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giovedì 3 novembre 2011

Guerra Iran; pronti?

"Il Guardian di Londra e il New York Times ipotizzano nei prossimi mesi un attacco all'Iran da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna."

Il brutto è che siano i giornali a preparare il terreno!

Il problema è, se conviene e a chi, fare questa guerra.

Gli iteressi in ballo sono molteplici,e se la Cina avrà "convenienze" autorizzerà (non si opporrà) l'azione bellica, diversamente no.

Se vogliono trovano tutte le scuse del mondo per attaccare, non gli importa degli "effetti collaterali"!

Non s'è parlato per niente di Russia in tutto questo discorso,cosa faranno loro?

Se sono tutti d'accordo, si fa e basta; così girano un po' di miliardi, l'Iran con il suo regime dà fastidio, non sono controllabili, stategicamente danno fastidio per le vie del petrolio, potrebbero produrre energia nucleare a costi più bassi, tante cose!

Lo scenario internazionale non è tra i migliori, le conseguenze di un attacco potrebbero gravare, anzi, graverebbero su tutti noi.

Se parte una Terza Guerra Mondiale, allora i problemi saranno grandi, non più separati, ma globali, il nostro interrogativo deve essere come evitare tutto ciò.

Lo scenario che si presenta è quello di una nuova e lunga guerra (forse nucleare) nel cuore turbolento dell'energia mondiale. Secondo il Guardian «il «Bollettino dell'Iaea potrebbe essere "un punto di svolta", che fornirà dettagli senza precedenti sulla ricerca e gli esperimenti in corso da parte del regime». Ma anche il governo britannico ammette che l'Iran ha dimostrato una resistenza sorprendente di fronte alle sanzioni ed ai tentativi di sabotaggio tecnologico e cyber-attacchi al suo programma di arricchimento nucleare. Mentre il Medio Oriente arabo esplode, gli iraniani vengono accusati di essere nuovamente aggressivi e di interferire, anche con omicidi mirati, nei Paesi vicini, accuse che l'Iran respinge e ribalta su israeliani e occidentali.

La settimana scorsa il direttore aggiunto del Fsvts, Konstantin Biriouline, a detto a Ria Novosti che la Russia ha fornito dei mezzi per la guerra radio-elettronica del tipo Avtobaza all'Iran e e che sta conducendo negoziati per forniture di altre attrezzature di questo tipo. Secondo irouline, «Non si tratta di aerei, di sottomarini e nemmeno di missili SS20, si tratta di garantire la sicurezza dello stato iraniano». Una sicurezza evidentemente da garantire non solo contro l'attacco di Israele, ma anche di Usa, Gran Bretagna e Francia, tre Stati che insieme a Russia, Cine e Germania costituiscono quel G5+1 che ha imposto le sanzioni contro l'Iran accusato di preparare la bomba atomica...

Secondo “Jalal”, (un iraniano residente in Italia che preferisce non rendere pubblico il suo vero nome), «la situazione economica in Iran peggiora di giorno in giorno. La colpa è dell’incapacità e dell’egoismo delle persone al potere. Con i profitti del petrolio avremmo potuto essere uno dei popoli più ricchi del mondo ma non è così, perché i delinquenti che controllano l’economia non investono mai questi soldi nelle industrie iraniane, né li portano “alle porte della gente” come diceva l’Imam Khomeini nei primi giorni dopo la Rivoluzione del 1979.»La più insoddisfatta è la borghesia filo-occidentale. Penalizzata sul piano economico e politico, sgradita a un regime che ha soffocato nel sangue le proteste del 2009, sembra aver perso ogni speranza.

martedì 12 gennaio 2010

Escalation per la terza guerra mondiale

Per arginare la rincorsa iraniana al nucleare, gli Stati Uniti non escludono l’opzione militare. Certo, la notizia non è nuova: a confermarla, però, è questa volta direttamente David Petraeus, intervistato dalla celebre giornalista della Cnn Christiane Amanpour. Il generale, a capo del CENTCOM (Comando Centrale statunitense) e architetto delle strategie militari in Medio Oriente, è stato molto chiaro: “Il CENTCOM sarebbe quantomeno irresponsabile se non si ponesse la domanda ‘che fare se…’, e se non pianificasse diverse soluzioni per rispondere a svariate eventualità”. Ciò non toglie, ha continuato Petraeus, che la via diplomatica resta la prima scelta di Washington: una linea confermata anche dal capo di stato maggiore Michael Mullen, secondo il quale “certamente tra le nostre opzioni c’è la risposta militare, ma io ho detto molto chiaramente che bisogna trovare una soluzione diplomatica”.

