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mercoledì 5 ottobre 2011

Rettifiche obbligatorie per legge

Ovvero:
"Quando chi governa ha le idee poco chiare".

Nell'era della tecnologia, è nato il www, il World Wide Web; con il www, il controllo è alla portata di tutti; non è più come una volta (non sto parlando di 700 anni fa, eh) che nell'era industriale due superpotenze avevano il totale controllo e la gente viveva nella paura di una guerra nucleare fra esse.
Nell'era informatica, il World Wide Web, non ha lasciato nessuno in una posizione di controllo.
Attualmente, oggi, ora, adesso è la Legge di Moore che ha il controllo.
E la Legge di Moore afferma che le informazioni e la tecnologia stanno raddoppiando ogni 18 mesi, il che significa che ognuno di noi ha bisogno di raddoppiare le proprie informazioni, ogni 18 mesi, altrimenti rischia di rimanere indietro.

Il tempo di latenza è la differenza temporale fra il concepimento di una nuova idea e la sua accettazione da parte del settore.

Nel ramo informatico, il tempo di latenza è pari a 1 anno.
Nel ramo aerospaziale, il tempo di latenza è pari a 2 anni. Ciò significa che occorrono solamente due anni perché una nuova idea sia concepita e poi adottata dal settore.
Nel ramo dell'istruzione, il tempo di latenza è pari a 50 anni.
Molte persone (la stragrande maggioranza della popolazione, il 95% degli italiani, ad esempio) non si è accorta che l'era industriale è finita ed è iniziata l'era tecnologica ovvero l'era dell'informatica.

Bisogna, quindi, svegliare la gente che è annientata e/o distrutta psicologicamente.

venerdì 8 ottobre 2010

Acqua minerale Vs acqua da rubinetto

Ci siamo occupati sul tema dell'acqua in diverse occasioni, più o meno attuali e più o meno tecniche.

Sale sui media ultimamente il messaggio di consumare la normale acqua di rubinetto. Un testimonial del calibro di Luciana Litizzetto cerca di convincere i consumatori ad usare fonti idriche più vicine in controtendenza a quanto ormai radicato nelle menti, che l'acqua minerale di quella o quell'altra marca è più salutare, più buona, ecc.

Gli Italiani sono fra i consumatori di acqua minerale in bottiglia, al terzo posto nel mondo. Così che la Coop ha pensato di sottolineare il messaggio dove l'uso di questa risorsa, deve essere compatibile alle specifiche ambientali riducendo costi ed inquinamento.

Il tutto condito con accenni morali ed etici, tali da rendere immediato il senso dello spot.

Non che sia una novità; da anni un comico ci rende edotti sull'idiozia di consumare acqua proveniente da luoghi remoti, mentre quella che abbiamo vicino a casa viene rivenduta altrove.
Con un aumento sproporzionato dei costi di trasporto di cui le ditte incaricate hanno fatto la loro fortuna.

Insomma, pare un cambio di rotta decisamente per il meglio dove un consumo intelligente, eviterebbe conseguenze che sono negative economicamente per tutti.

Ma...

Le compagnie multinazionali che hanno proliferato fin oggi a questo tipo di commercio, poco a poco, davanti ai nostri occhi e senza che noi ce ne sia importato gran che, hanno acquisito i diritti sull'acqua in svariati modi. O direttamente appropriandosi delle fonti, o detenendone i diritti di fornitura attraverso appalti in concessione a enti locali poi trasformatesi in SpA e successivamente scalate attraverso il sistema borsistico e camuffate di facciata con il giochino delle scatole cinesi.

In sostanza ad oggi, le fonti pubbliche non sono più tali! Ciò che era una necessità di vita, prima di un diritto, è stata trasformata in merce e da utenti siamo diventati consumatori. Ma sembra non ce ne freghi nulla. Abbiamo il calcio alla TV, il frigo è fornito e se vogliamo diversivi, ce ne sono a iosa. Chi non si allinea o è un terrorista, o un pedofilo o ... ???

Rileggendo la notizia, si può vedere di come la Coop, che nel tempo è stata quotata in borsa e di casareccio rimane solo il ricordo rimarcato nelle sue stucchevoli pubblicità, ma anche delle sue correlate borsistiche, visto che gli asset aziendali vanno ben oltre a quanto uno creda, è preoccupata dei SUOI costi di gestione.

Automezzi, carburanti e personale da tagliare, tagliare e tagliare. Aprite il rubinetto e bevete da lì l'acqua. Ormai è più conveniente per tutti.

Col tempo poi, ci saranno aumenti, ci saranno restrizioni e magari avremo rubinetti separati per l'acqua. Quella da bere e quella per consumi diversi. Con sistemi di fornitura separati dove acque depurate, verranno utilizzate per lavatrici, servizi igienici, giardini, ecc. Tanto il costo già ci viene girato sulla bolletta/fattura dell'acqua sotto forma di addizionale. In futuro avremo nuove utenze da pagare e i prezzi saranno allineati, sicuro.

Il bello che questi servizi li avremo già pagati noi in origine, ed in base alle leggi attuali sugli investimenti da effettuare per mantenere gli appalti e le licenze comunitarie, son di fatto già di proprietà di queste società, con tanto di soddisfazione da parte nostra.

Ma non serve ora adirarsi e cercare il "mostro" responsabile o gli approfittatori. Nel tempo queste società si sono automatizzate al punto che agiscono di loro conto. Come se avessero vita propria. Sistemi interni che licenziano, assumono, comprano e vendono, manovrano senza che nulla esternamente piloti la cosa. Da fuori solo si può affinare eventuali filtri o cambiare le variabili delle formule. Diversamente la macchina stessa, licenza e blocca l'incauto che cerchi di fermare il sistema. Non ci sono padroni da portare in processo, solo investitori (azionisti) che sono anonimi o meglio, le azioni della società sono anonime; chiunque può averle.

L'umanità è riuscita a crearsi un meccanismo perverso nato dalla cupidigia, per avere la famosa gallina delle uova d'oro. Poco importa dove questa gallina recuperi la materia prima per produrre l'oro.

Facciamocene una ragione. I colpevoli sotto sotto, siamo noi; ma forse ci va bene così e quello che qui viene scritto in chiave di critica, viene invece letto come conquista benefica dai più. Tanto anche se in sintonia col post, non ci possiamo fare niente... giusto?

... O no?

venerdì 14 maggio 2010

La crisi; continuerà fino ad obiettivi raggiunti.

Sui giornali e mezzi di comunicazione c'è sempre più attenzione sopra l'attuale crisi, che a detta dei comunicatori, vede l'Europa in quanto istituzione economica, sotto attacco speculativo. Arrivano notizie, riportate come agenzie stampa, dove la credibilità dei paesi dell'Euro, è minata dal deficit pesante che gli stessi soffrono da lungo tempo.

La manovra con la quale si è istituito un fondo a garanzia dei titoli di stato emessi dai vari governi componenti l'area europea, ha dato sollievo alle contrattazioni sul mercato azionario, a fronte di pesanti manovre economiche, che vengono imposte ai cittadini dei vari paesi.

Mentre si elencano tutte le varie spiegazioni che mostrano come a fronte di un debito necessariamente deve esserci un sacrificio tradotto con aumenti di tasse e abbassamenti degli stipendi, poco a poco per gli ignari cittadini europei, viene cancellato il fatto che l'Euro sta precipitando nelle sue quotazioni.

Questi personaggi, non eletti da nessuno, che si sono messi a "consigliare" i vari governi, indicano nella politica restrittiva, il giusto cammino da seguire per risollevare la stabilità del mercato. La prima domanda che sorge quasi spontanea è come mai le correttive applicate siano viste come "giuste" mentre poco prima non si sapeva bene quali strade prendere. Solo scaricare sui vari amministratori colpe di avvertimenti non ascoltati...

Il fatto che sta scomparendo sapientemente messo in secondo piano, è che differentemente da quando ogni stato per garantire le proprie esportazioni commerciali, svalutava la sua moneta, con l'avvento dell'Euro, il giochino non si può fare.

Una delle prime accuse, oggi dimenticate, era l'eventuale operazione di squali economici, che hanno puntato sulla parità Euro-Dollaro, scommettendo nel frattempo sull'operazione opposta immettendo titoli drogati sul mercato azionario che garantivano proprio la stabilità.

I nostri politici assicurano che tale speculazione è stata fermata dall'istituzione del fondo cui sopra.

Niente di vero! Infatti l'Euro prosegue sulla sua corsa verso la parità col Dollaro, garantendo nel frattempo buone esportazioni, di cui gli effetti al rialzo borsistico su alcuni titoli, e imponendo manovre non sindacabili vista la crisi raggiunta.

Interessante come nonostante queste variazioni virtuali di valore, il petrolio continui a salire facendo sentire i suoi effetti alla pompa, che vedrete, avrà il prezzo ritoccato ancora più in su visto il facile gettito in entrata, tramite imposte che già alcuni stati (Spagna, Portogallo, Grecia,) possono gustare con l'aumento dell'IVA.

Per avere un'idea di quanto senza saperlo sia stato perso, basiamoci su cambi monetari diversi da quelli Euro/Dollaro e che per loro natura, hanno un valore nominale basato sulla vera ricchezza del paese e non da contrattazioni borsistiche. Prendiamo in esame il Guaranì, moneta del Paraguay che essendo paese appartenente al MercoSur e non inserito fra i paesi ricchi ma di cosiddetto "terzo mondo", non può soffrire di variazioni sulle parole, ma solo adeguandosi.

A fine anno 2009, la moneta europea era cambiata a 7100/7300. Oggi siamo a 5800/5600 e con tendenza al ribasso. Un ribasso del 20% in sei mesi (40% annuo).

I mercati del Forex hanno fatto un buon bottino. Immaginate di aver comprato 6 mesi fa moneta paraguaia per 100.000 €. Rivendendola oggi avreste un capitale di 122.413€, ovvero, 22.000 in sei mesi. Non male vero?

Questo per monete non sospette. Amplificate il tutto con il serpente monetario mondiale, e avrete un' idea di quanto guadagno "sporco" c'è nei retroscena delle nostre crisi locali.

