che il "canone" è d'obbligo), è stata raccontata la solita storiellina del "gratis" più efficiente e meglio definito; in realtà è solo la conseguenza di operazioni commerciali fra imprese che quando bisticciano fra loro, sono peggio dei bambini.

La Tv pubblica non solo è uscita dalla piattaforma di Rupert Murdoch con i suoi canali satellitari, ma presto potrebbe oscurare anche le cosiddette reti "free": RaiUno, RaiDue e RaiTre.

Una scelta che assesterebbe un ultimo e potentissimo colpo all'emittente del tycoon australiano. Ma soprattutto supererebbe le prescrizioni dell'attuale Contratto di servizio sottoscritto appunto dalla Rai e dal ministero delle Comunicazioni. Un ostacolo non da poco. Che però il governo sta provando a bypassare.

Un'operazione allo studio non solo ai piani alti di Viale Mazzini. Ma anche dalle parti di Palazzo Chigi. O meglio, negli uffici del dicastero delle Attività produttive. E già, perché per cancellare la Rai dai canali 101, 102 e 103 di Sky è indispensabile modificare proprio il Contratto di servizio siglato nel 2007 dal governo Prodi.

In quel documento, all'articolo 26, si prevede che i canali analogici del servizio pubblico debbano essere presenti "sulle diverse piattaforme distributive". Quindi, tutte le piattaforme. Quelle satellitari e quelle del digitale terrestre. Uno stratagemma per raggiungere tutto il territorio nazionale, anche quello non coperto dalle più classiche antenne televisive.

Ma guarda caso, il Contratto di servizio scade il 31 dicembre 2009. E andrà rinnovato. Una competenza esclusiva dell'esecutivo. Tra le ipotesi sul tavolo del viceministro, Paolo Romani, allora c'è proprio quella di modificare l'articolo 26. Come? Stabilendo che i canali analogici della Rai siano presenti su "almeno una" delle piattaforme.

E l'alternativa è già pronta: la neonata Tivusat, frutto dell'intesa Rai-Mediaset. Una modifica necessaria anche per la recente interpretazione data dal presidente dell'authority per le Tlc, Corrado Calabrò, secondo il quale Viale Mazzini "must offer", ossia deve offrire le sue reti a tutte piattaforme.

Non solo, in una recente audizione in commissione di Vigilanza, lo stesso Calabrò aveva sottolineato che è compito dell'Autorità interpretare i limiti e gli ambiti del Contratto di servizio.

La scelta del governo, dunque, punta proprio a dribblare anche i paletti dell'Agcom. Modificando il "Contratto", nessuno potrà opporsi al definitivo addio di Rai a Sky. E per l'emittente satellitare diventerà obbligatorio rivedere l'intero bouquet. L'ennesimo schiaffo da parte del governo Berlusconi in pochi mesi: prima l'aumento dell'Iva al 20% e ora l'affondo sulla piattaforma satellitare.

Nel frattempo la guerra dei nervi con la Newscorp andrà avanti. Fino al 31 dicembre le ore "criptate" della tv pubblica aumenteranno sempre più sfruttando fino in fondo la regola che prevede la trasmissione solo nazionale (le parabole invece captano il segnale in tutta Europa) dei programmi per i quali Viale Mazzini ha i "diritti domestici": film di prima visione televisiva e partite di calcio.

Una situazione che è balzata agli occhi del Presidente della Repubblica Napolitano preoccupato anche del destino di 120 lavoratori Rai impegnati nei canali satellitari. Senza contare che l'addio a Sky costerà quest'anno alla tv pubblica circa 57 milioni di euro.

Una contrazione delle entrate che nell'ultimo budget stilato da Viale Mazzini è stato dimenticato.

Non solo. La guerra è condotta per ora solo dalla Rai. Mediaset al momento non sembra avere intenzione di "scendere" dal satellite. Cripta solo alcune trasmissioni, come i match delle squadre i cui diritti sono stati acquisiti da Mediaset.

Non "scende" completamente, pur non avendo i vincoli del Contratto di servizio, perché non è "conveniente" dal punto di vista economico: i punti di auditel in più dati dalle parabole si riversano direttamente sulla raccolta pubblicitaria. La successiva sfida, però, si disputerà su altro terreno: quello dei diritti Sky sui film della berlusconiana Medusa.

mercoledì 22 luglio 2009

TivùSat: partenza!

Arriva TivùSat, la seconda piattaforma satellitare italiana. Il satellite è lo stesso, l'Hot Bird di Eutelsat. Il decoder per riceverlo, invece, è alternativo rispetto a quello di Sky (la parabola ci vuole sempre). Per ora sono 22 i canali trasmessi, quelli gratuiti disponibili sul digitale terrestre. Domani, si vedrà.

Principali azionisti della piattaforma, con il 96% del capitale, sono gli operatori incumbent della tv terrestre, analogica e digitale, Rai e Mediaset, i "padroni di casa". Telecom Italia Media, si è accontentata di una quota di testimonianza, dopo aver rifiutato non solo il 33% ma anche un semplice call per poter elevare il proprio 4 per cento.

«A noi interessa la IP TV, l'interattività» (ovvero spillar quattrini) ribadisce il suo vicepresidente operativo Stella. I decoder saranno nei negozi a partire dal 31 luglio. Combinazione: è il giorno in cui scade il contratto Rai-Sky per i canali di RaiSat sulla piattaforma di Rupert Murdoch.