Nell’intervista rilasciata all’Amanpour, Petraeus è andato più a fondo. Se il generale non ha voluto commentare l’ipotesi di un’azione militare da parte di Israele, ha però spiegato che – nonostante il regime abbia rafforzato le infrastrutture e abbia allargato la rete di tunnel sotterranei – i siti nucleari iraniani “potrebbero certamente essere bombardati”. Con quali risultati? “L’effetto di un bombardamento dipende da chi lo conduce, con quali mezzi e dalle capacità difensive di chi viene colpito”, ha spiegato il capo del CENTCOM. La risposta dell’Iran alle dichiarazioni di Petraeus non si è fatta attendere: secondo il portavoce del ministro degli Esteri Ramin Mehmanparast, citato dall’agenzia governativa Irna, le frasi del generale sono “fuori misura e irresponsabili” e i funzionari americani dovrebbero essere più prudenti nelle loro esternazioni.

Mehmanparast ha poi fatto il punto sulla disputa nucleare. “Alcuni paesi neutrali ci hanno chiesto di interrompere l’arricchimento per due mesi”, ha spiegato il portavoce, e “noi abbiamo accolto questa richiesta, nel tentativo di mostrare alla comunità internazionale la nostra buona volontà”. Secondo la stampa israeliana, il governo iraniano avrebbe bloccato l’arricchimento dell’uranio già da un mese: “Se dall’altro lato – ha concluso Mehmanparast – risponderanno alle richieste dell’Iran, allora inizieremo a lavorare, altrimenti prenderemo le decisioni necessarie”. La controproposta di Teheran segue il rifiuto dell’ultimatum posto dall’Onu alla fine del 2009: secondo la bozza dell’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), l’Iran dovrebbe arricchire il proprio uranio in Russia e in Francia, per poi reimportarlo sottoforma di combustibile; Teheran chiede invece che lo scambio avvenga in più fasi e sull’isola di Kish, parte del territorio nazionale.

Le notizie che giungono da Iran e Stati Uniti sembrano confermare quanto scritto giorni fa dall'Occidentale, secondo cui in Iran sarebbero in funzione due bombe ad orologeria: “Una segna il tempo che manca al regime per ottenere l’arma atomica, l’altra indica il tempo necessario all’opposizione per ribaltare il governo di Ahmadinejad”. In questo quadro, l’Occidente appare paralizzato: da un lato Petraeus rilancia l’ipotesi militare, dall’altra Obama lavora all’interno del 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania) per ottenere una quarta tornata di sanzioni contro Teheran, incurante degli ultimatum posti dalla comunità internazionale. Ma se l’idea di bombardare i siti nucleari appare ancora lontana, ciò che manca è un sostegno più marcato all’opposizione interna: ad oggi, la brutale repressione nelle strade di Teheran ha incontrato solo parole di condanna da parte di Europa e Stati Uniti.

Ecco perché, mentre il tempo scorre, a sbloccare la situazione potrebbe intervenire Israele, il paese maggiormente minacciato dai deliri di Ahmadinejad. L’ipotesi di un attacco unilaterale da parte dello Stato ebraico, paventato da molti analisti, rappresenta però l’ipotesi più pericolosa per il Medio Oriente (e in ultima analisi per lo stesso Occidente): in caso di fallimento – anche solo parziale – dell’operazione, non solo Teheran potrebbe riprendere indisturbato l’arricchimento dell’uranio, ma il regime riuscirebbe a compattare la propria popolazione contro il “mostro sionista”. Se poi Hezbollah e Hamas riprendessero contemporaneamente la guerra contro Israele, l’intera area mediorientale piomberebbe nel buio. Per fortuna, si parla ancora di scenari: per evitarli servirebbe però un’immediata presa di posizione da parte dell’Occidente, a favore dell’Onda verde iraniana e contro ogni ricatto iraniano sul tavolo del nucleare.

Fonte

martedì 3 novembre 2009

Guerra nucleare per stare al tavolo dei Big

Avevamo lasciato da parte la storia della Corea del Nord, subito dopo il suo ennesimo lancio di missili, non autorizzato dalla comunità internazionale. Nel frattempo i media ci raccontavano lievemente in sordina, le vicende del capo supremo Kim Jong secondo i quali l'atteggiamento ostile dimostrato, doveva ricercarsi come causa alle sue precarie condizioni di salute mentale e l'insediamento al potere dell'erede.

Il quadro pare una tragicomedy degna di una storia di seconda classe per qualche pellicola, viste le cause, gli argomenti e i complotti che delineano la storia. E fin qui...

Oggi si riportano titoli che inquadrano nuovamente la vicenda, con risvolti più accentuati. Si parla di minacce al mondo intero, di armi pronte all'uso verso chissà quali nemici. Poi leggendone i contenuti si capisce che il nemico è sempre lo stesso: gli USA.