Come mai paesi quali Gran Bretagna si sono defilati dall'istituzione del fondo europeo? Hanno sempre detto di non voler appartenere alla sfera monetaria, quindi coerentemente, non hanno aderito al "salvataggio". La domanda è: Ma se sono fuori dall'Euro, che ci facevano sul tavolo delle manovre economiche della moneta?

Ma intanto al popolo bue, deve arrivare il messaggio che è a rischio il suo stipendio, che la birra in frigo sarà rara, che la macchina forse, non potrà usarla ecc., per poi rifilargli la manovra con la quale vede per lo meno salvo il posto di lavoro.

C'è un piccolo particolare che molte persone in Europa, il posto lo hanno già perso e per quelli che ancora lo tengono, il fatto che lo stipendio non potrà garantire il mutuo della casa se non a fronte di nuove contrattazioni bancarie ed indebitamento sforando il termine per abbassare il rateo, l'idea che le vacanze dovranno essere passate lavorando per ritoccare l'entrate, mentre i "bottegai" aumenteranno i prezzi della merce causa crisi, pare non tocchi minimamente l'anima di chi sta alle leve di comando.

Pare, perché costruire in Europa una popolazione non più borghese, ma allineata con gli stipendi dei suoi immigrati extra comunitari e con una moneta debole, è un piano che poco a poco si è concretizzato dall'inserire nella moneta unica, paesi dell'est europeo, non certo in grado di mantenere gli ormai dimenticati parametri di Maastricht.

Le multinazionali e gli squali economici americani, sanno molto bene che il giochino delinquenziale protratto nel tempo nei paesi asiatici e sud americani, non può più essere effettuato grazie all'esclusione di questi elementi dai loro mercati. Di sicuro per incapacità tecnologica, non può nemmeno essere attuato nei paesi africani. Ed ecco che viene imposto all'Europa. Una volta partner ed ora cibo.

giovedì 6 maggio 2010

USA, ma ci sono ancora amici tuoi?

Volutamente in questo post si farà riferimento a visioni populistiche della vicenda. I sostenitori della vita, politica ed economica americana, avranno senz'altro che da ridire e controbattere. Ma la visione che si riporta è quanto vive la gente sulla sua pelle, con il suo sudore e le sue aspirazioni. Premetto che tempo fa mi chiedevo spesso come mai esistesse uno spesso settore opinionista sostenente l'aggressività americana nei confronti degli altri stati e ad oggi non capisco come ci possano essere fazioni disposte ad imolarsi fisicamente per seminare terrore e morte convinte che sia la soluzione. Del resto tristemente, nel corso della vita ho notato in più occasioni come l'arroganza degli americani, spesso dilaga negli altri paesi e quasi sempre per questioni economiche che vedono come obiettivo l'essere padroni del mondo e dell'universo, consumando quanto più possibile e rimandando il debito a terzi.

Ai tempi della seconda guerra mondiale, gli americani sonnecchiavano nel loro paese, trastullandosi con giochetti borsistici, approfittando per piazzare merci nei paesi in difficoltà. Fintanto non furono direttamente coinvolti nel conflitto. A guardare i documentari in merito, se ne riceve in verità, il secondo fine. Quello commerciale. Forti di risorse non impegnate fino ad ora, e con la scusa della liberazione, alla fine del conflitto sono all'apice delle preferenze della gente che li vedono come chi toglie la fame e la miseria. Nel frattempo però, hanno anche in mano solidi compromessi che li vedranno infiltrati in tutte le politiche dove hanno messo piede. E che nel tempo, faranno buon uso.

Il mondo, rinchiuso nel suo giardino, il mondo guardava gli americani sonnecchiando. In fin dei conti erano solo il resto di forzati esportati a colonizzare un paese lontano e che in Europa non erano graditi. Ignorato totalmente lo sterminio di molte etnie locali eseguito per interessi economici. Si trattava di vicende lontane, appartenenti ad un continente lontano.

Abbiamo ignorato volutamente che la crisi del '29 fu motore del conflitto. Abbiamo ignorato volutamente che l'attuale crisi deriva dalle speculazioni in atto negli USA. E anche se preoccupati, ci siamo fatti un pensiero, abbiamo le mani legate da governi che abbiamo permesso andare al potere e che sempre più si dimostrano corrotti e comprati.

Dopo un periodo che si faceva festa quando una bella portaerei statunitense approdava in qualche nostro porto, magari paventando facili e nuovi guadagni, sulle pareti delle città iniziarono ad apparire infelici scritte "Yenkey go home!", vergate da mani stanche di soprusi non sanati dalle forze dell'ordine vista l'extra territorialità goduta dalle forze "alleate".

Che dire di quei incidenti dove vite recise non ottengono giustizia e si sentono rispondere con accuse? Come definire la vicenda di aerei stranieri sorvolanti a bassa quota il proprio territorio nazionale a scopo d'esercitazione, che recidono cavi di una funivia facendo precipitare la stessa e vedersi accusati di non aver segnalato sulle carte il tragitto dell'impianto?

Campanelli non ascoltati da un governo che, evidentemente in conflitto d'interessi, alla richiesta di ampliamento di basi, concede senza pensare al parere negativo della popolazione presente e non solo, ammonendo che il potere decisionale non appartiene alla gente, ma viene esercitato dal governo, legittimamente eletto? Nessun stupore alla conseguente caduta e rielezione.

Il mondo dell'Islam ha il dente avvelenatissimo nei confronti del popolo americano. Ma perché? Come mai esiste una violenza inaudita nei confronti degli USA e che poco a poco, s'allarga verso altri paesi ad esso allineati? Che c'entri forse il fatto che molti conflitti, impoverimenti sono stati perpetuati con l'intento di accaparrarsi le risorse presenti? Forse non è abbastanza chiaro alla gente, che guerre sante, sono fatte per i diritti d'estrazione petrolifica?

La robustezza raggiunta dalla moneta europea, nonostante sia nata per garantire scambi convenienti agli stessi USA, ha fatto sì che investimenti in Euro siano più fiduciosi che in Dollari, visto l'indebitamento di questi prima con il Giappone ed ora con la Cina.

Dopo aver visto il crollo delle speculazioni statunitensi, poco prima esaltate dalle varie agenzie di rating, e conseguente crisi propagatasi in tutti i sistemi bancari, i quali smascherati, dimostrano un unico padrone, ora vediamo il declassamento e via via l'impoverimento di intere nazioni. Ben giocato sull'egoismo dei singoli, che non interessa il male del vicino. Ora ci parlano di speculazioni, di attacchi economici. Come se questo alla gente possa interessare molto.

Le immagini che ci arrivano dalla Grecia ci spaventano, forse perché sappiamo che sono prossime in casa nostra. Quando l'Europa sarà in ginocchio causa giochi borsistici e speculativi e che si sono riversati sopra la gente e che di fatto ha subito il furto, la gente porrà lo sguardo a chi secondo logica spicciola, è stato causa. Gli USA.

Quale paese, nel senso della popolazione e non dei suoi politici, vede amico il popolo statunitense ad oggi? L'Asia? L'Africa? Il Sud America?, La Cina?, Il Giappone?... forse l'Australia...

L'Europa unita nel denaro, s'accorgerà che i confini nazionali delimitanti i singoli stati, sono d'intralcio per una robustezza economica. Dall'esterno è facilissimo attaccare i punti deboli e risalire il cuore del sistema. L'unione europea attuale, basata sulla moneta, ha i giorni contati e si faranno, in fretta, gli "Stati Uniti d'Europa". Garanzia in toto sul suo perimetro e non attaccabile su paesi singoli. Ci sarà il caos interpretativo. Dove le persone poco a poco, non sapranno quale sia la sua identità storica.

La conseguenza di una visione cieca. Il delegare la causa cercando colpe esterne. Mentre un futuro conflitto, sarà visto da chi manovra, come ulteriore occasione per arricchirsi, dando ancor più vigore alla violenza che si delinea all'orizzonte.

Speravo e spero ancora, di non vedere orrori di una guerra fratricida e civile, ma sembra che l'egoismo che ci contraddistingue chi più chi meno, non va per questa speranza.

giovedì 29 aprile 2010

La crisi che fa paura; la Spagna non si risolleverà

Magari fosse solo demagogia facile paragonare gli stati e i popoli alla stregua di una squadra sportiva, però così non è.

In una competizione sportiva, dove siano impiegate squadre e non singoli, oltre alla demenziale logica che ci deve per forza essere un perdente, s’aggiunge il fatto che se i componenti di una singola squadra non sono affiatati fra loro, è proprio questa squadra la candidata per arrivare ultima in una competizione.

E come potrebbe risollevarsi un paese, quando i singoli individui sono in costante contrasto su tutto? Dove le varie città, province , regioni, al passo dell’ideologia dell’autonomia decisionale, legiferano e applicano regole di protezione ai propri interessi quasi sempre in contrasto con linee generali e di parte?

Un paese che non rispetta e non accetta lo straniero e lo vede sempre solo come un portafogli da svuotare. Dove conoscenze esterne sono bocciate a priori atteggiandosi a primi della classe. Arrogante e menzognero con i suoi stessi cittadini. Praticando il terrore psicologico della passata dittatura per imporre illegalità e minacciando con gli sguardi provvedimenti spiccioli agli spaventati cittadini che chiedono spiegazioni sopra palesi soprusi.

La Spagna ha permesso a speculatori privati e multinazionali, di fare il proprio porco comodo senza regolare né verificare il loro operato. Incurante di tutto e con governanti avidi del potere ai quali solo importa stare al potere senza avere la minima idea delle panzane commerciali dei vari privati che hanno approfittato per imporre regole di comodo e viziate.

Ma il cappello di tanta melma, sta alla base delle persone. Abituati che la maggior parte della sua popolazione estera sia di origine extracomunitaria, con leggi oscene che facilitino l’entrata di sudamericani perché di lingua ispanica, calcolano tutti come fossero carne da macello. Uno straniero solo per il fatto di esserlo, è un paria, poco importa se cittadino europeo. A questi va applicato il rigore della legge per gli stranieri. I suoi titoli di studio non sono legali. Le sue conoscenze limitate a prescindere. Il suo comportamento delittuoso a priori.