Cosa accadrà per gli abbonati Sky che pagano regolarmente il canone Rai? La risposta la dà l'amministratore delegato di Rti-Mediaset, Marco Giordani:
«Non siamo mai saliti su Sky perchè non abbiamo alcun contratto con la piattaforma satellitare. Quindi non vi scenderemo. Quello che faremo è un criptaggio selettivo di alcuni programmi (in standard diverso dall'NDS di Sky; con relativo oscuramento per gli abbonati alla piattaforma - e per gli inserzionisti di Publitalia)».

Lo stesso dovrà fare la Rai quando e se, com'è probabile, non chiuderà l'intesa con Sky sui canali di RaiSat entro il 31 luglio. La Rai dovrà (ma potrà?) fare lo stesso, oscurando alcuni programmi per gli abbonati Sky. Non a caso, a suo tempo, l'ex direttore generale Claudio Cappon diede la disdetta anticipata al contratto con la quale la Rai s'impegnava a criptare i programmi con l'NDS di Sky.

Chi avrà il decoder di TivùSat, "sotto i cento euro", potrà vedere tutto sui canali Rai e Mediaset, al contrario di chi ha il decoder attuale (che strano eh...): ma è legittimo questo, per un servizio pubblico pagato da tutti i cittadini?

Il contratto di servizio attuale Rai-Ministero sembra prevedere una sorta di obbligo per la Rai di trasmettere su tutte le piattaforme la propria offerta. Ma scade a dicembre e quello nuovo consentirà alla Rai di discriminare tra le piattaforme, a vantaggio di quella di cui è azionista al 48%!!!!. Altro che «mancanza di legame tra il lancio di TivùSat e la trattativa Rai-Sky», com'è stato affermato in conferenza stampa!!!!

È stato detto che TivùSat punta su quel 5% di popolazione che non sarà raggiunta dal digitale terrestre, circa 1,2 milioni di famiglie. La delibera dell'Agcom che recepisce le direttive della commissione Ue, per la verità, stima una copertura media dell'80% per i multiplex nazionali.

Sarà quella, in realtà, riservata alle tv minori e ai nuovi entranti, perchè Rai e Mediaset, grazie al numero dei propri impianti andranno oltre l'80%, però, in ogni caso, l'operazione è senz'altro più ambiziosa di com'è stata presentata.

Si è detto, tra l'altro, che TivùSat non farà alcun tipo di attività editoriale, limitandosi a dare alcuni servizi agli editori, come il criptaggio del segnale per i diritti esteri. Ma l'EPG, la guida elettronica ai programmi, che sarà predisposta da TivùSat, non è un modo di orientare il consumo dell'utente?

venerdì 10 luglio 2009

Diritti di trasmissione

Altroconsumo ha depositato oggi all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni un esposto per oscuramento delle trasmissioni del servizio pubblico radiotelevisivo RAI. L’esposto è stato inviato anche all’Antitrust e alle DG Concorrenza e società dell’informazione della Commissione europea. Il testo integrale è consultabile sul sito www.altroconsumo.it.

I fatti: nel periodo dal 16 aprile 2009 al 21 giugno 2009, oltre 1.800.000 telespettarori muniti di decoder satellitari non hanno potuto vedere circa 357 programmi dei canali RAI1, RAI2 e RAI3. Tra le trasmissioni oscurate risultano almeno diciotto edizioni di tg nazionali.

Inoltre dal 14 luglio 2008 RAI non rende disponibile, neppure parzialmente, sulle piattaforme distributive satellitari il canale televisivo di servizio pubblico RAI4, visibile unicamente attraverso ricevitori digitali terrestri.

Altroconsumo chiede ad AGCOM di verificare quanto riportato sulla stampa circa la tecnologia di decodifica NAGRA adottata dalla nuova piattaforma satellitare Tivù Sat utilizzata da RAI, Mediaset e Telecom a partire dal 1 agosto 2009.

Secondo gli esperti di settore, infatti, con la nuova tecnologia di decodifica oltre 6.445.000 decoder già presenti nelle case degli italiani non potranno vedere i contenuti criptati sulla nuova piattaforma.

L’associazione indipendente di consumatori chiede all’Autorità di intervenire sollecitamente aprendo un’istruttoria per garantire la fruizione del servizio pubblico radiotelevisivo.

mercoledì 8 luglio 2009

Arriva il primo decoder ufficiale tivùsat

Non sono ancora decise le frequenze, non sono ancora chiari i termini di servizio però quello che è chiaro è il fatto che i negozianti e produttori, già sono pronti a rifilarti il nuovo businnes.