Anche il metodo sembra lo stesso usato ultimamente dall'Iran. Il leader avrebbe deliberatamente riprocessato del combustibile nucleare per convertirlo in plutonio necessario all'allestimento di quattro o sei ordigni di capacità fissile massiva. Ne da notizia la stessa agenzia ufficiale di Pyongyang affermando di aver ottenuto questo risultato, operando nel reattore di Yongbyon che era stato parzialmente smantellato due anni fa a cambio di aiuti economici da parte di Giappone, Russia, Cina, Corea del Sud.

Che la situazione economica del Nord Corea non fosse fra le più rosee lo si sapeva da tempo. Classico scenario dove al potere s'instaura un leader con profilo dittatoriale. Nello specifico tutto risale al conflitto che nacque fra le due Coree e l'intercessione o meglio, l'intromissione dei due fronti mondiali; USA-URSS d'allora, Est-Ovest d'oggi.

Niente di più concreto da portare sul tavolo delle trattative richieste da Kim Jong, che la dimostrazione di possedere ordigni nucleari, di avere la tecnologia sufficiente a spedirli e l'ideologia aggressiva dimostrata ad oggi. In verità le trattative erano già state richieste ed organizzate dai 6 paesi coinvolti alla situazione, il regime di Pyongyang, solo impone la presenza del rappresentante statunitense in un incontro diretto come si è sentito dire il premier cinese Wen Jiabao, in occasione della sua ultima visita al paese agl'inizi d'ottobre.

Che dire, lo scenario si amplifica in stile James Bond, facendoci intravedere scenari da intrighi internazionali, complotti per il potere dove il colpevole psicolabile di turno è il capo della Corea del Nord. Solo che non è un film.

L'importanza di questi episodi viene limitata nei paesi occidentali, dandogli una parte secondaria e concentrandosi sui soliti temi d'economia e politica che li contraddistinguono, fermo restando ripescare queste notizie, vere purtroppo, nei momenti dove secondo loro, è opportuno portare l'opinione pubblica verso il pericolo di una guerra nucleare globale in attesa di far passare qualche nuova risoluzione preventiva, giustificata dalla pericolosità della vicenda.

venerdì 29 maggio 2009

A forza di missili

Ci risiamo, come da copione. La Corea del Nord non desiste da quelli che per lei sono solo "legittime sperimentazioni". Sorda a quanto viene detto dalla comunità internazionale, insiste col lancio dei suoi missili a corto raggio.

Anche oggi la Corea del nord ha lanciato un missile a corto raggio dalla sua costa orientale, in un nuovo gesto di sfida alla comunità internazionale.

Pyonyang ha annunciato di aver effettuato lunedì scorso un secondo test nucleare dal 2006 e ha lanciato cinque missili a corto raggio, minacciando di attaccare la Corea del Sud dopo la decisione di Seul di unirsi all'iniziativa di sicurezza contro la proliferazione nucleare

Il lancio e' avvenuto dalla base di Musudan-ri, situata sulla costa orientale. ''Sembra essere diverso da quelli lanciati in precedenza'', ha detto un funzionario del governo di Seul. ''Si tratta di un nuovo tipo di missile terra-aria'', ha aggiunto. Cresce intanto la tensione tra le due Coree: i pescherecci cinesi stanno abbandonando il Mar Giallo.

Minacce all'Onu
Ma non solo. Nuove sanzioni da parte dell’Onu porteranno la Corea del Nord ad adottare "misure di difesa". È l’avvertimento di Pyongyang riportato dall’agenzia ufficiale, Kcna. "Se il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite metterà in campo altre provocazioni, le nostre ulteriori misure di difesa saranno la risposta inevitabile" recita una nota del ministero degli Esteri. Inoltre "le attività ostili da parte del Consiglio di sicurezza equivarrebbero ad annullare l’armistizio della Guerra di Corea" del 1953. Pyongyang spiega pure che il secondo test nucleare di lunedì scorso è già da considerare "una misura di legittima difesa" contro la dura condanna espressa dal Palazzo di Vetro per il lancio del missile-satellite del 5 aprile scorso.


mercoledì 27 maggio 2009

La corea del Nord aumenta la pressione.

Venti sempre più tempestosi annunciano guerra imminente. Seguono gli sviluppi delle azioni di Kim Jong-il dai fatti recenti.
Nonostante nel passato la stessa escalation rapida ha visto trasformarsi da una presa di potere di Hitler nel secondo conflitto mondiale, la comunità internazionale tentenna sul da farsi. In effetti la situazione è delicata e agire senza rompere i giochi politici/economici dei vari stati, è arduo.