I privati hanno goduto di questo, facendo del paese la stalla d’Europa. Assunzioni al ribasso pagando un piatto di minestra il lavoro svolto e spesso nemmeno questo. Rivendendo poi ai suoi cittadini il prodotto a prezzo consono, facendo leva sull’avidità innescando una speculazione senza fine. Persone che con poche migliaia di euro, compravano appartamenti e residenze prima che siano costruite, e rivendendole a lavori ultimati con rialzi del 60% a cittadini comunitari. Così, senza preoccuparsi troppo della saturazione del mercato. Senza rendersi conto della inconsistenza e illegalità della cosa.

Ad aggiungere che a seguito di agevolazioni statali per cittadini sud americani che godevano di un particolare trattamento per l’inserimento nel paese, le banche elargivano prestiti facili contro l’ipoteca del bene a loro favore. Così la popolazione dell’america latina, immigrata in Spagna per guadagni rapidi (come sempre in tutti i paesi dove esista il fenomeno), accedevano a denaro facile per l’acquisto di un immobile sopravalutato dall’ente finanziario anche del 120%. Acquistando oltre all’immobile, anche la macchina e altre cose, a fronte della resa dell’immobile come garanzia. Immobile sovrastimato dalla banca stessa ma di comodo perché garantito dalle agevolazioni statali e girato a questi il debito, se non onorato. Come infatti è accaduto.

Nel frattempo la popolazione litiga su tutto. Sul corso dei fiumi della cui acqua in mano a privati senza scrupoli, viene convogliata e rivenduta al miglio offerente, lasciando oltre che nella miseria, anche nella sete i cittadini in difficoltà finanziarie.
Sulla ristrutturazione della rete di trasporto che in mano ai soliti privati, espropria terreni nella logica del basso costo costruendo strade ed autostrade che solo collegano centri già serviti, perché di gran ritorno economico con sistemi a pedaggio, mentre restano isolate altre zone del paese calcolate di bassa rendita.
Sulle infrastrutture delle comunicazioni lasciate totalmente nelle mani delle multinazionali del settore che si litigano l’osso con contratti capestro imposti ai suoi clienti.
Sulle regole diverse dei documenti ufficiali. Un DNI (carta d’identità, Documento National de Identificacion) che viene rilasciato dopo un mese dalla sua richiesta. Da bolli e avvalli che cambiano da città in città e non sono valevoli a livello statale. Dove un comune può concedersi il lusso di rilasciare certificazioni firmate dal portiere salvo bollarle in seguito perché non riconosciute in ambiente ufficiale.
Sulla sanità che vive nelle mani del privato ma che usa risorse pubbliche per interventi operatori.

Sono divisi sulla lingua parlata. A diversità degli altri paesi dove esistono dialetti locali, la Spagna si vanta di ben 4 lingue ufficiali. La popolazione di solito, guarda con astio chi non appartiene alla propria linea etnica, cercando d’indovinare da che parte del paese provenga lo sconosciuto e applicandogli tutte le scortesie del caso.

Non spiegate ad uno spagnolo gli errori che compie in fatto di connessioni elettriche, costruzioni edili, depurazione, raccolta rifiuti, ecc. Lo farà irritare oltremodo, tanto arrogante che si crede in cima al mondo e convertendosi nel vostro peggior nemico.

Ne avrei molte da aggiungere, ma fin qui basta per far capire che questo paese non si risolleverà se non a sfavore della comunità europea, che si vedrà suo malgrado a pagarne le conseguenze. Ad ogni modo un'analisi più feconda la potete trovare qui.

Un comunità europea che vista dal nel suo insieme, si comporta come i suoi singoli paesi componenti. La legge del più furbo, la legge del più forte. Un impero fatto da privati e basato sul denaro e vissuto con le sue leggi di mercato. Aspettiamoci di peggio, dato che il mercato mondiale, ha deciso di incassare i crediti europei, e a nulla varranno le proteste dei singoli, visto che siamo solo, mucche da mungere.

Benvenuto mercato globale e grazie.

giovedì 8 aprile 2010

Iberia: i giochi (sporchi), son fatti.

Niente di nuovo. Il continuo rimpallo dei tempi nella fusione Iberia-British Airways ha avuto fine. La storia riportata da alcune testate come un matrimonio di manzoniane memorie, finalmente si è compiuto. Come se la cosa fosse un evento raro o da meraviglia.

Il tutto è iniziato tempo fa, con timidi annunci dove le due compagnie assaggiavano la possibilità di formare una nuova e rinforzata flotta. Nello svolgimento della vicenda, si sono visti poco a poco, entrare nella compagnia Ibera, assorbite e controllate, tutte le low cost spagnole. Cosa che Iberia ha approfittato a piene mani fornendo voli con quest'ultime però facendosi pagare il prezzo del suo blasonato stemma.

Scioperi e proteste, sia dei dipendenti che dei viaggiatori, sono state glissate, raggirate con la classica manovra sempre ben spiegata dalla Bigs, dove l'importante è ridurre i costi (tagli personale, tagli benefici, ristrutturazione flotta, decentralizzare a call center) ed aumentare gli utili (aumenti dei biglietti, limitazioni di trasporto, aumento clausole vessatorie, incasso anticipato del servizio, esclusione dei diritti di rimborsi).

E tutto sempre sbandierato per il bene del viaggiatore che trae benefici economici.

L'ultima sempre più applicata nuova condizione, è il pagamento del bagaglio. Inizialmente incluso nel prezzo del biglietto, poco a poco da due valigie si è passati ad una per finire al solo bagaglio a mano e continuare di pagare anche questo nel caso non rientri nelle sagome limite sempre più ridotte.

La scusante è che il peso del bagaglio risparmiato, influisce direttamente sui costi del carburante e quindi meno peso = maggior risparmio che permette un basso prezzo nel volo.

Chi viaggia spesso sa che questa è la presa per i fondelli ben congegnata ad uso e consumo dei poveri passeggeri. Infatti, dove prima un aereo portava 380 passeggeri, suddivisi in tre tipologie di classe, ecco che la ristrutturazione camuffata da benefit per la businnes class che vedono i loro posti trasformarsi in sedili/letto, si arriva ai 419 suddivisi in due classi.

Prendendo un volo ci si può accorgere di come lo spazio per le gambe, sia sempre più esiguo, e un rapido conteggio dei posti prima classe, vede che questi sono rimasti nel numero identici a prima, ma maggiorati dalle nuove e voluminose poltrone. Le quali, oltre ad essere desolatamente vuote, dato il loro costo, restringono ancor di più l'aumento forzoso dei posti utili nell'altra classe. Un rapido conto della serva, fa capire che l'aumento di n. posti aumenta il peso di pieno carico (dato che un passeggero solitamente supera i 23*2 = 46 Kg) in modo più significativo di quanto possa compensarlo la limitazione del bagaglio. In pratica il peso totale è lo stesso, ma i numero di posti a vendere sono aumentati e non solo dei 419-380=39 passeggeri, ma avendo eliminato la classe turistica dai compartimenti di classe superiore e inserendola nello stesso scompartimento della tariffa basica, i posti in più da vendere per la compagnia sono sull'ordine dell'ottantina. Dato che un volo mediamente costa sui 500 euro questo per 80 posti, porta ad un'entrata maggiore 4.000.

A ciò si aggiunga che tutti coloro che avranno necessità delle due valigie, pagheranno un surplus di altri 50 euro. In media circa 100 passeggeri, il che porta ad un totale di 9.000.

Inoltre, dato che nessuno ha tempo di controllare, i prezzi sono cresciuti di un 30% circa, in barba a quanto detto che si trattava di un risparmio per mantenerli bassi (addossando la colpa al petrolio che non smette di salire di prezzo).

A questo si aggiunga tutte le varie lamentele e varie , dei viaggiatori che non sono in grado di avere il loro bagaglio, perso non si sa dove, della cancellazione o spostamento del volo, scortesie, e lasciati all'estero senza nessun appoggio se non un numero telefonico a pagamento al quale un centralinista di un oscuro call center, vi prende per i fondelli.

Intanto, causa a questi piccoli disguidi, le azioni calano. Calano. Calano.
E quando raggiungono il limite della sopportazione aziendale superato il quale c'è il fallimento, ecco raggiunto l'accordo.

A pensar male...

Ma, un momento, ma di chi sono le azioni di Iberia?
Al secondo posto per un buon 13.15%, proprio a British Airways!

Come dire, aumento la mia quota d'influenza, comprando me stesso, ma ovviamente prima, devo far scendere più che posso il prezzo.

Adesso a cose fatte, rientrano le proteste e verranno fatte tacere le voci fuori coro dei passeggeri, mentre per salvare la facciata, così come in altre fusioni, le due compagnie eseguiranno i loro servizi in modo separato operando in modo autonomo, dato che cambiare logo e nome, costa una fortuna e non conviene. Tanto si è già formata la holding, International Airlines Group, quotata nelle rispettive borse dei due paesi, devolvendo i costi sulla compagnia controllata e assorbendo solo gli utili dell'operazione.

lunedì 18 gennaio 2010

Siuna, H1N1 bufala?

L'influenza A, le cui conseguenze per settimane hanno tenuto in allarme milioni di persone, in realtà era una "falsa pandemia" orchestrata dalle case farmaceutiche pronte a fare miliardi di euro con la vendita del vaccino: l'accusa arriva da Wolfang Wodarg, il presidente tedesco della commissione Sanità del Consiglio d'Europa.

Wodarg ha anche accusato esplicitamente le industrie farmaceutiche di aver influenzato la decisione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità di dichiarare la pandemia. Pesante il j'accuse di Wodarg, ex membro dell'Spd, medico ed epidemiologo, secondo cui le multinazionali del farmaco hanno accumulato "enormi guadagni" senza alcun rischio finanziario, mentre i governi di tutto il mondo prosciugavano i magri bilanci sanitari spendendo milioni nell'acquisto di vaccini contro un'infezione che in realtà era poco aggressiva.

Wodarg ha fatto approvare una risoluzione nel Consiglio d'Europa che chiede un'inchiesta sul ruolo delle case farmaceutiche; e sulla questione il Consiglio d'Europa terrà un dibattito a fine mese. La denuncia, riportata con grande evidenza dal Daily Mail, arriva qualche giorno dopo quella secondo cui i governi di mezzo mondo stanno cercando di sbarazzarsi delle milioni di dosi di vaccino, ordinate all'apice della crisi. Il Mail ricorda che, in Gran Bretagna, il ministero della salute aveva previsto 65.000 decessi, creato una linea-verde e un sito web per dare consigli, sospeso la regola che vieta di vendere anti-virali senza prescrizione medica; furono allertati gli obitori e persino l'esercito, che doveva essere pronto a entrare in campo qualora si fossero verificati tumulti tra la popolazione a caccia dei farmaci.