E' Combo 9000 Tivù di Humax il primo decoder ad essere annunciato per la piattaforma satellitare tivùsat. Questo decoder unisce in un unico apparecchio un sintonizzatore digitale terrestre, un sintonizzatore satellitare ed è compatibile, oltre che con tivùsat, anche con i canali a pagamento del DTT, come Mediaset Premium e Dahlia TV

In attesa che parta tivùsat, il servizio che rende disponibili i canali gratuiti del digitale terrestre sul satellite, Humax ha presentato il primo decoder ufficiale della piattaforma. Humax Combo 9000 Tivù è essenzialmente il decoder Combo 9000, un'unità combo che unisce digitale terrestre e satellitare MHP in un unico apparecchio, venduto in bundle con una smartcard tivùsat. Con Combo 9000 Tivù sarà quindi possibile vedere programmi gratuiti e a pagamento del digitale terrestre e, nelle zone non coperte dal segnale, ricevere i canali gratuiti attraverso la piattaforma tivùsat sul satellite HotBird 13°E. Il decoder è dotato di un lettore di smartcard con supporto agli accessi condizionati Nagravision, Irdeto, Conax e Pangea (per la tessera tivùsat o per quelle di Mediaset Premium, Dahlia Tv o altre emittenti) e uno slot Common Interface (CI) per utilizzare una CAM esterna con la tessera di un altro operatore. Humax Combo 9000 Tivù verrà lanciato sul mercato in occasione della partenza del servizio tivùsat, attualmente prevista per la fine di Luglio. Al momento non si conoscono ancora i dettagli riguardanti il prezzo con cui questo decoder verrà commercializzato.


mercoledì 17 giugno 2009

Sfoghi... digitali

"Mamma Italia, mamma Italia..." La frase è tratta da una canzone che poi continua declarando tutto ciò che i suoi pargoli hanno fatto per costruirla e concludendo che essendo suoi figli, ci si sente come figli di...

Bene, su questo la polemica è sempre attuale. Chi non ha qualcosa da lamentarsi alzi la mano.

Oggi ci lamentiamo del DTT e delle sue derivazioni a breve termine. Iniziato alcuni anni fa, questo tormentone ha visto le persone sempre più agitarsi per capire, provare e usare il sistema.

Ricordiamo come nei negozi, ci veniva proposto il nuovissimo decoder, a prezzi... bhé lasciamo stare. Poi l'epoca del contributo che, guarda caso, portava il prezzo dei decoder a portata di tutte le tasche degli abbonati RAI; sì perché senza il canone pagato, il contributo non veniva erogato.

Tutti in attesa delle date di switch. A volte rimandate, a volte applicate con risultati... divertenti. Ora ci siamo. A breve la vecchia TV analogica, verrà posta in pensione, con buona pace di quanto ha dato finora.

Il nuovo sistema: a sentire gli "esperti", è ultrameravigliosofantasticosublimediqualitàeccelsa... gratis... sì bisogna sempre porre questa parolina alla fine, la gente ci si butta come tonni. Ma è gratis?... Ovviamente sì, per i fornitori, chiaramento no, per gli utenti.

Innanzitutto bisogna comprarsi il decoder, e bisogna essere abbonati! Ma va là, lo compri e buonanotte. Ah... ma...

Il nuovo servizio, che guarda combinazione dopo anni di prove al momento che diventa effettivo, chiede di resettare le frequenze, perchè sono diverse. (A che sono servite le prove?). Poi ci viene proposto/consigliato (obbligato a breve), di avere la nuova televisione con il decoder incorporato. Ma cosa ha nel pòpò? Una coda?.. ah no, è il cavetto telefonico per l'interattività (che non ha niente a che fare sugli allenamenti dell'Inter).

Infatti per essere "in", meglio comprare gli apparecchi con il bollino certificante "SuperFigoOptimum", con il quale si potranno aver accesso anche a servizi utilissimi: accesso ai vari URP cittadini, accesso alle situazioni pensionistiche, accesso a servizi medici,... comprare utilissime e bellissime cose per la casa, acquistare film, partite di calcio, nuove assicurazioni, una figata! (ma Internet non faceva già tutto questo?).

Nel frattempo bisogna mettere in conto il costo della chiamata, già, il doppino solitamente è collegato ad un modem di vecchio stampo, sapete com'è, questa connettività c'è, l'ADSL non arriva mica dappertutto. Così attraverso il doppino, forniamo (oltre ai soldini aggiunti) i nostri dati, cosa guardiamo, cosa compriamo e visto che il telefono è a nostro nome, anche chi siamo. Tranquilli, nessun controllo, solo, vendita mirata.

Per non parlare che ora, tutte le trasmissioni ancore rimaste decenti, potranno essere oscurate e visibili solo se l'apparecchio, fornisce i dati che l'abbonamento è attivo. In più, provate a dire che non avete l'apparecchio atto o adattabile a ricevere i segnali televisivi... Che businness!

Problema, nei paesi d'alta montagna, dove ci sono persone che comunque pagano il canone, non tutte le frequenze nazionali sono visibili. Il DTT poi, nemmeno ci arriva. Nessun problema! Si aprono alcune frequenze sul satellite (menzogna degna di un venditore, sul satellite i canali ci sono già), e si propaga attraverso questo, raggiungendo tutto il territorio. Naturalmente, essendo che il satellite copre anche zone che non stanno nel territorio nazionale, obbligatoriamente, per motivi di diritti, si deve criptare (i diritti poi vanno agli stessi che trasmettono, questa faccio difficoltà a digerirla ma comunque).

Ma niente paura, per i residenti nel suolo nazionale e in regola con l'abbonamento, verrà fornita la card in modo gratuito... cioè, ti compri il decoder e trovi l'omaggio della card (strano modo di cambiare il significato della parola... gratuito). E sei a posto! Cioè, devi fare un paio di telefonate ad un numero a pagamento per attivare la cosa, montare la parabola sul tetto ecc., ecc., però oh, tutto aggratis! (!)