Ai dittatori di qualunque regime, non passa minimamente l'idea che stati democratici, non sono capeggiati dall'individuo che li rappresenta e che dunque, non cambiano la linea d'azione in base a chi stà al governo, ma agiscono conformemente alla comunità che li ha votati.

Questi individui malati di potere e convinti della bontà delle loro azioni, solo cercano il tornaconto più proficuo e diretto, pensando che un male in più, possa portare solo beneficio alla popolazione che sovrastano, con buona pace delle vittime che questo comporta.

PYONGYANG - La sfida della Corea del Nord alla comunità internazionale non si ferma. Oggi Pyongyang ha effettuato un nuovo lancio di missile a corto raggio, all'indomani del lancio di altri due. E ha minacciato una risposta militare alla Corea del Sud dopo la decisione di Seul di aderire alla Proliferation Security Initiative (Psi), dichiarandosi di non sentirsi più legata all'armistizio del '53. Intanto i satelliti spia americani hanno accertato che è ripartito l'impianto nucleare -2.

In una dichiarazione diffusa dall'agenzia stampa ufficiale Kcna, l'esercito nordcoreano accusa il presidente sudcoreano di tradimento. "Come dichiarato al mondo, le nostre forze rivoluzionarie considereranno la piena partecipazione del gruppo di traditori di Lee Myung Bak nella Proliferation Security Initiative (PSI) - si legge nella dichiarazione con un riferimento all'iniziativa guidata dagli Stati Uniti - come una dichiarazione di guerra contro di noi".

Pertanto, la sicurezza delle navi sudcoreane e statunitensi non puo' essere piu' garantita nel tratto di mare prospicente al confine intercoreano aggiunge ancora la dichiarazione dettata alla Kcna. Con l'armistizio revocato, la penisola potrebbe tornare presto in uno "stato di guerra", ha aggiunto la missione militare nordcoreana nell'area comune di sicurezza della Zona demilitarizzata coreana.

L'agenzia sudcoreana Yonhap, citando una fonte anonima del governo di Pyongyang, ha riferito che il lancio del nuovo missile a corto raggio è avvenuto dalla costa orientale verso il Mar Giallo.
Il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo, citando una fonte anonima del governo di Seul, ha riferito che un satellite spia statunitense ha rilevato vapore uscire da un impianto nucleare a Yongbyon, generati dalla struttura di lavorazione del plutonio che si trova a 80 chilometri da Pyongyang. La Corea del Nord aveva già annunciato di aver riavviato le operazioni di ritrattamento del combustibile atomico a Yongbyon, in segno di protesta verso la condanna dell'Onu per il lancio del missile-satellite effettuato il 5 aprile scorso, che secondo i servizi Usa e sudcoereani era però il test di un nuovo missile nucleare.

L'ultimo atto della sfida al mondo è la dichiarazione di Pyongyang non sertirsi più legata all'armistizio del 1953, siglato alla fine della guerra di Corea. La notizia è stata diffusa dalla Kcna, l'agenzia ufficiale del regime. E' la risposta alla decisione del vicino di aderire all'iniziativa lanciata nel 2003 da George W. Bush per interdire il trasferimento di tecnologie e armi di distruzione di massa. Il regime di Kim Jong-il ha diramato una nota per avvertire che risponderà "immediatamente e con forti misure militari" ad una eventuale decisione del Sud di fermare e ispezionare navi nordcoreane.

Finora la reazione della comunità internazionale è stata ferma ma non sostanziale. Il Tesoro americano, dopo le dure parole di Obama sulle "conseguenze" inevitabili delle azioni di Kim, ha reso noto che sono allo studio nuove sanzioni al Paese, dove già vige un regime di isolamento assoluto imposto dal regime e la popolazione vive nella totale privazione dei beni di consumo più comuni. Ma il gruppo di lavoro dell'Onu incaricato di formulare una nuova risoluzione ha annunciato ieri sera che "occorre ancora del tempo" per arrivare a un pronunciamento definitivo.

Ad allarmare la comunita' internazionale e' anche la notizia che i satelliti spia americani hanno registrato immagini che mostrano come sia stata ripresa l'attivita all'impianto nucleare di Yongbyon, che era stato messo in disuso dalla Corea del Nord dopo la firma dell'accordo per la denuclearizzazione nel febbraio 2007.

Secondo quanto riporta il quotidiano Chosun Ilbo, l'impianto e' stato riaperto diverse volte in aprile e dall'inizio di maggio le immagini mostrano del fumo che proverebbe la ripresa dell'attivita' della produzione del plutonio destinato alle armi atomiche, precisa ancora l'agenzia sudcoreana Yonhap. Pyongyang aveva in effetti annunciato gia' lo scorso aprile la sua intenzione di riprendere la produzione del plutonio in risposta alle critiche arrivate dal Consiglio di Sicurezza al lancio di missili del cinque aprile.