Secondo Wodarg, il caso dell'influenza suina è stato "uno dei più grandi scandali sanitari" del secolo. Le maggiori aziende farmaceutiche, secondo Wodarg, sono riuscite a piazzare "i propri uomini" negli "ingranaggi" dell'Oms e di altre influenti organizzazioni; e in tal modo potrebbero aver persino convinto l'organizzazione Onu ad ammorbidire la definizione di pandemia, il che poi portò, nel giugno scorso, alla dichiarazione di pandemia in tutto il mondo.

"Per promuovere i loro farmaci brevettati e i vaccini contro l'influenza, le case farmaceutiche hanno influenzato scienziati e organismi ufficiali, competenti in materia sanitaria, e così allarmato i governi di tutto il mondo: li hanno spinti a sperperare le ristrette risorse finanziari per strategie di vaccinazione inefficaci e hanno esposto inutilmente milioni di persone al rischio di effetti collaterali sconosciuti per vaccini non sufficientemente testati".

Wodarg non fa alcun nome esplicito di persona in conflitto di interessi; ma lo scorso anno il Daily Mail aveva rivelato che Sir Roy Anderson, uno scienziato consulente del governo britannico sull'influenza suina, fa parte del consiglio d'amministrazione della GlaxoSmithKline. L'azienda farmaceutica, che produce antinfluenzali e vaccini, ha immediatamente replicato alle accuse, definendole "sbagliate e infondate".

Fonte AGI

martedì 12 gennaio 2010

Escalation per la terza guerra mondiale

Per arginare la rincorsa iraniana al nucleare, gli Stati Uniti non escludono l’opzione militare. Certo, la notizia non è nuova: a confermarla, però, è questa volta direttamente David Petraeus, intervistato dalla celebre giornalista della Cnn Christiane Amanpour. Il generale, a capo del CENTCOM (Comando Centrale statunitense) e architetto delle strategie militari in Medio Oriente, è stato molto chiaro: “Il CENTCOM sarebbe quantomeno irresponsabile se non si ponesse la domanda ‘che fare se…’, e se non pianificasse diverse soluzioni per rispondere a svariate eventualità”. Ciò non toglie, ha continuato Petraeus, che la via diplomatica resta la prima scelta di Washington: una linea confermata anche dal capo di stato maggiore Michael Mullen, secondo il quale “certamente tra le nostre opzioni c’è la risposta militare, ma io ho detto molto chiaramente che bisogna trovare una soluzione diplomatica”.

Nell’intervista rilasciata all’Amanpour, Petraeus è andato più a fondo. Se il generale non ha voluto commentare l’ipotesi di un’azione militare da parte di Israele, ha però spiegato che – nonostante il regime abbia rafforzato le infrastrutture e abbia allargato la rete di tunnel sotterranei – i siti nucleari iraniani “potrebbero certamente essere bombardati”. Con quali risultati? “L’effetto di un bombardamento dipende da chi lo conduce, con quali mezzi e dalle capacità difensive di chi viene colpito”, ha spiegato il capo del CENTCOM. La risposta dell’Iran alle dichiarazioni di Petraeus non si è fatta attendere: secondo il portavoce del ministro degli Esteri Ramin Mehmanparast, citato dall’agenzia governativa Irna, le frasi del generale sono “fuori misura e irresponsabili” e i funzionari americani dovrebbero essere più prudenti nelle loro esternazioni.

Mehmanparast ha poi fatto il punto sulla disputa nucleare. “Alcuni paesi neutrali ci hanno chiesto di interrompere l’arricchimento per due mesi”, ha spiegato il portavoce, e “noi abbiamo accolto questa richiesta, nel tentativo di mostrare alla comunità internazionale la nostra buona volontà”. Secondo la stampa israeliana, il governo iraniano avrebbe bloccato l’arricchimento dell’uranio già da un mese: “Se dall’altro lato – ha concluso Mehmanparast – risponderanno alle richieste dell’Iran, allora inizieremo a lavorare, altrimenti prenderemo le decisioni necessarie”. La controproposta di Teheran segue il rifiuto dell’ultimatum posto dall’Onu alla fine del 2009: secondo la bozza dell’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), l’Iran dovrebbe arricchire il proprio uranio in Russia e in Francia, per poi reimportarlo sottoforma di combustibile; Teheran chiede invece che lo scambio avvenga in più fasi e sull’isola di Kish, parte del territorio nazionale.

Le notizie che giungono da Iran e Stati Uniti sembrano confermare quanto scritto giorni fa dall'Occidentale, secondo cui in Iran sarebbero in funzione due bombe ad orologeria: “Una segna il tempo che manca al regime per ottenere l’arma atomica, l’altra indica il tempo necessario all’opposizione per ribaltare il governo di Ahmadinejad”. In questo quadro, l’Occidente appare paralizzato: da un lato Petraeus rilancia l’ipotesi militare, dall’altra Obama lavora all’interno del 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania) per ottenere una quarta tornata di sanzioni contro Teheran, incurante degli ultimatum posti dalla comunità internazionale. Ma se l’idea di bombardare i siti nucleari appare ancora lontana, ciò che manca è un sostegno più marcato all’opposizione interna: ad oggi, la brutale repressione nelle strade di Teheran ha incontrato solo parole di condanna da parte di Europa e Stati Uniti.

Ecco perché, mentre il tempo scorre, a sbloccare la situazione potrebbe intervenire Israele, il paese maggiormente minacciato dai deliri di Ahmadinejad. L’ipotesi di un attacco unilaterale da parte dello Stato ebraico, paventato da molti analisti, rappresenta però l’ipotesi più pericolosa per il Medio Oriente (e in ultima analisi per lo stesso Occidente): in caso di fallimento – anche solo parziale – dell’operazione, non solo Teheran potrebbe riprendere indisturbato l’arricchimento dell’uranio, ma il regime riuscirebbe a compattare la propria popolazione contro il “mostro sionista”. Se poi Hezbollah e Hamas riprendessero contemporaneamente la guerra contro Israele, l’intera area mediorientale piomberebbe nel buio. Per fortuna, si parla ancora di scenari: per evitarli servirebbe però un’immediata presa di posizione da parte dell’Occidente, a favore dell’Onda verde iraniana e contro ogni ricatto iraniano sul tavolo del nucleare.

Fonte

lunedì 2 novembre 2009

Vendere o non vendere? Comprare, forse...

Se non vi è mai capitato di acquistare un prodotto che:
  • non volevate
  • non rispetta quanto promesso
  • costa più di quanto pensavate
  • la sua garanzia non si può applicare
allora o non avete mai acquistato nulla, oppure siete delle persone che di diritto possono entrare nei record mondiali.

Intendiamoci, ci sono persone che riescono a fare buoni acquisti e che non hanno niente da lamentarsi, ma sono il risultato dell'esperienza dei punti sopra citati. Poi il buon senso, l'intelligenza possono aver accelerato il processo di conoscenza atta ad evitare tutti quei prodotti, servizi di dubbia o illecita qualità.

Il mondo del mercato fin dalle sue origini, si basa fra la domanda e l'offerta. Oggigiorno la domanda è sempre meno per cui molti analisti del settore, hanno fatto sì di pomparla un poco per adeguarsi all'offerta che al contrario, è sempre più nutrita.

Materia già di studi universitari, viene oggi vista come il motore delle transazioni commerciali in generale. Fior fiore d'analisti, impegano molto tempo per sapere in anticipo l'esigenze di quelli che chiamano "consumatori" e pilotare il mercato verso prodotti mirati ad una necessità destinata a cambiare nel tempo.

Abbiamo mercati del primo secondo e terzo mondo. A prescindere dal livello di ricchezza del paese in cui sono situati, vengono catalogati per le tipologie di necessità. Nel mercato di terzo mondo, si trovano le necessità di prima categoria: mangiare, vestirsi,bere, ecc.
Nel mercato di secondo mondo troviamo le necessità di abitare, istruirsi, sposarsi, muoversi, ecc. Nel mercato di primo mondo si trovano tutte le soprastanti più i generi di lusso, il divertimento, l'informazione ecc.

Come si può subito notare, in un mercato di prima posizione, vengono forniti i servizi terziari e solo nei paesi in cui esiste questa domanda, esiste lavoro per questa categoria. Parallelamente dato che ricchi e poveri sono una costante del pianeta con diverse concentrazioni, i tre mercati si trovano sempre in tutti i paesi del mondo ed ai quali vi si accede in base alla propria posizione economica. Il sistema che li raggruppa tutti si chiama: mercato globale.

Senza scendere in spiegazioni e delimitazioni che definiscono al meglio tutte le varie tipologie e che porterebbero una lungaggine tale, che nemmeno tutta Internet potrebbe contenere, vista la complessità raggiunta dal sistema, andiamo alla base di quello che è il mercato.

In tutti i mercati, c'è un acquirente ed un venditore. Mentre per il primo genere ci si adatta a quello che si trova, o lo si pilota con la pubblicità ecc., il secondo, il venditore, è la leva della vendita. Figura che può essere svolta in prima persona, come demandata a terzi. Un buon venditore, farà sempre la differenza di un affare.

Detto questo, trovare un buon venditore è un compito difficile, formarlo ancora di più. Un buon venditore deve essere capace di cogliere al volo le necessità e i desideri del compratore e saperlo dirigere verso il prodotto fatto per lui. Deve conoscere la psicologia dell'acquirente, sapere se è una persona che si lascia consigliare o se metterà in discussione tutto quello che viene proposto. E deve farlo in tempi brevi, rapidi e decisi.

Ad esempio se in un negozio d'abbigliamento entra qualcuno che vuole comprare qualcosa, ma non sa bene cosa cerca, deve essere capace di cogliere questa sua attitudine e solo in questo caso, proporsi d'aiutare. Viceversa imporsi al cliente quando questi chiaramente dimostra di sapere cosa vuole e ne sa sul prodotto molto di più di chi vende, comporta di solito l'abbandono del negozio di questi, perché infastidito dal "commesso" e non più venditore, che cerca solo d'eseguire l'ordine di vendere il più possibile, pena la perdita dell'impiego.