E i cittadini residenti all'estero? Magari questi possono essere confortati dall'idea che si possa ricevere l'emittente della lontana nazione... Che? Scherziamo? SOLO RESIDENTI SUL TERRITORIO NAZIONALE!

Il fatto che questo sia strettamente collegato che dall'estero non si possa accedere ai numeretti magici a pagamento validi solo nel territorio nazionale e quindi, non accessibili per tutte le opzioni a pagamento aggiunte e sfuggenti al controllo, va lasciato nel contesto come discussione inutile.

E poi, cosa cavolo vogliono questi "cittadini"? Se sono all'estero non pagano tasse, se se ne sono andati significa che il paese natio gli faceva schifo, quindi schiattino! O si abbonino a forme diverse di visione.

Benvenuti nella libertà 2.0

TV, si cambia

La televisione analogica terrestre è la forma di televisione più diffusa al mondo, ricevibile attraverso le tradizionali antenne non paraboliche, ma la sua tecnologia è alquanto obsoleta e destinata ad essere soppiantata dalla televisione digitale per gli indubbi vantaggi a favore di quest’ultima.

Nella televisione satellitare il passaggio da analogica a digitale è quasi del tutto completato. Questo perché la televisione satellitare è diffusa da pochi anni, ed è sempre stata legata alla tv a pagamento perchè permette di diffondere un numero di canali decisamente maggiore rispetto alla televisione terrestre e alla televisione via cavo.

E le televisioni a pagamento satellitari sono sempre fornite attraverso un ricevitore (decoder) spesso a noleggio, quindi, in caso di passaggio da analogico a digitale, il ricevitore viene sostituito senza costi aggiuntivi per l’utente da chi fornisce il servizio.

Grazie alla Legge Gasparri, approvata nel 2003 giusto in tempo per salvare Rete4 dall'invio sul satellite, stiamo per entrare nell'era digitale. Una caterva di canali in più gratuiti per tutti, con l'aumento del pluralismo nel nostro Paese?

Nemmeno per sogno. Anzi, come al solito il Cavaliere di Hardcore sta facendo di tutto per danneggiare i suoi principali concorrenti, ossia la Rai che lui controlla come Premier e Sky, che gli toglie una buona fetta di mercato.

Entro la fine di quest'anno, i nostri vecchi televisori non funzioneranno più. I casi sono due: o si compra un decoder digitale o si cambia il televisore o si mantiene (per chi ce l'ha) Sky, che riceve i canali Rai e Mediaset direttamente dal satellite.

L'Espresso però, con l'articolo Intrigo Digitale, firmato da Alessandro Gilioli, ci fa sapere che la Rai starebbe pensando di uscire dai palinsesti Sky, dopo l'asse di ferro fatto con Mediaset per far fronte all'emorragia di telespettatori, stanchi della solita tv di regime.
Con questa mossa, la Rai perderebbe 450 milioni di pubblicità per sette anni e perderebbe circa il 13% dei suoi telespettatori, che si sintonizza sulle sue reti con la parabola. Una mossa che non avrebbe senso, se non servisse a tutelare le finanze e gli interessi del Presidente del Consiglio.

Se la Rai dovesse veramente uscire dai palinsesti Sky, i circa 4,8 milioni di abbonati, oltre ad essersi visti raddoppiare l'Iva in piena recessione, pagherebbero il canone della tv di Stato, senza possibilità di vederla, a meno che non comprino decoder per ogni televisore vecchio che hanno in casa, o in alternativa sostituirli con quelli nuovi, che hanno il decoder integrato.

Un vero affare, per chi fa i decoder (Paolo Berlusconi) e per chi fa i televisori, non certo per i cittadini, che si trovano nel bel mezzo della più grande crisi economica degli ultimi 80 anni.

Nelle campagne istituzionali per il passaggio al digitale, c'è un chiodo fisso: la modernizzazione del Paese. Eppure, se si confronta la tecnologia digitale con quella satellitare, a vincere il confronto è la seconda.

Qualche esempio? La copertura di rete: il satellite arriva dappertutto, senza consumare un Kw di energia, mentre il digitale terrestre ha bisogno di tralicci ad alto impatto ambientale ed elettromagnetico (tradotto: aumento di casi di leucemie), con costi di gestione elettrica elevatissimi.

Se poi il satellite può trasmettere in contemporanea (come fa Sky) più canali in HD, il digitale questo non può permetterselo, a causa di una banda fortemente limitata.

La soluzione, più vantaggiosa anche per il futuro, sarebbe l'IPTV, ossia la tv via internet, che consta di un decoder ibrido che permette di vedere Sky, Rai e Mediaset, a costi inferiori. Anche qui, però, il Governo ha pensato a tutto, per incentivare il digitale terrestre a discapito degli altri: il governo ha aumentato l'IVA al 20% anche sulla tv via internet, quando invece, in Francia, si abbassava al 5% per incentivare i cittadini al passaggio. Senza contare che la banda larga è un miraggio per moltissime località...

Modernizzazione del Paese? Io la chiamo Fregatura Digitale.

martedì 26 maggio 2009

Digitale terrestre in Piemonte, zoppica

Falsa partenza per la nuova avventura digitale in Piemonte. Il passaggio al sistema digitale terrestre sta facendo arrabbiare non poco i cittadini piemontesi, i cui decoder non mostrano i canali RAI o alcuni di essi.