La crisi è seria. Il mondo deve reagire e infatti il Consiglio di sicurezza ha già avviato le consultazioni per approvare una seconda risoluzione che dovrebbe proporre nuove sanzioni economiche. Ma il Palazzo di vetro, da solo, non riuscirà a piegare il leader supremo Kim Jong Il; perché la Russia, ma soprattutto la Cina non sembrano disposte ad approvare misure troppo dure. Ma non solo.

A decidere l’esito di questa crisi saranno ancora una volta gli Usa. E gli sguardi di tutti sono puntati su Obama, chiamato ad affrontare la prima vera crisi mondiale da quando si è insediato alla Casa Bianca. Fino a oggi i sorrisi, le promesse e a tratti persino le lusinghe, in Asia, in Europa, nell’America latina, in Africa sono serviti a migliorare l’immagine degli Usa. Ma non servono a fronteggiare un dittatore che guida un Paese dove decine di migliaia di persone muoiono di inedia. E che possiede la bomba atomica.

Altro che ammiccamenti, occorre una risposta forte, che a parole è arrivata. «Se la Corea del Nord vuole continuare a provocare la comunità, dovrà essere pronta a pagarne il prezzo», ha ammonito l’ambasciatrice statunitense all’Onu Susan Rice. Ma concretamente che cosa può fare Washington?

La risposta degli esperti dell’amministrazione è sconsolata: ben poco. Negli ultimi quindici anni è stato tentato di tutto. Clinton provò a blandire Pyongyang fornendo impianti per produrre energia nucleare e dal petrolio. Bush, all’indomani dell’11 settembre, citò la Corea del Nord tra i Paesi dell’Asse del male, al pari dell’Iran e dell’Irak di Saddam Hussein; quindi tentò di portarla al collasso imponendo dure sanzioni economiche e il sequestro dei beni all’estero di Kim Jong Il e dei suoi familiari.

Poi lo stesso Bush cambiò idea, imboccando la via del negoziato multinazionale, assieme alle potenze della regione e alle Nazioni Unite, che permise di raggiungere un accordo per lo smantellamento degli impianti nucleari, ora denunciato da Pyongyang.

Un’opzione ci sarebbe: gli Usa non hanno ancora applicato il blocco navale, sebbene sia stato autorizzato dall’Onu qualche anno fa. Ma Pyongyang ha fatto sapere che lo considererebbe un’aggressione e dunque un atto di guerra. È un bluff o fa sul serio? E dunque Obama è disposto a rischiare una crisi militare nel sud est asiatico che affosserebbe la speranza di una ripresa economica e lo costringerebbe a schierare le forze armate a difesa della Corea del Sud e forse anche del Giappone?

La risposta più probabile è no. E allora non resta che tentare ancora una volta il dialogo, alternando la carota e la minaccia del bastone. Con cautela, sedando le ansie di Kim Jong Il, che teme di essere spodestato e che vorrebbe approfittare di questa crisi per passare il potere al terzogenito. Il dittatore è malato, insicuro, ansioso; e dunque meno prevedibile. Un problema in più per Barack Obama.

lunedì 25 maggio 2009

Manca poco al conflitto: test nucleare del Nord Corea

A distanza poco meno di un mese, la Corea del Nord, attua oggi i suoi esperimenti nucleari detonando un ordigno di potenza superiore a quello che distrusse Nagasaki nell'ultimo conflitto mondiale. Immediate le reazioni degli stati mondiali, seguendo il programma previsto nel caso questo evento avesse avuto esito.
Il tutto si è sviluppato dal lancio di missili che la Corea del Nord eseguì il 6 aprile scorso, nonostante le proteste e gli avvisi ricevuti dalla comunità internazionale.

NUOVI SVILUPPPI
Roma, 26 mag (Velino) - Il lancio di altri due missili balistici a corto raggio dalla base nordcoreana di Musudanri crea grande allarme nell’est asiatico e in tutta la comunità internazionale già scossi ieri dal test atomico condotto dalla Corea del Nord. La condanna giunta lunedì notte all’unanimità da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, della Corea del Sud, del Giappone e dell’Unione europea non sembra aver scosso la risolutezza del presidente nordcoreano Kim Jong-il, deciso a dare prova della capacità militare di Pyongyang. La condanna anche da parte di Pechino, principale partner commerciale della Corea del Nord e suo protettore in Asia, non cambia il fatto che i sismografi della regione hanno effettivamente registrato le onde d’urto dell’atomica fatta esplodere dagli ingegneri nordcoreani. Se l’annunciato test nucleare del 2006 aveva lasciato nel dubbio gli osservatori di cose militari, quello di ieri prova che il caro leader dispone di capacità nucleari offensive. E il lancio di altre tre missili dimostra che Pyongyang non teme la reazione della comunità degli Stati. Che si interroga adesso sulle effettive intenzioni della dirigenza nordcoreana.