Un buon venditore deve saper cogliere l'atteggiamento di sfida del cliente, magari nascondendo il capo che questi aveva individuato per primo, spiegando che difficilmente s'addice alla corporatura della persona, lasciando che poi il cliente più per rivalsa, lo compri rimanendo soddisfatto due volte. Aver fatto valere il proprio gusto e aver dimostrato di saperne di più. In fin dei conti al venditore, non interessa la sua faccia. Solo il numero dei capi venduti a fine giornata.

Un buon consiglio per evitare malcontenti negli acquisti di capi d'abbigliamento, è quello di lasciare che l'occhio venga richiamato dal vestito e quindi comprovarne la comodità. Non mettersi nella situazione di: qualcosa devo comprare.

Un buon venditore deve sapere come crearsi la sua catena di vendita, che sia fatta di persone o mezzi meccanici, non importa. La sua filosofia è: se non vendi, allora compri. Per cui dividendo in due categorie di persone che incontra, deciderà la linea da tenere. Per raggiungere questo obiettivo, deve individuare il desiderio che più muove la persona. Se questa deve comprare, deve far sì che l'acquisto gli appaia come l'affare del secolo e che comprandolo, acquisisce non solo il bene in sé ma anche un prestigio destinato a pochi eletti.

Se la persona è ammagliata dalla capacità di vendita del buon venditore, è pronta al passo successivo. Farlo venditore lui stesso. Qui entra in gioco il prestigio, la ricchezza o desideri più o meno concreti, che devono essere sapientemente orientati nelle motivazioni che faranno di lui, un buon venditore. Attenzione, abbiamo detto buon, non leale.

Catturato il sogno della persona, lo si pone come meta finale del lavoro di vendita. "... e così operando con questo metodo, in breve tempo si potrà raggiungere la capacità economica per acquisire il castello, la villa la macchina o quel che sia...", frase che magari chi ha ascoltato l'imbonitore di turno, magari ben conosce. Abbiamo detto imbonitore, e non venditore, perché queste persone solitamente, si trovano in una base molto bassa della catena di vendita. Questi solo cercano di catturare l'attenzione e di farsi una base operativa, non parlano di percentuali se non molto sommariamente e non sono ai vertici dell'azienda che rappresentano né responsabili di contrattare personale.

Una volta che il venditore si è creata la sua filiera, deve saper giostrare dal vertice, tutte le regole che operano alla base. Deve saper formulare i contratti di vendita, in modo tale che la responsabilità sia sempre in qualche modo, girata al cliente e se proprio impossibile date le leggi, su l'operatore di vendita, l'assicurazione del prodotto, la garanzia stessa annessa a quanto acquistato, fino a riversare sul cliente stesso, il rischio d'impresa. Un esempio per tutti: le banche, dove per aprire, chiudere, operare su un conto corrente, sempre ci saranno delle spese imputabili al cliente e sempre ci saranno penali in caso di recessione di un contratto.

Un buon venditore si autodefinisce tale, in base al successo/prestigio che può ostentare. A volte non lo sa nemmeno lui, ma è proprio questo che lo rende schiavo alla ricerca di sempre più nuove forme di guadagno, anche se oramai ha raggiunto una ricchezza tale, da permettergli di vivere tranquillamente nel lusso fino alla fine dei suoi giorni e anche per tre generazioni a venire.

Condividere questo successo/prestigio con i propri affiliati alla vendita è una delle chiavi per arricchirsi maggiormente. Se date a qualcuno una percentuale dei guadagni derivati dalla vendita di un vostro prodotto, questi si farà in quattro per arricchirvi ancor di più, specie se a scaglioni, questa percentuale cresce fin ad arrivare anche al 50%. Ci penserà lui stesso, una volta edotto del metodo, ad istruire le persone sotto il suo controllo. Si tratta solo di saper quanto è possibile delegare alla persona sotto di voi, che animata dalla stessa cupidigia, potrebbe farvi le scarpe.

Come crolla il castello di carte costruito? Quando la persona che vuole acquistare un bene, non si lascia affascinare dal bene stesso. Quando la persona che acquista, vede la merce per quello che è. Materiale d'uso. Il buon venditore deve saper evitare che l'acquirente se ne accorga, e pilotarlo sempre verso pensieri positivi e anche, saper fermarsi. Insistere di vendere acqua come se si trattasse di elisir miracoloso, può andar bene se dall'altra parte c'è il tipo snob, pieno di soldi annoiato, che si compra la bottiglia d'acqua proveniente dagli iceberg del polo. Difficilmente si potrà vendere a chi è reduce di una alluvione.

Tra le righe di quelli che possono sembrare consigli di vendita, si lascia a chi vuole, intendere il modo di non farsi abbindolare negli acquisti.

Governare, problemi di linea politica: i premier

Osservando gli scenari storici di qualunque paese del pianeta Terra, eccezion fatta per imperi veramente antichi di cui si hanno solo tracce archeologiche e ritagli di notizie non verificabili dalla scienza attuale, ci si può rendere conto che il mondo è sempre sotto pressione dalle scelte dei suoi abitanti.

Molte sono state le battaglie ideologiche, scritte spesso col sangue, che hanno portato al quadro odierno.

Internet ma anche la televisione, la radio, i giornali insomma, i mezzi di comunicazione, forniscono dati, eventi, pensieri e programmi sulle linee di governo presenti nei vari paesi del pianeta. Sempre c'è chi è concorde alla linea di stato ufficiale e chi la combatte indicandone i limiti, le incongruenze, le ingiustizie.

Possiamo darci il lusso di chiedere ai nostri parenti più anziani, che questo è l'andazzo che sempre accompagna la vita umana. Cambiano i nomi dei potenti di turno, cambiano le fazioni politiche, ma nel palco si rappresentano gli stessi drammi. Con accenni più o meno cruenti a seconda dei tempi o dei luoghi.

Interessante notare come alcune linee morali erette a barriere civili dei nostri padri, vengano cambiate e con l'idea di proseguire verso un miglioramento spesso stravolte. Fino a pochi anni fa era impensabile che siano di dominio pubblico certi atteggiamenti sessuali, per la decenza. Oggi si è rivalutato il criterio e si cerca di raggiungere la libertà dei costumi, applicando paletti che ne delimitano l'azione in confini comunemente accettabili. Un esempio che si può portare anche su questioni commerciali, giuridiche, ecc. e non solo da relegarsi a scelte personali di gusto.

Assurdamente il progredire verso una società dichiarata moderna, viene supportata da pensieri che risalgono a situazioni dell'antica Grecia, delle regole tribali primitive o da sistemi storici che hanno fatto il suo tempo e che però se ne rimpiangono i fasti. Di moderno si apportano l'eventuali correzioni per adattarsi alla situazione presente, tentando di eliminare le variabili che ne causarono l'epilogo.

E così animata, la società si confronta sul piano dell'esistenza, discutendo, dibattendo ora accusando, ora scagionando, tutte le regole o le azioni che stanno alla base comunitaria. Spesso con risvolti violenti, spesso azioni cruente.

Da alieno quale sono in questioni di posizione politica, faccio una riflessione.
In ogni paese del mondo, oggigiorno, troviamo al potere una persona che non è eletta con la maggioranza assoluta del popolo.

Le maggioranza restante, si appella a questo per ogni cosa che non funziona ai vertici. Si scopre sovente, che la percentuale non concorde alla linea di governo, spesso non ha nemmeno fatto una preferenza elettorale, con scuse più o meno giustificate. (tempistica non appropriata, scelte non consone, disinteresse, sfiducia generale e altro).

In un sistema democratico, ma anche si può applicare con alcuni distinguo, nei sistemi totalitari, il governo è la somma del pensiero di maggioranza. Se la maggioranza del popolo è disinteressata ai problemi della sua nazione e mira più ad una posizione personale migliore, al governo c'è sempre, una persona che rispecchia questa sua attitudine. Questione di psicologia magari, ma anche nei sistemi dittatoriali chi è al potere non è altri che il più forte di un'attitudine di maggioranza del singolo.

Se questo equilibrio non si verifica, di solito c'è la guerra civile, la rivoluzione o il colpo di stato.

L'errore sta nel credere che si possa dal vertice, cambiare la base, quando al contrario, è la base che permette il vertice. La società è la conseguenza della somma dei singoli. Per cambiarla sono questi a dover cambiare, singolarmente. Dall'alto solo possono venire regole che dirigono verso il pensiero comune e di solito, essendo impositorie, non piacciono.

Da qui tutte le varie fazioni del mondo, che chi con la dialettica chi con la forza, cercano di far valere le personali idee che sono supportate dal numero delle persone che vi aderiscono, pubblicamente e non. Chiaramente, quando una regola sembra contraria a interessi personali anche se condivisibili, si cerca di eviscerarla spesso però, senza rendersi conto che sussiste nel nostro animo più profondo dove vive con altro nome.

Secondo me... da perfetto ignorante del cui aggettivo mi scuso anticipatamente per chi si sentisse offeso.

lunedì 8 giugno 2009

Risultati europee 2009, con tabelle totali

Quando si era ragazzi e si stava assieme, capitava spesso, che si doveva decidere che fare. Allora sfociavano le varie idee e si decideva per quella che accontentava un po' tutti. A volte a nessuno veniva nulla in testa o c'erano poche adesioni sulle varianti.

A parte quei pochi che avevano interesse, gli altri se ne andavano per i fatti loro, isolandosi in seguito dal gruppo. Ma a nessuno veniva in mente di obbligare questi a frequentare ancora scelte che non interessavano. In più, capitava che nemmeno i pochi, proseguivano poi nelle loro scelte dato che non essendoci il supporto di gruppo, la cosa non aveva interesse.

Solo continuavano nelle loro scelte che la comunità aveva mostrato poco interesse, quelle persone che lo facevano a scopo personale, e che a poco importava cosa decidesse il gruppo.

Sono state fatte le Elezioni Europee; è tempo di risultati e i vinti, gongolano mostrando la forza dei loro consensi.