In molti non si spiegano come mai non riescano più a vedere i canali della TV di stato, quando solo Rai Due e Rete4 (Mediaset) sono passati alla nuova piattaforma. In casa RAI fanno sapere che il problema è figlio di un cambio di frequenze di tutti i canali digitali. Alcuni decoder, più evoluti, hanno colto il cambiamento e si sono aggiornati di conseguenza, mentre per altri rimane l'aggiornamento manuale. Le proteste non sono mancate e i centralini sono stati presi d'assalto.

In casa RAI parlano di "informazione non recepita", probabilmente perché - ma questo l'aggiungiamo noi - non è stata correttamente comunicata. La RAI è poi corsa ai ripari informando i cittadini sui canali analogici RAI Uno e RAI Tre che dovevano rieseguire la sintonizzazione. Diverso il problema per chi, nonostante ciò, non riesce ancora a vedere la vasta offerta dei canali: la RAI consiglia di chiamare un antennista che, probabilmente, qualcuno dovrà pagare (indovinate chi?).

La RAI procederà, nei prossimi mesi, a installare nuovi ripetitori, ma a quel punto i problemi per alcuni potrebbero perdurare, poiché un secondo problema potrebbe riguardare le antenne più vecchie e un terzo potrebbe derivare dai decoder stessi. Infatti, alcuni lamentano problemi "strani", ovvero un decoder riceve e un altro non vede il segnale.

Insomma tanti problemi, i più dovuti per una scarsa informazione dei cittadini. Intanto l'associazione Adiconsum e la Regione hanno firmato un accordo per il quale Adiconsum si occuperà di stampare 10 mila copie di un libretto di istruzioni che spiega il passaggio al digitale. Inoltre, Adiconsum effettuerà 35 incontri nelle province piemontesi nel mese di giugno. Farli prima?

martedì 10 marzo 2009

Digital+ a secco, diritti tv della Liga a Mediapro



In Spagna il mondo dei diritti tv del calcio della Liga è in piena rivoluzione. Il gruppo Mediapro, che gestisce il canale privato La Sexta, si è aggiudicato i diritti televisivi di ben 21 club della Liga spagnola, 4 di prima divisione e 17 di seconda divisione. L'accordo ha un valore commerciale di circa 500 milioni di euro e durata di cinque anni a partire dalla stagione 2009-2010. Mediapro si era già aggiudicata i diritti televisivi degli altri principali club di Primera, tra cui Barcellona, Real Madrid, Athletic Bilbao e Saragozza. Altri club, tra cui Atletico Madrid e Getafe, avevano ceduto i diritti a Telemadrid. Mediapro si era già aggiudicata anche i diritti per le trasmissioni in chiaro. Digital+, la principale pay tv spagnola controllata da Sogecable, perde dunque dal 2009 tutti i diritti di trasmissione del calcio professionistico sapgnolo, un colpo che potrebbe essere fatale per il broadcaster a pagamento iberico.

Qual'è dunque la prospettiva dei diritti tv del calcio spagnolo? E quali le prospettive di Digital+, su cui già da tempo si rumoreggia di una vendita (sempre smentita) all'impero della News Corp. di Rupert Murdoch? Molto dipenderà dalle scelte di Mediapro. Per il 2009 c'è tempo di lanciare piattaforme a pagamento in concorrenza con Digital+ sia sul digitale terrestre, in grande crescita in Spagna ma con ancora grossi problemi di copertura, che sul satellite. La recente rottura tra i due gruppi con l'uscita di la Sexta dal bouquet di Digital+ sembra far propendere per questa scelta. In questo caso il colpo per Sogecable sarebbe difficile da assorbire. L'alternativa, più probabile secondo gli analisti spagnoli, è che Mediapro rivenda almeno parzialmente i diritti acquisiti a Sogecable. Anche perché i due gruppi hanno già in passato costituito una società, Audiovisual Sport (75% Sogecable, 25% Mediapro), con lo specifico intento di commercializzare i diritti tv del football. L'accordo sarebbe però evidentemente molto costoso per Sogecable che dovrebbe decidere di investire una somma superiore al previsto per i diritti del calcio spagnolo. La conseguenza potrebbe essere un ulteriore aumento del prezzo dei pacchetti di abbonamento, già ora i più costosi tra le pay tv europee, e difficoltà a rimanere sul mercato. Gli utenti potrebbero infatti rivolgersi a piattaforme alternative a quella offerta da Digital+, tanto più che l'operatore spagnolo non è finora stato in grado di combattere la pirateria satellitare che da molto tempo lo affligge.

Fonte Digital Sat


venerdì 14 novembre 2008

LA TELEVISIONE DIGITALE

La digitalizzazione ha coinvolto tutti i sistemi di comunicazione in una sorta di rivoluzione digitale. Il motivo di questo successo è da ricercarsi nella capacità che la tecnica digitale consente ai dati così trattati di essere immagazzinati, manipolati, compressi ed inviati in modo più efficiente e meno costoso.