La Corea del Sud, nel frattempo, ha dato ordine alla unità delle proprie Marina operanti nel Mar Giallo e nel Mar del Giappone di unirsi a quelle statunitensi. Mentre il presidente Usa Barack Obama ha garantito a Seul che gli Stati Uniti proteggeranno i sudcoreani. Operazioni e affermazioni che non impressionano il governo di Pyongyang, un cui comunicato ripreso dalla sudcoreana Yonhap, afferma che la partecipazione della Marina di Seul alle esercitazioni navali statunitensi nel quadro della Proliferation Security Initiative equivale “a una dichiarazione di guerra”.

L'esplosione sotterranea ha causato un piccolo terremoto. Il presidente Usa: "Minaccia alla pace, così provocherà più forti pressioni internazionali". L'Iran rifiuta la proposta dell'Occidente sul nucleare, "ma con l'Italia relazioni buone"

Pyongyang ha fatto sapere di aver effettuato il suo secondo test nucleare, dopo quello di ottobre 2006. Una mossa che ha tutti gli elementi della ritorsione contro la condanna decisa dall'Onu il mese scorso per il lancio del missile-satellite lanciato in orbita il 5 aprile. In concomitanza con il test nucleare, i nordcoreani hanno sperimentato anche tre missili a corto raggio. La reazione americana è stata durissima: il mondo deve reagire unito a questa minaccia, ha detto Obama.

CRITICA L'USA. Molto forti le parole del presidente Usa Barack Obama. "La Corea del Nord - ha commentato - sta sfidando direttamente e in modo sconsiderato la comunità internazionale" facendo aumentare le tensioni nell'Asia nordorientale. E ha aggiunto: "Il programma nucleare nordcoreano e i test missilistici rappresentano una grave minaccia alla pace e alla sicurezza del mondo, e io condanno queste irresponsabili azioni. Gli Stati Uniti e la comunità internazionale devono reagire in risposta" al test nucleare avviato dalla Corea del Nord. Obama ha preso la parola prima della cerimonia in onore del Memorial Day - la festività nazionale che cade oggi e con cui si ricorda il sacrificio compiuto dai soldati americani in guerra. Il presidente americano ha ribadito in particolare che il test nucleare della Corea del Nord rappresenta "una grande minaccia alla pace e alla sicurezza del mondo" e che si tratta anche di una "violazione sfrontata delle leggi internazionali". Obama ha affermato dunque di "condannare questa azione sconsiderata".

LA CINA. Anche la Cina, il più stretto alleato della Corea del Nord, ha detto di essere "fortemente contraria" e ha accusato Pyongyang di aver "ignorato le obiezioni della comunità internazionale" al proseguimento del suo programma nucleare.

LE ALTRE REAZIONI. Rispetto al lancio del missile-satellite del 5 aprile, al fronte compatto di condanna di Corea del Sud-Giappone e di altri due membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, Francia e Gran Bretagna, s'è aggiunta la Russia che, attraverso il suo ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, ha affermato che Mosca è "preoccupata per l'esperimento nucleare sotterraneo effettuato" dalla Corea del Nord. Una "provocazione pericolosa" e "una minaccia per la pace" l'ha definita il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini.

L'ONU. Un portavoce del ministero degli Esteri giapponese ha fatto sapere che il suo Paese risponderà all'iniziativa nordcoreana "in modo responsabile" alle Nazioni Unite. Per Londra si tratta di una "violazione flagrante " della risoluzione Onu. L'Unione europea si dice "molto, molto turbata" e la Russia annuncia la convocazione straordinaria del Consiglio di Sicurezza del Palazzo di vetro, imminente dopo la presa di posizione della Cina.

L'IRAN. Nel pieno della campagna elettorale per le presidenziali del 12 giugno, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha annunciato che non accoglierà la proposta di congelamento del processo di arricchimento dell'uranio avanzata dall'Occidente. E che non intende neanche avviare un negoziato con il "5+1", ovvero il gruppo composto dai Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza più la Germania. "I negoziati al di fuori dell'Aiea non devono riguardare il nucleare, ma solo le altre questioni internazionali e la pace nel mondo. Non parleremo di nucleare se non con l'Aiea (l'Agenzia internazionale per l'energia atomica)", "Sono pronto ad avere un faccia a faccia con il presidente Barack Obama", lo ha detto il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, oggi, citato dall'agenzia stampa iraniana, Farsnews. Durante una conferenza stampa tenuta con la stampa estera nel suo ufficio a Teheran, Ahamdinejad secondo Farsnews si è detto pronto "a partire per New York" per questo faccia a faccia con il capo della Casa Bianca "per risolvere i problemi del mondo e gestire le questioni di sicurezza che affliggono l'umanità". "il dialogo - ha detto il presidente iraniano - è l'unica strada per raggiungere una riconciliazione reale" tra il suo paese e l'occidente. Il 12 giugno l'Iran vota per le elezioni presidenziali, e Ahmadinejad, salvo sorprese, è il favorito.