Vediamo invece, quali sono le percentuali d'interesse che i cittadini hanno nei loro confronti:

L’affluenza alle elezioni europee del 2009 in tutti i Paesi dell’Ue è stata del 43,24%, il minimo storico anche rispetto al 44,4% della media dei votanti calcolata tra il 2004 e il 2007 (quando hanno votato Romania e Bulgaria). Lo ha reso noto il Parlamento europeo.

Risultati dichiarati: Percentuali elettive dei vincitori, sul numero totale degli aventi diritto
Germania. La Cdu/Csu della cancelliera Angela Merkel conferma la sua supremazia (38%): anche se è in calo rispetto alle ultime Europee, può guardare con tranquillità alle politiche di settembre. I socialdemocratici della Spd restano fermi al 20,8%. I verdi si attestano al 12%. 16%
Gran Bretagna. Era previsto, il disastro elettorale del premier Gordon Brown: e le attese sono state confermate. Il partito infatti ottiene appena il 16% dei consensi, al minimo storico. I Tories, con il 27%, sono la prima forza politica. Seguiti - con il 17% - dall'United Kingdom Independence Party (Ukip), populista ed euroscettico. I liberaldemocratici si attestano intorno al 14%. Da segnalare infine il risultato del British National Party (Bnp), formazione di estrema destra xenofoba capeggiata da Nick Griffin, che ottiene due eurodeputati e si attesta intorno al 6%. 12%

Francia. Successo dell'Ump del presidente Nicolas Sarkozy (27,70%), mentre i socialisti di Martine Aubry con il 16,76% ottengono uno dei loro peggiori risultati nelle consultazioni europee. Ma la vera sorpresa di queste elezioni è la formazione Europa Ecologia di Daniel Conh-Bendit (16,2%), che è testa a testa con i socialisti e che sbaraglia il centrista Bayrou (8,49%).

12%

Spagna. Sconfitti i socialisti di José Luis Zapatero, vincono i popolari guidati dal loro leader Rajoy: i primi ottengono il 38,51%, i secondi il 42,23%. Per il premier un secondo e più grave campanello d'allarme, dopo la sconfitta nelle regionali in Galizia all'inizio di marzo. Un altro dato importante riguarda l'astensione: 56%.

17%

Olanda. Col 17% dei voti il partito di Geert Wilders - considerato l'erede di Pim Fotuyn, il leader populista di estrema destra assassinato nel 2002 - triplica i voti delle politiche del 2006, assicurandosi quattro seggi a Strasburgo. Escono male dalle urne i cristiano democratici (Cda) del premier Balkenende, che restano comunque il primo partito dei Paesi Bassi ma perdono due dei 7 seggi a Strasburgo.

7%
Austria. Vincono popolari con il 29,7%, lasciandosi dietro i socialdemocratici del cancelliere Werner Feymann, fermi al 23,9%. Non c'è stato invece lo sfondamento dell'estrema destra xenofoba del partito della libertà che fu di Haider e oggi è di Heinz-Christian Strache: arriva quarto, con il 13,1%. 13%
Grecia. Nel paese, governato dal centrodestra, vincono i socialisti: insieme a Danimarca e Svezia, è un dato in controtendenza rispetto al resto d'Europa. Il Pasok di Giorgio Papandreou ottiene circa il 36% dei voti, contro il 33,98% di Nuova Democrazia (Nd), indebolito dalla crisi economica e dagli scandali. 16%
Irlanda. Vince il Fine Gael, partito di centrodestra attualmente all'opposizione: 29,1% contro il 24,1% del Fianna Fail, la coalizione del primo ministro Brian Cowen. I laburisti sono 13,9%, lo Sinn Feln '11,2%.
13%
Svezia. Il Sap, partito socialdemocratico all'opposizione, vince col 24,5% dei consensi. M, il partito dei moderati, è al 18,8%. Ma la vera novità è il 7,1% del Pp, il cosiddetto partito dei pirati, coloro che si battono contro il copyright sul web: la percentuale ottenuta gli permette di conquistare un seggio a Strasburgo. 11%
Danimarca. Anche qui, i socialisti all'opposizione prevalgono sul partito liberale al governo: 21,2% il primo, 20,2 il secondo. Col 7,1, prende un seggio anche il Folk, il movimento popolare anti-Ue. 9%
Belgio. Insieme al Lussemburgo, ha il record di partecipazione al voto: 91%. Le elezioni sanciscono la sconfitta dell'estrema destra xenofoba del Vlaams Belang (10,32 contro il 14,3 delle precedenti europee), mentre i cristianodemocratici del premier Herman Van Rompuy si piazzano in testa con il 15,19%. Secondo partito i liberali (12,97%). 9%
Lussemburgo. Primo partito sono i cristiano-sociali (31,39%), seguiti dai democratici (19,27), partito dei lavoratori (19,01) e verdi (17,04). 14%
Ungheria. Clamorosa affermazione del partito di centrodestra ungherese Fidesz, col 56,37% delle preferenze. Male i socialisti del premier Gordon Bajnai, fermi al 17,38%. Trionfa anche il nuovo partito di estrema destra Jobbik, col 14,77% delle preferenze, ben oltre il 5-8% accdreditato alla vigilia del voto. 24%
Polonia. Rispetta le attese l'affermazione del partito piattaforma civica (Po) del premier Donald Tusk, intorno al 45,2%. Diritto e giustizia, partito conservatore del presidente Lech Kaczynski e guidato dal suo gemello Jaroslaw, ex premier, si ferma al 29,5%. 20%
Repubblica Ceca. Nessun cambiamento di rilievo nell'assetto politico nonostante l'avanzamento dei socialdemocratici (Cssd) che ottengono il 22,58%, contro il 31,17% dei democratici civici dell'ex premier Mirek Topolanek. 10%
Romania. Confermato il testa a testa tra il partito democratico liberale (Pdl) del presidente Traian Basescu e il partito socialdemocratico (Psd): 30,8% contro il 30,5%. Ma al risultato del partito di Basescu si aggiunge il 3,5% e il seggio conquistato da sua figlia Elena, che ha già dichiarato l'intenzione di rientrare nel Pdl. L'estrema destra del partito della Grande Romania (Prm) ottiene il 7,2% e due seggi, di cui uno destinato a Gigi Becali, discusso patron dello Steaua Bucarest. 13%
Bulgaria. Le elezioni, viste come prova generale delle legislative del luglio, assegnano la vittoria al partito Gerb del sindaco di Sofia Boiko Borisov, col 24,55%. Al partito artito socialista del primo ministro Sergei Stanishev va il 18,44%. I nazionalisti anti-rom strappano l'11,72%. 11%
Slovacchia. Gli elettori premiano lo Smer del premier Robert Fico (32,02%) ma anche il partito xenofobo Sns, alleato della socialdemocrazia al governo, che ottiene il 5,56% di voti ed elegge per la prima volta un eurodeputato. Ma è un risultato inferiore rispetto al 12% accreditato alla vigilia. 14%
Slovenia. Perde consensi il primo ministro Borut Pahor: il suo partito socialdemocratico (Sd) si è dovuto arrendere con il 18,45% al centrodestra dell'Sds che ha ottenuto il 26,92%. 8%
Malta e Cipro. A Malta trionfa il partito laburista, che conquista il 55% dei consensi contro il 40,49% del partito nazionalista e conservatore al governo dell'isola. A Cipro prevale il partito di centrodestra. 24%

In pratica, fatti i dovuti conteggi, la media sui paesi europei paragonata agli aventi diritto, si aggira sul 14%

Il che significa che al timone d'Europa, ci sono persone che vengono seguite da un esiguo numero di consensi e che il rimanente 86% della popolazione, verrà assogettato alle scelte di questi.

Ma complimenti.

domenica 31 maggio 2009

Il modello Copyright difeso dalle Lobbys

A conclusione dei post precedenti, viene spontaneo chiedersi cosa faranno le Mayors per garantirsi ancora, la gallina dalle uova d'oro.

Naturalmente le lobby non stanno a guardare ed hanno messo in atto delle azioni che difendono la loro struttura economica in ogni modo, modificando leggi quando trovavano politici compiacenti o attivando azioni legali dal costo esorbitante nei confronti di gente che non ha abbastanza forza per difendersi.

Come dicevamo prima, l'autore concede i diritti di copia in quanto non ha una struttura tale da sostenere la stampa e la distribuzione delle proprie opere.
Ma cosa succede se questa ipotesi cade?

Col passare degli anni il continuo abbassamento dei costi di queste tecnologie e la trasformazione del concetto di libro e del modo di trasmettere le informazioni permette a chi ha qualche soldo di stamparsi il libro da solo e di effettuare completamente l'investimento e a chi non ne ha (o non ne vuole spendere) di fornire la propria opera completamente in formato digitale (siti web, peer-to- peer).

Le nuove tecnologie bypassano il sistema e le informazioni viaggiano a velocità elettronica senza tenerlo più in conto.

Sul sito http://liberliber.it è possibile trovare libri il cui copyright è scaduto. Sicuramente leggere un libro sulla carta è un'altra cosa ma quando si devono cercare informazioni di cui si ha già conoscenza come ad esempio una citazione all'interno di un libro di mille pagine la versione digitale è insuperabile.

Come dicevamo la situazione è scappata di mano alle strutture detentrici dei copyright, a questo punto si genera lo stesso problema creatosi in Inghilterra, esistono strutture economiche che non gradiscono ciò che sta succedendo e l'Informazione si sta liberando dei vecchi schemi e sta riprendendo a camminare sulle sue gambe.

E' tempo di imbrigliarla di nuovo, nasce una campagna generalizzata volta a instaurare il concetto che copiare è sbagliato, o peggio illegale.

Questo concetto è stato instaurato talmente bene che quando pensiamo al copyright diamo per scontato che sia non “diritto d'autore” ma “divieto di copia”.

Sulla base di questa pressione sia politica sia mediatica nascono nei vari stati leggi che proteggono queste lobby in Italia vedremo nascere “l'equo compenso” della legge Urbani una tassa su ogni supporto vergine venduto.
Difatto questo con il decreto Urbani si:
  • Criminalizzano ingiustamente gli utenti che hanno già pagato per godere della copia privata.
  • Obbligano i provider a controllare e denunciare i propri utenti
  • Affida alla digos il compito di prevenire le violazioni sul diritto d'autore
  • Stabilisce per la prima volta che un certo uso della crittografia è illegale in “sè”
La digos si occupa di: criminalità organizzata, terrorismo, sicurezza dello stato.
Da questo momento si occupa anche di proteggere i ricchi imprenditori dell'editoria, dello spettacolo, del software aiutati dal fatto che la duplicazione di queste opere è reato penale.