La trasmissione del fax è divenuta digitale fra gli anni '70 e '80. L'audio digitale dei compact disc ha da tempo rimpiazzato quello dei dischi di vinile e delle compact cassette, relegandone l'uso ad applicazioni di nicchia. I DVD stanno riscuotendo un successo crescente giorno dopo giorno. Questo processo di digitalizzazione non poteva risparmiare la televisione. Il seme per la nascita della tv digitale si può far risalire all'inizio degli anni '90 quando il Motion Picture Expert Group (MPEG) ha sviluppato il primo standard di compressione digitale comune per audio e video. Infatti senza tecniche di compressione, la diffusione della televisione in modo digitale non sarebbe praticabile per l'elevato flusso di dati che la sua trasmissione richiede. Ma è con la definizione del Digital Video Broadcasting (DVB), che ha creato il complesso insieme di standards, che si sono poste le basi per la TV digitale. Il DVB ha adottato l'MPEG-2 come standard di compressione dei dati per il sistema, e differenti adattamenti a seconda dei diversi canali di distribuzione: DVB-Satellite; DVB-Cavo; DVB-Terrestre.
La diffusione via satellite:

Una delle applicazioni pratiche della conquista dello spazio è rappresentato dalla messa in orbita dei satelliti artificiali. Usati in un primo tempo solamente per scopi militari e di ricerca, i satelliti artificiali per applicazioni civili hanno avuto un tale sviluppo che attualmente vi è una miriade di satelliti orbitanti intorno la terra in zona geostazionaria. La posizione geostazionaria è quella particolare zona celeste, distante circa 35.800 Km dalla superficie terrestre, che permette ai satelliti di ruotare solidarmente al globo in modo che essi siano sempre situati al di sopra di un determinato punto, sull'equatore, senza che vi sia necessità di energia per mantenere la posizione (equilibrio gravitazionale). Vi sono satelliti adibiti per gli scopi più disparati. Esistono satelliti meteorologici, per le comunicazioni telefoniche, per la comunicazione di dati, e da una ventina d'anni per la trasmissione televisiva e radiofonica. Ma, il più conosciuto è certamente il sistema satellitare GPS (Global Position System) senza il quale parecchi sistemi di trasporto sarebbero ciechi. Teoricamente con un satellite si riesce a coprire circa il 40% della superficie terrestre, quindi con un sistema composto di solo tre satelliti si potrebbe coprire l'intero globo terrestre ad esclusione di alcune fascie intorno ai poli. Il vantaggio della trasmissione televisiva satellitare rispetto a quella terrestre è facilmente intuibile. Infatti, oltre ad assicurare la copertura, senza zone d'ombra, a praticamente tutto il territorio "illuminato", un solo satellite sopperisce alla complessa rete di ripetitori altrimenti necessari. In Europa esistono due grandi gruppi possessori di satelliti per le trasmissioni televisive, Eutelsat e Astra. Ognuno con la propria flotta di satelliti situati a diversi gradi di longitudine. Quelli che maggiormente interessano i telespettatori italiani sono i satelliti denominati Hotbird (situato a 13° Est) che diffonde i canali Rai, Mediaset e Sky, e Astra 1b/c/e/f/g/h-2c (situato a 19,2° Est) che diffonde canali televisivi francesi, tedeschi, etc.
I canali televisivi satellitari inizialmente diffusi in modalità analogica sono stati quasi completamente convertiti alla nuova tecnica di diffusione digitale in quanto economicamente più conveniente. Infatti, nella frequenza dove era presente un solo canale analogico con vari canali audio, con la tecnica digitale se ne possono trasmettere molti di più. Come vedremo in seguito il numero di canali tv e radiofonici trasmissibili in un solo canale, che prende il nome di trasponder, dipende da alcuni parametri del flusso dei dati trasmessi quali FEC, Symbol Rate etc.

Differenza tra trasmissione analogica e digitale, terrestre e satellitare:

Come sappiamo, vedi pagina sui principi di funzionamento della TV, la trasmissione televisiva analogica a colori PAL avviene tramite la diffusione di 25 quadri (immagini) al secondo, composte di 625 righe. Le righe vengono trasmesse in maniera alternata, prima tutte le dispari e quindi tutte le pari, con una frequenza di 50 Hz a formare 25 quadri completi al secondo. Nel mondo digitale si ragiona in pixel, che è l'unità di informazione visualizzabile sullo schermo. In particolare, per la diffusione televisiva, si utilizza una risoluzione di 720 x 576 pixel. Il che sta a significare che ogni quadro è composto da 720 pixel in orizzontale e 576 in verticale. Un altro dato importante è la larghezza di banda di un canale televisivo. Per la trasmissione terrestre che utilizza la modulazione di ampiezza, sono necessari 7 MHz in VHF, e 8 MHz in UHF. Per la diffusione via satellite si usa la modulazione di frequenza che garantisce una migliore qualità, necessaria vista la distanza che deve percorrere il segnale. La larghezza di banda necessaria per la trasmissione di un canale televisivo analogico modulato in frequenza può variare tra 26 e 54 MHz, ma quelle più usate sono 27, 33, e 36 MHz.
I valori tipici di un canale digitale sono (per la spiegazione dei vari parametri, vedi paragrafo seguente):

  • Larghezza di banda: 33 MHz
  • QPSK bit rate: 41.25 Mbps
  • SymbolRate: 27.5 MSps
  • FEC: 3/4

Considerando che con la compressione MPEG-2 si ottiene un canale televisivo digitale di buon livello con solo 8 Mbps, è facile calcolare quanti canali si possono trasmettere in vece di un canale analogico.