Ahmadinejad ha condannato solo implicitamente l’esperimento condotto oggi dalla Corea del Nord, affermando che «nessun governo dovrebbe sprecare la ricchezza del popolo nella proliferazione nucleare».

Ma tutto il mondo, ha aggiunto, dovrebbe essere denuclearizzato, e «bisogna cominciare dai Paesi più potenti, perché se cominciano loro gli altri seguiranno». Un messaggio inviato in particolare all’amministrazione americana del presidente Barack Obama, che, nonostante le offerte di dialogo alla Repubblica islamica, vorrebbe fermarne il programma nucleare, convinto come il suo predecessore George W. Bush che Teheran vuole dotarsi di armi atomiche.

«Loro che hanno migliaia di testate nucleari - ha detto Ahmadinejad - perché vogliono fermare il programma pacifico di un altro Paese?». Per questo, ha aggiunto, l’Iran sta ancora aspettando di vedere se il cambiamento annunciato da Obama è «reale o solo a parole».

Ahmadinejad ha poi detto che, se verrà rieletto, proporrà ad Obama un dibattito diretto nell’ambito dell’Onu, come fatto a suo tempo con Bush, che lo ignorò. I due presidenti, ha aggiunto, dovrebbero discutere delle «radici dei problemi del mondo».

giovedì 30 aprile 2009

L'escalation continua: ora le minacce


SEOUL (Reuters) - La Corea del Nord ha minacciato oggi di condurre un test nucleare e di provare un missile balistico intercontinentale se il Consiglio di Sicurezza dell'Onu non si scuserà per le sanzioni imposte a Pyongyang.

Il portavoce del ministero degli Esteri della Corea del Nord ha anche chiesto in una nota riportata dall'agenzia di stampa Kcna che il Consiglio di Sicurezza ritiri tutte le risoluzioni contro il paese per i precedenti test missilistici e nucleari.

Il Consiglio di Sicurezza aveva imposto sanzioni alla Corea del Nord per il lancio di un missile balistico a luglio del 2006 e per un test nucleare condotto pochi mesi dopo, e ha chiesto il rafforzamento di tali sanzioni a seguito del lancio di un missile a lungo raggio questo mese.


sabato 4 aprile 2009

Fatti... preoccupanti?

 Kim Jong-il, leader della Corea del Nord
Kim Jong-il, leader della Corea del Nord

La Corea del Nord mette a punto gli ultimi preparativi del suo missile-satellite da mandare in orbita già oggi, mentre Barack Obama insiste e dice che Pyongyang «dovrebbe» invece rinunciarvi. «Se dovesse avvenire - ammonisce il presidente americano - prenderemo le misure adeguate, la Corea del Nord deve capire che non può minacciare impunemente la comunità mondiale». È «una provocazione», aggiunge Obama, impegnato in un incontro bilaterale con l'omologo francese Nicolas Sarkozy che di fatto apre il vertice Nato a Strasburgo. «Altri Paesi sono sulla stessa linea degli Usa», spiega, lasciando intendere il ricorso a iniziative a livello di Consiglio di sicurezza dell'Onu. Un'azione che, secondo gli osservatori, avrebbe registrato il disappunto della Cina, «l'alleato» più vicino a Pyongyang, contraria all'applicazione di altre sanzioni o all'inasprimento delle attuali contro il regime comunista.

Per il premier giapponese Taro Aso e il presidente sudcoreano Lee Myung-bak il satellite può essere mandato in orbita già sabato, condizioni meteo permettendo. A poche ore dall'avvio del periodo utile del 4-8 aprile (nella fascia oraria 11-16) per completare l'operazione, torna il pressing internazionale per evitare un evento che porterebbe forti elementi d'instabilità regionale facendo salire le tensioni. A confermare le indiscrezioni di fonti militari Usa sulla imminenza del test missilistico, ci ha pensato il premier nipponico Aso per il quale il missile balistico «volerà sul Giappone» oggi, sabato 4 aprile. Aso, a margine del vertice del G20 di Londra, ha detto che se così fosse sarebbero «violate le risoluzioni Onu» richiedendo «un messaggio appropriato». Racconta di aver discusso della sicurezza della regione con il presidente cinese Hu Jintao che «segue da vicino la situazione nordcoreana». Anche per il presidente sudcoreano Lee, sabato potrebbe già aversi il lancio che richiederà comunque «una forte e severa» risposta, dichiarandosi convinto che le condizioni di salute del leader nordcoreano Kim Jong-il, che ha subìto un ictus lo scorso anno, sono migliorate al punto che ora è saldamente al comando.