Conclusioni.

  • Proteggere l'informazione dalle copie è sbagliato, impedisce alle persone di imparare ed impedisce alla società di progredire, se gente come Stallman o Torvalds o scienziati come Alan Turing (il creatore della primo elaboratore universale) non avessero condiviso le loro conoscenze oggi non potrei neanche scrivere questo intervento.
  • L'autore ha il diritto di sostenersi tramite le sue opere d'ingegno, ma la circolazione delle sue opere non è, al contrario di come si crede un freno al suo guadagno perchè se si scrive un'opera di buon livello l'autorevolezza dell'autore aumenta e sicuramente ci sarà chi acquista la sua opera in originale o chi gli commissiona dei lavori, è statisticamente provato che nelle città dove ci sono più biblioteche aumenta anche la vendita dei libri ciò non giustifica l'atteggiamento delle Multinazionali che vieta l'ingresso alla conoscenza ai più disagiati.
  • L'attuale modello di copyright è obsoleto e mostra tutti i suoi limiti da qualunque lato venga preso, sia quello tecnico (paradosso teorico), sia quello culturale (esperienze di Stallman e Torvalds), serve un nuovo modello.
  • Le lobby non stanno a guardare, nel futuro prossimo assisteremo all'esplosione delle contraddizioni del copyright e del concetto di brevetto e aumenteranno i divieti sulla libera circolazione delle informazioni. Per tenere in piedi le astrazioni che servono al concetto di copyright e che vengono semplificate dai numeri le lobby dovranno prendere il controllo dei sistemi personali ed impedire che una persona non autorizzata possa creare un software libero che rompe i loro standard oppure dovranno ottenere leggi restrittive rendendo il reato di Pirateria Informatica il più grave possibile. Entrambi i tentativi sono già in atto.

giovedì 28 maggio 2009

Vedova di Tito alla fame; nemesi storica


Per lei non c’è pensione perché suo marito «non aveva stipendio»

Prima di sposarsi con Lui, il Maresciallo Josip Broz Tito, nei corridoi delle stanze del potere belgradese era soprannominata «la puttana del presidente». Definita dallo stesso Tito «troppo selvaggia», riusciva a silurare chiunque le fosse antipatico, non importa se generale o ministro. «Perché (era solita dire con malcelato disprezzo) i serbi hanno sempre trucidato i loro sovrani». Ma stavolta tocca a lei «morire», nell’impietosa agonia dell’indifferenza. Jovanka Borz Tito, infatti, vive, o meglio, sopravvive tra le macerie della storia.

Sola e abbandonata. Dagli uomini e dal mondo. Da «puttana del presidente» a vecchietta di 84 anni, sfrattata dalla solitaria villa in cui venne «reclusa» dopo la morte del marito (ironia della sorte a pochi passi dal palazzo presidenziale di Dedinje, il quartiere vip di Belgrado).

All’esterno poteva e può sembrare una sistemazione decorosa. Ma al suo interno l’umidità segnava le pareti e d’inverno alla vedova Tito veniva pure tagliato il riscaldamento. Poi l’ulteriore sfratto in un alloggio popolare.

Così Jovanka si rivolge a un assistente sociale a chiedere aiuto, ma all’ufficio comunale il timido funzionario si sente rispondere che «quelli non erano affari suoi».

Eppure all’Ufficio federale della proprietà immobiliare sostengono di conoscere le difficoltà in cui versa la «signora Jovanka». «Le abbiamo più volte telefonato - dicono - ma lei non risponde. Potremmo anche trasferirla in un altra abitazione, ma se le si nega...». E che la situazione stia vieppiù peggiorando lo dimostra il fatto che lo scorso 4 maggio, anniversario della morte del Maresciallo avvenuta a Lubiana nel 1980, Jovanka non si è recata sulla tomba (peraltro restaurata di recente) del marito (meglio nota come Casa dei fiori).

«Non vado più a visitare la tomba di mio marito - ha dichiarato al quotidiano serbo Politika - perché ho paura di incontrare qualche funzionario statale che mi imponga di sottoscrivere la dichiarazione in base alla quale io lascio ogni mio avere allo Stato».

Così la vedova dell'ex leader jugoslavo Josip Broz Tito ha rotto un decennale silenzio per denunciare di essere stata abbandonata da tutti dopo la morte del marito, 30 anni fa.

«Subito dopo la morte di Tito, sono stata buttata fuori casa come una valigia, in camicia da notte, senza nulla, senza poter prendere una foto di noi due, una lettera, un libro, dei vestiti», racconta Jovanka Broz in un'intervista pubblicata dal quotidiano serbo Politika, che la presenta come la prima da lei concessa dopo la scomparsa di Tito, il 4 maggio 1980.

«Contro la mia volontà, mi hanno sbattuta in un alloggio, assicurandomi che sarebbe stato provvisorio. Ma ci vivo ancora, dopo circa tre decenni», afferma la moglie del leader jugoslavo, che ha 84 anni.

Jovanka Broz oggi vive nell'isolamento, con scarsi mezzi, evitando i contatti con i media. Due anni dopo la la scomparsa del marito fu informata che non avrebbe ricevuto una pensione perchè non aveva una carta d'identità e perchè Tito, che aveva governato la Jugoslavia dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla morte , non percepiva un salario.

Ora però il ministro degli Interni della Serbia, Ivica Dacic fa sapere che si occuperà personalmente dello status della vedova di Tito cui dovrebbe essere concesso finalmente il passaporto e la carta d’identità. Vedova Bros che nel 1977 ha conosciuto anche gli arresti domiciliari con l’accusa di aver tramato con alcuni generali un colpo di Stato dagli oscuri controni filo-sovietici. Qualcuno sostiene che sia stata anche rinchiusa nel carcere di Spalato.

Eppure, nonostante il «de profundis», intonato dai media serbi, in Bosnia fonti sostengono che Jovanka, appena in possesso dei nuovi documenti di identità, potrebbe rivendicare l’eredità di 2 miliardi di dollari del marito custoditi in una banca Svizzera.

I soldi proverrebbero dal periodo tra le due guerre mondiali, quando il futuro presidente jugoslavo possedeva apparentemente anche il 30 per cento del lussuosissimo Hotel Imperial di Vienna. E, in effetti, presunto colpo di Stato a parte, non c’è stato alcun motivo giuridico per il decennale isolamento della vedova Borz, ma fonti sostengono che l’«esilio in patria» era dovuto proprio per evitare che Jovanka entrasse in possesso del tesoro di Tito.

Oggi lei non è più la regina, è solo una strega di un regime odiato. Odiata dai serbi, che non perdonano al defunto Maresciallo di aver tenuto lo stivale dell’ideologia fortemente premuto sul loro capo da sempre proteso verso gli agognati lidi disegnati da un mai sopito nazionalismo, è stata ripudiata anche dalla sua terra natia croata (è nata nel villaggio di Pecani, nella Lika) che la considera, invece, l’ultimo totem del comunismo, storico avversario di quello spirito secessionista che ha condotto Zagabria all’indopendenza.

Oggi Jovanka è solo una vecchietta che come tante, in Serbia, ma non solo, non ha neppure i soldi per arrivare alla fine del mese.

mercoledì 27 maggio 2009

La corea del Nord aumenta la pressione.

Venti sempre più tempestosi annunciano guerra imminente. Seguono gli sviluppi delle azioni di Kim Jong-il dai fatti recenti.
Nonostante nel passato la stessa escalation rapida ha visto trasformarsi da una presa di potere di Hitler nel secondo conflitto mondiale, la comunità internazionale tentenna sul da farsi. In effetti la situazione è delicata e agire senza rompere i giochi politici/economici dei vari stati, è arduo.

Ai dittatori di qualunque regime, non passa minimamente l'idea che stati democratici, non sono capeggiati dall'individuo che li rappresenta e che dunque, non cambiano la linea d'azione in base a chi stà al governo, ma agiscono conformemente alla comunità che li ha votati.

Questi individui malati di potere e convinti della bontà delle loro azioni, solo cercano il tornaconto più proficuo e diretto, pensando che un male in più, possa portare solo beneficio alla popolazione che sovrastano, con buona pace delle vittime che questo comporta.

PYONGYANG - La sfida della Corea del Nord alla comunità internazionale non si ferma. Oggi Pyongyang ha effettuato un nuovo lancio di missile a corto raggio, all'indomani del lancio di altri due. E ha minacciato una risposta militare alla Corea del Sud dopo la decisione di Seul di aderire alla Proliferation Security Initiative (Psi), dichiarandosi di non sentirsi più legata all'armistizio del '53. Intanto i satelliti spia americani hanno accertato che è ripartito l'impianto nucleare -2.

In una dichiarazione diffusa dall'agenzia stampa ufficiale Kcna, l'esercito nordcoreano accusa il presidente sudcoreano di tradimento. "Come dichiarato al mondo, le nostre forze rivoluzionarie considereranno la piena partecipazione del gruppo di traditori di Lee Myung Bak nella Proliferation Security Initiative (PSI) - si legge nella dichiarazione con un riferimento all'iniziativa guidata dagli Stati Uniti - come una dichiarazione di guerra contro di noi".

Pertanto, la sicurezza delle navi sudcoreane e statunitensi non puo' essere piu' garantita nel tratto di mare prospicente al confine intercoreano aggiunge ancora la dichiarazione dettata alla Kcna. Con l'armistizio revocato, la penisola potrebbe tornare presto in uno "stato di guerra", ha aggiunto la missione militare nordcoreana nell'area comune di sicurezza della Zona demilitarizzata coreana.

L'agenzia sudcoreana Yonhap, citando una fonte anonima del governo di Pyongyang, ha riferito che il lancio del nuovo missile a corto raggio è avvenuto dalla costa orientale verso il Mar Giallo.
Il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo, citando una fonte anonima del governo di Seul, ha riferito che un satellite spia statunitense ha rilevato vapore uscire da un impianto nucleare a Yongbyon, generati dalla struttura di lavorazione del plutonio che si trova a 80 chilometri da Pyongyang. La Corea del Nord aveva già annunciato di aver riavviato le operazioni di ritrattamento del combustibile atomico a Yongbyon, in segno di protesta verso la condanna dell'Onu per il lancio del missile-satellite effettuato il 5 aprile scorso, che secondo i servizi Usa e sudcoereani era però il test di un nuovo missile nucleare.