Modulazione nella trasmissione digitale:

Come sappiamo la modulazione è quel procedimento di far variare la portante (in Ampiezza o Frequenza) secondo una certa legge con un segnale contenente i dati da trasferire. Nella trasmissione digitale, anche se il concetto è ancora valido, la modulazione è completamente diversa da quella radio-televisiva analogica. Intanto è da far presente che questa è diversa per i tre tipi di diffusione, satellitare, via cavo, terrestre ed è funzionale alla larghezza di banda disponibile. Come conseguenza, un ricevitore adatto per la ricezione via satellite non lo è per gli altri tipi di diffusione e viceversa. Per la diffusione satellitare si utilizza la modulazione Quadrature Phase Shift Keying (QPSK). Ciò sta a significare che vengono irradiate due portanti in quadratura di fase (sfasate di 90°). In questo modo abbiamo la trasmissione di due bit, valore 0, e valore 1. La coppia di bit prende il nome di Symbol Rate. Generalmente il SymbolRate viene indicato nella grandezza di MSps (Mega Symbol per Second), cosichè un SynbolRate di 27.5 MSps corrisponde a 55 Mbps. Trasmettendo anche le portanti Sfasate di 180° riusciamo a raddoppiare la capacità trasmissiva in modo da avere 4 valori di 2 bit ciascuno (2 Symbol). Nel ricevitore lo stadio demodulatore si occupa della discriminazione dei dati, filtrandoli dalla portante prima e dal segnale sinusoidale dopo per ricavare dei semplici valori binari.

La figura che segue riporta sinteticamente gli stadi necessari per la trasmissione di un canale televisivo digitale.

Sinteticamente: uno stadio per i dati video ed uno per i dati audio, al cui ingresso viene applicato il relativo segnale, si occupa di comprimere i dati in MPEG-2. Questi due segnali insieme ai dati di servizio (EPG, etc.) vengono fatti confluire in un modulo che si occupa di pacchettizzarli, di sincronizzarli, in modo che l'audio sia sincrono alle immagini, e di miscelarli per ottenere un unico flusso di dati (Transporter Stream). Il miscelamento viene realizzato con la tecnica multiplexing. Il flusso di dati così composto viene utilizzato per modulare il segnale di alta frequenza (carrier) che verrà irradiato dalla stazione emittente verso il satellite, e da qui verso i potenziali spettatori. Da notare che nello stadio dove è presente il modulatore vi è un sistema di protezione di errore che altri non è che il cosidetto FEC (Forward Error Correction). Quando nei parametri di sintonizzazione di un canale televisivo troviamo, per esempio, FEC=3/4, significa che il flusso dei dati è composto da 3 parti di dati utili alla visione e da 1/4 di dati per il controllo degli errori. Nel ricevitore avviene il procedimento inverso, vi è lo stesso numero di stadi con l'aggiunta dello stadio con cui l'utilizzatore imposta alcuni parametri, tipo parental control, lingua, PPV, etc.

Quanto illustrato rappresenta la trasmissione di un tipico canale FTA (Free To Air), ciò significa che qualunque ricevitore digitale (anche chiamato decoder) è in grado di ricevere e correttamente visualizzare sullo schermo di un televisore il segnale captato, senza alcun sistema di decodifica. Le TV commerciali irradiano il segnale in modo criptato per consentire la visione dei programmi trasmessi solamente ai propri abbonati, che normalmente ricevono una smart card a fronte della sottoscrizione di un contratto di fornitura di servizio e al pagamento del relativo canone.
I sistemi di criptaggio sono diversi, ma tutti hanno in comune un sistema di codifica basato su un algoritmo di criptaggio del segnale (scrambling) che può essere decodificato attraverso un sistema di chiavi memorizzate nella smart card.

Sistemi di Codifica:

I sistemi di codifica più utilizati in Europa sono:
  • BetaCrypt
  • Conax
  • Irdeto
  • Mediaguard (anche conosciuto come SECA)
  • NDS
  • TPScript
  • Viaccess
nel tempo alcuni di questi sistemi si sono evoluti per combattere il fenomeno della pirateria satellitare. Questa tra gestori e i pirati dell'"etere" è una battaglia che si svolge giorno per giorno. Attualmente esiste la versione 2 del SECA, Viaccess e dell'Irdeto, ma recentemente, il management del maggiore provider italiano "SKY", non contento del grado di sicurezza che il SECA2 garantiva, ha implementato un sistema proprietario chiamato NDS. Per ognuno di questi sistemi (Accesso Condizionato) è necessario un modulo CAM (Conditional Access Module) nel quale inserire la smart card rilasciata dal broadcaster, che funzionerà solo per quel determinato provider e per quel determinato sistema di codifica. La CAM può essere integrata nel decoder (Goldbox) che quindi può mettere in chiaro solo trasmissioni irradiate con quel sistema, o inseribili in ricevitori atti a ricevere, attraverso apposite slot, più CAM e quindi essere abilitati a decriptare più sistemi. Questi ricevitori sono i cosidetti Common Interface. Vi sono gestori che, per ampliare la platea di possibili abbonati, utilizzano la trasmissione con la doppia codifica. Per esempio SECA e Viaccess, in questo modo sia i possessori di Goldbox che i possessori di Common Interface con CAM Viaccess, sono in grado di decodificare il segnale di quel gestore.