L'operazione, che il regime definisce «esplorazione pacifica dello spazio» per mandare in ordita un satellite sperimentale per le telecomunicazioni, sarebbe, secondo Usa, Corea del Sud e Giappone, il test di un missile a lunga gittata, il Taepodong-2, capace di montare una testata nucleare e di trasportarla fino all'Alaska e alle Hawaii. Washington, Tokyo e Seul hanno schierato unità navali super tecnologiche nel Mar del Giappone, mentre il Sol Levante ha piazzato anche gli intercettori Patriot nel nord del Paese, nell'ambito dello scudo antimissile. La tensione nella regione è alta. «Siamo pronti a difendere la sicurezza della popolazione», ha assicurato in conferenza stampa, il ministro della Difesa nipponico, Yasukazu Hamada.


Pyongyang:pronti a colpire Giappone

"Se il nostro missile verrà abbattuto"

Pronti a colpire il Giappone, se il missile che la Corea del Nord si prepara a lanciare sarà abbattuto. E' questa la vendetta minacciata da Pyongyang che assicura come gli scopi del preannunciato lancio siano pacifici. "Le nostre forze armate rivoluzionarie" si legge in una nota dello stato maggiore congiunto nordcoreano, "non esiteranno a condurre un attacco di rappresaglia se forze ostili mostreranno di voler abbattere il nostro satellite".

giovedì 5 marzo 2009

Attività (in)umane


Uno dei motivi per cui la terza guerra mondiale non ha ancora avuto uno sviluppo da scenario tipo pellicola, è che gli eventuali superstiti devono avere a loro disposizione, energia per governare il mondo che finalmente, si sono conquistati.
In un conflitto di questa portata infatti, sarebbe difficile riuscire a mantenere posizioni di dominio, con le fonti energetiche attualmente note .

Noi siamo portati a credere che la ricerca di energie alternative, l'eventuale uso d'ipotetici motori Tesla, ecc., sia fortemente ostacolata dalle multinazionali del petrolio per l'evidente perdita di potere che ne deriverebbe sul mercato.

Crediamo davvero che queste non siano al corrente che la materia prima di cui si sono appropriate, sia agli sgoccioli e che in caso di conflitto globale, sarebbe impossibile da recuperare e non vi sono magazzini di stoccaggio tali da permettere una sopravvivenza di dominio energetico post-bellico?

Cerchiamo di collegare quanto sopra a quanto sotto:

“Il 26 marzo 2002 è stato concesso il brevetto USA 6.362.718 per il “Generatore Magnetico Immobile” (MEG) che è probabile divenga il primo dispositivo free energy nella storia ad essere commercialmente disponibile, a partire da un anno da ora. La macchina fornirà elettricità gratuita dal vuoto per tutta la vita del dispositivo stesso, che dovrebbe essere alquanto lunga dato che non ha parti mobili. Potete vedere la foto di una replica del MEG, realizzata dallo scienziato Jean Louis Naudin, e le altre presso: http://jnaudin.free.fr/html/meg.htm.


Esso dispone di potenti magneti, bobine e di una unità elettronica di controllo.

L’annuncio è importante perché sinora l’ufficio brevetti era sempre stato scettico sui dispositivi che apparentemente ricavano “qualcosa dal nulla”, ma secondo la nuova scienza elettromagnetica scalare, il MEG non infrange la legge di conservazione dell’energia: quest’ultima è semplicemente conservata nella quarta dimensione, il tempo, e non nel nostro mondo tridimensionale.

Il MEG fornisce energia elettrica ricavandola dalle onde elettromagnetiche (EM) longitudinali esistenti in quantità praticamente illimitate nello spazio vuoto. Quest’oceano di energia che permea qualunque cosa viene talvolta chiamato energia di “punto zero”, dato che vi rimane anche alla temperatura dello zero assoluto.

Quattro sono gli inventori elencati: Stephen L. Patrick, Thomas E. Bearden, James C. Hayes, Kenneth D. Moore.
La complicata fisica alla base del funzionamento del MEG viene spiegata nel documento "The Motionless Electromagnetic Generator: Extracting Energy from a Permanent Magnet with Energy Replenishment from the Active Vacuum" (Il generatore elettromagnetico immobile: estrarre energia da un magnete permanente con rifornimento di energia dal vuoto attivo, ndt)

Siete riusciti a collegare le cose? Non vedete nulla di strano?

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