L'ultimo atto della sfida al mondo è la dichiarazione di Pyongyang non sertirsi più legata all'armistizio del 1953, siglato alla fine della guerra di Corea. La notizia è stata diffusa dalla Kcna, l'agenzia ufficiale del regime. E' la risposta alla decisione del vicino di aderire all'iniziativa lanciata nel 2003 da George W. Bush per interdire il trasferimento di tecnologie e armi di distruzione di massa. Il regime di Kim Jong-il ha diramato una nota per avvertire che risponderà "immediatamente e con forti misure militari" ad una eventuale decisione del Sud di fermare e ispezionare navi nordcoreane.

Finora la reazione della comunità internazionale è stata ferma ma non sostanziale. Il Tesoro americano, dopo le dure parole di Obama sulle "conseguenze" inevitabili delle azioni di Kim, ha reso noto che sono allo studio nuove sanzioni al Paese, dove già vige un regime di isolamento assoluto imposto dal regime e la popolazione vive nella totale privazione dei beni di consumo più comuni. Ma il gruppo di lavoro dell'Onu incaricato di formulare una nuova risoluzione ha annunciato ieri sera che "occorre ancora del tempo" per arrivare a un pronunciamento definitivo.

Ad allarmare la comunita' internazionale e' anche la notizia che i satelliti spia americani hanno registrato immagini che mostrano come sia stata ripresa l'attivita all'impianto nucleare di Yongbyon, che era stato messo in disuso dalla Corea del Nord dopo la firma dell'accordo per la denuclearizzazione nel febbraio 2007.

Secondo quanto riporta il quotidiano Chosun Ilbo, l'impianto e' stato riaperto diverse volte in aprile e dall'inizio di maggio le immagini mostrano del fumo che proverebbe la ripresa dell'attivita' della produzione del plutonio destinato alle armi atomiche, precisa ancora l'agenzia sudcoreana Yonhap. Pyongyang aveva in effetti annunciato gia' lo scorso aprile la sua intenzione di riprendere la produzione del plutonio in risposta alle critiche arrivate dal Consiglio di Sicurezza al lancio di missili del cinque aprile.

La crisi è seria. Il mondo deve reagire e infatti il Consiglio di sicurezza ha già avviato le consultazioni per approvare una seconda risoluzione che dovrebbe proporre nuove sanzioni economiche. Ma il Palazzo di vetro, da solo, non riuscirà a piegare il leader supremo Kim Jong Il; perché la Russia, ma soprattutto la Cina non sembrano disposte ad approvare misure troppo dure. Ma non solo.

A decidere l’esito di questa crisi saranno ancora una volta gli Usa. E gli sguardi di tutti sono puntati su Obama, chiamato ad affrontare la prima vera crisi mondiale da quando si è insediato alla Casa Bianca. Fino a oggi i sorrisi, le promesse e a tratti persino le lusinghe, in Asia, in Europa, nell’America latina, in Africa sono serviti a migliorare l’immagine degli Usa. Ma non servono a fronteggiare un dittatore che guida un Paese dove decine di migliaia di persone muoiono di inedia. E che possiede la bomba atomica.

Altro che ammiccamenti, occorre una risposta forte, che a parole è arrivata. «Se la Corea del Nord vuole continuare a provocare la comunità, dovrà essere pronta a pagarne il prezzo», ha ammonito l’ambasciatrice statunitense all’Onu Susan Rice. Ma concretamente che cosa può fare Washington?

La risposta degli esperti dell’amministrazione è sconsolata: ben poco. Negli ultimi quindici anni è stato tentato di tutto. Clinton provò a blandire Pyongyang fornendo impianti per produrre energia nucleare e dal petrolio. Bush, all’indomani dell’11 settembre, citò la Corea del Nord tra i Paesi dell’Asse del male, al pari dell’Iran e dell’Irak di Saddam Hussein; quindi tentò di portarla al collasso imponendo dure sanzioni economiche e il sequestro dei beni all’estero di Kim Jong Il e dei suoi familiari.

Poi lo stesso Bush cambiò idea, imboccando la via del negoziato multinazionale, assieme alle potenze della regione e alle Nazioni Unite, che permise di raggiungere un accordo per lo smantellamento degli impianti nucleari, ora denunciato da Pyongyang.

Un’opzione ci sarebbe: gli Usa non hanno ancora applicato il blocco navale, sebbene sia stato autorizzato dall’Onu qualche anno fa. Ma Pyongyang ha fatto sapere che lo considererebbe un’aggressione e dunque un atto di guerra. È un bluff o fa sul serio? E dunque Obama è disposto a rischiare una crisi militare nel sud est asiatico che affosserebbe la speranza di una ripresa economica e lo costringerebbe a schierare le forze armate a difesa della Corea del Sud e forse anche del Giappone?

La risposta più probabile è no. E allora non resta che tentare ancora una volta il dialogo, alternando la carota e la minaccia del bastone. Con cautela, sedando le ansie di Kim Jong Il, che teme di essere spodestato e che vorrebbe approfittare di questa crisi per passare il potere al terzogenito. Il dittatore è malato, insicuro, ansioso; e dunque meno prevedibile. Un problema in più per Barack Obama.

martedì 26 maggio 2009

RAI: non pagare è un crimine da carcere!!!

E’ stato introdotto un nuovo reato per il mancato pagamento del canone Rai; inoltre, ci sono delle novità riguardanti i vantaggi e gli svantaggi di essere italiani e non. A denunciare l’accaduto è l’Associazione Aduc in accordo con le novita’ contenute nella lettera con cui ogni anno la Rai gentilmente ricorda a coloro che ancora non lo sapessero tutti ‘i vantaggi che offre un pagamento spontaneo’ dell’abbonamento.


In particolare, sottolinea l’Aduc, è stata inserita anche la clausola di pagare il canone per chi è in possesso di un personal computer; ma attenzione, per chi non si abbona si potrebbe rischiare il carcere. Ormai, infatti, il canone non si paga solo per il possesso di un televisore, ma anche per tutti gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione di programmi televisivi, compresi personal computer, decoder digitali e altri apparati multimediali.

Continuando nella lettura della lettera, emerge inoltre che chi non paga incorre in un reato di evasione fiscale, quindi secondo la Rai è un crimine; anche se la legge parla soltanto di illecito amministrativo con conseguente sanzione pecuniaria. Per gli stranieri, mette in evidenza l’Aduc, il mancato pagamento diventa una multa, invece per gli italiani si rischia un processo!

Intanto molti cittadini che hanno fatto regolare disdetta e compilato tutti i moduli, si sono visti recapitare il bollettino d'ingiunzione di pagamento e ascritti al reato d'evasione.

Il Garante del Contribuente del Piemonte preannuncia una denuncia per truffa aggravata e abuso d'ufficio nei confronti della Rai e dell'Agenzia delle Entrate (Sportello abbonamenti tv di Torino) per il loro comportamento nei confronti dei contribuenti che non detengono il televisore o che hanno fatto regolare disdetta.

(1) Da anni, la Rai porta avanti la sua opera di intimidazione nei confronti di centinaia di migliaia di cittadini accusati di evadere il canone anche se il canone non e' dovuto. In molti casi, nonostante le ripetute lettere raccomandate con cui questi cittadini sono costretti a ribadire periodicamente alla Rai di non avere la tv, lo specifico Sportello abbonamenti procede con cartelle esattoriali, fermi amministrativi di beni mobili e addirittura ipoteche di beni immobili. Per questo, abbiamo invitato i cittadini a denunciare il comportamento della Rai al Garante del Contribuente, oltre che alla Procura della Repubblica di Torino e alla Corte dei Conti. Ora il Garante ha fatto proprie le ragioni di questi cittadini. E' la prima e unica voce istituzionale che si muove per porre fine all'indecente comportamento della Rai e del suo sceriffo di Nottingham che e' lo Sportello abbonamenti tv. Ma e' necessario che il maggior numero possibile di cittadini si unisca a questa battaglia per imporre alla Rai standard di legalita' e di civilta' che da tempo ha abbandonato.

Notizia che potrebbe dar sollievo, dato l'annuncio d'intervento legale, ma che essendo la frase volta al tempo futuro, lascia i cittadini nella obbligatorietà di agire per proprio conto, con a volte e spesso, inutili appelli, ricorsi, raccomandate eccetera.

VERGOGNA!!!!

sabato 23 maggio 2009

Banche: Munifiche e mecenati dell'umanità

A seguito di un post precedente, completo con uno scorcio delle Banche, molto prodighe in aiuti umanitari e che piangono la crisi attuale.

Istituti di credito italiani e esteri coinvolti nell'esportazione legale di armi (anni 1998/2000) prevalentemente destinate a paesi poveri o già in guerra.
Istituto di credito

Banca Carige
BancaCommercialeItaliana
Banca d'Americae d'Italia
Banca di Roma
Banca Nazionale Agricoltura
Banca Nazionale Lavoro
Banca Pop.Bg-Cr. Varesino
Banca Popolare di Brescia
Banca Popolare di Intra
Banca Popolare Lodi














ELABORAZIONE DATI: OS.C.AR. Report (Osservatorio sul Commercio delle Armi) di IRES Toscana (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali della Toscana)
Aziende di credito

Ubae Arab Italian Bank
Credito Italiano
Istituto San Paolo di Torino
Banca Commerciale Italiana
Banca Nazionale del Lavoro
Banco di Napoli
Banca di Roma
Cassa di Risparmio di La Spezia
Monte dei Paschi di Siena
Banca Nazionale dell'Agricoltura
Banco Abrosiano Veneto
Banca Toscana
Banca Popolare di Brescia
Banco do Brasil
Cariplo
Credit Agricole Indosuez
Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino
Banca Popolare di Novara
Banca San Paolo di Brescia
Cassa di Risparmio di Firenze
Banca Carige
Barclays Bank
Unione Banche Svizzere
Banco di Chiavari e della Riviera Ligure
Banca Popolare di Intra
Credito Agrario Bresciano
Banca Popolare di Lodi
Credito Emiliano


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