SECA MEDIAGUARD

Questa è una breve descrizione della struttura del sistema di codifica Mediaguard (SECA).
La smart card gioca un ruolo preminente nel processo di comunicazione tra la CAM e la smartcard stessa, nel senso che la smartcard dirige il modo in cui la comunicazione deve avvenire. Dopo ogni reset (accensione del ricevitore), la smartcard viene riconosciuta dal ricevitore/CAM. Un'altro modo di resettare le comunicazioni è quello di estrarre la smartcard e di reinserirla. Dopo un reset dicevamo, la smartcard comunica al decoder come può essere aggiornata. Questa notificazione è standardizzata e rigida, cioè deve avvenire nel solo modo specificato dalla ISO di riferimento. Il tipo di informazioni comunicate sono, per esempio, la velocità di trasmissione, se la trasmissione è del tipo sincrono o asincrono, la tensione e l'amperaggio necessari per l'aggiornamento, etc.

L'algoritmo del Mediagurd
L'algoritmo del SECA è basato su una chiave, chiamata "Crypted Controlword" (Parola di controllo codificata), di otto byte. Da questa chiave si ottiene la così chiamata "Decrypted Controlword" (Parola di controllo decodificata). Per effettuare questa operazione sono necessarie due altre chiavi chiamate: "Primary Key" PK (chiave primaria); "Secondary Key" SK (chiave secondaria). Queste ultime due chiavi sono utilizzate insieme a formare una chiave a 16 bytes per decriptare la chiave di controllo. Ci sono altre due set di chiavi oltre quelle elencate: La "Operational Key" OP (chiave operativa) e la "Managment Key" MK (chiave di amministrazione). La chiave operativa è quella che effettivamente mette in chiaro il canale sintonizzato, mentre la chiave amministrativa è quella che si occupa di cambiare automaticamente la chiave operativa, secondo le direttive del broadcaster. L'operazione di modifica della chiave operativa ad opera della chiave amministrativa è chiamata Auto Update (AutoAggiornamento). Per finire, ma per questo non meno importanti, sono da menzionare le "Provider Keys" (chiavi del gestore) e le "SECA Keys" (chiavi del SECA). Le prime, sono le chiavi che consentono al provider di attivare, modificare e disabilitare la smartcard, mentre le seconde, sono le chiavi che autorizzano ad effettuare cambiamenti alla smartcard, a tutti i livelli. Da precisare che mentre possono esistere Provider Keys per un solo gestore, con le giuste SECA Keys si possono aggiungere e rimuovere più providers e non solo modificarli (canali facenti parte del bouchet, ma appartenenti ad altro provider o broadcaster).

Come prima detto dopo un reset la smartcard inizia la comunucazione con la CAM. Questa prima comunicazione prende il nome tecnico di ATR (Answer To Reset), risposta dopo reset. Come l'ATR è ricevuto dalla CAM, questa inizia a richiedere informazioni alla smartcard. Le istruzioni che la CAM invia alla smartcard sono chiamate Instruction Byte o abbreviato INS Byte. Per la lista delle istruzioni supportate clicca quì.

Di seguito viene riportato un esempio di comunicazione tra CAM e smartcard per rendere l'idea a chi non ha cognizioni di programmazione. L'esempio riguarda la richiesta delle informazioni sui providers supportati dalla smartcard. La relativa istruzione è la INS 12. Siccome le cifre numeriche sono in esadecimale (hex), la notazione prevede che queste siano precedute dai segni 0x per distinguerle dalle cifre decimali. Quindi 0x12 indica la cifra 12 in esadecimale che corrisponde al numero 19 decimale.

C1 12 00 00 19 dove:
  • C1 12 = INS 0x12 (Instruction Byte 0x12)
  • 00 = Provider Number (il numero del provider per cui si richiede le info)
  • 00 = SECA (numero identificativo del sistema SECA)
  • 19 = Answer Bytes (numero di bytes che ci si aspetta in risposta, 0x19 = 25)
La risposta sarà qualcosa come:

12 00 00 4C 49 54 49 FF 4C FF 4C 4C 49 54 49 FF 4C FF 4C F5 49 99 FF FF 90 00
dove:
  • 12 = 0x12 Answer(risposta alla richiesta INS 0x12)
  • 00 00 = Provider ID (il numero identificativo del provider)
  • 4C 49 54 49 FF 4C FF 4C 4C 49 54 49 FF 4C FF 4C = Provider Name (Il nome del provider)
  • F5 49 = Smartcard Address (L'indirizzo della smartcard)
  • 99 = Informazione ancora sconosciuta
  • FF FF = Data di scadenza dell'abbonamento
  • 90 00 = Caratteristica dello standard SECA che significa, tutto OK (a fine comunicazione)
Premesso che la sezione riguardante la descrizione del sistema SECA è una traduzione dall'inglese di una pagina di un sito che si occupa dell'argomento, non si assume nesuna responsabilità circa l'esattezza dei dati contenuti, nè dell'uso che degli stessi se ne può fare. I dati reperibili sull'argomento sono, per ovvie ragioni, molto scarsi. Ad ogni modo mi auguro di aver contribuito a dare un'idea sulla comunicazione tra smartcard e decoder/CAM e del sistema SECA a quanti, come me, sono curiosi e amano conoscere le cose del mondo in cui vivono. Ricordando che le informazioni riportate sono fornite a solo scopo didattico, chi volesse approfondire l'argomento può provare ad effettuare delle ricerche nel mare nostrum INTERNET di cui, spero degnamente, questo sito fa parte.

Autore Alberto Ugo LEO

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