Ricerca personalizzata

lunedì 15 giugno 2009

Stelle di neutroni

Le stelle di neutroni sono il risultato dell'evoluzione di stelle di massa pari a qualche volta quella del Sole.

Quando queste sono al termine del loro ciclo evolutivo, esplodono come supernovae e il nucleo di ferro collassa su se stesso in modo estremamente violento.

Nelle stelle piccole come il Sole la contrazione del nucleo cessa quando la pressione degli elettroni all'interno diventa così forte da controbilanciare la pressione degli strati esterni; ma per stelle di massa superiore a circa 1,5 volte quella del Sole la pressione è troppo grande: il collasso prosegue fino a modificare la struttura degli atomi al suo interno.

In un atomo normale, gli elettroni si trovano molto distanti dal nucleo, e l'atomo può essere considerato come praticamente "vuoto". L'enorme pressione della stella è così grande da spezzare i nuclei in protoni e neutroni.

Gli elettroni si trovano così vicini ai protoni da fondersi con essi, formando altri neutroni. A questo punto la stella è composta solo da neutroni, così vicini che non c’è nemmeno il più piccolo spazio tra uno e l'altro ed il suo diametro è di circa 20 km. La densità raggiunge quindi valori pari a quella dei nuclei atomici, circa 150 milioni di tonnellate al cm3.

La stella riesce quindi a frenare il collasso e ad assestarsi in uno stato di equilibrio: la pressione di questo "mare" di neutroni è in grado di bilanciare il peso della stella. La velocità di fuga da un oggetto di questo tipo è dell’ordine di 100.000 km/s, un terzo della velocità della luce! In genere questi oggetti ruotano attorno al proprio asse in maniera estremamente rapida compiendo centinaia e a volte migliaia di giri al secondo.

A questi veri e propri record, adesso ne va aggiunto un altro. Secondo un recentissimo studio basato su simulazioni al computer, infatti, la superficie esterna di questi oggetti collassati sarebbe 10 miliardi di volte più resistente della più forte e tenace lega metallica conosciuta.

Scopo della ricerca era quello di valutare se la superficie di una stella si neutroni sarebbe in grado di sopportare il peso di “montagne” costituite da un materiale così denso. Il risultato è stato positivo. La superficie delle stelle di neutroni potrebbe sostenere il peso di irregolarità presenti sulla sua crosta superficiale e queste, a seguito della rapidissima rotazione di questi oggetti, sarebbero in grado di produrre onde gravitazionali che in teoria potrebbero essere rilevate da terra utilizzando speciali “telescopi” interferometrici ad alta risoluzione dedicati all’osservazione di queste perturbazioni dello spazio-tempo.

Subnane ultrafredde

Alcune stelle scoperte recentemente nelle regioni esterne della nostra Galassia sono caratterizzate da orbite molto strane mai riscontrate in precedenza. Sono state denominate “subnane ultrafredde” ed il loro moto attorno alla Via Lattea si svolge su un'ampia varietà di orbite, da quelle molto eccentriche a quelle molto esterne, ma la caratteristica che le accomuna è quella di essere velocissime.

Percorrono cammini orbitali assai fuori dell'ordinario e una di esse potrebbe addirittura essersi formata al di fuori della nostra Galassia. Si tratta dei risultati di uno studio che sono stati presentati al convegno annuale dell'American Astronomical Society conclusosi ieri a Pasadena (California) da A. Burgasser e J. Bochanski del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston.

Le stelle subnane ultrafredde sono state scoperte nel 2003 e la loro composizione è caratterizzata da una bassa abbondanza di elementi cosiddetti “pesanti”, diversi dall'idrogeno e dall'elio, e da temperature inusualmente basse. Si tratta di oggetti la cui massa è compresa tra quella delle stelle che possiamo definire normali e le cosiddette “nane brune”.

Occupano, infatti, l’estremo inferiore dell'intervallo di dimensioni delle stelle. Attualmente se ne sconoscono soltanto alcune decine in quanto la loro luminosità è estremamente debole (circa 10.000 volte inferiore a quella del Sole), per cui è molto difficile osservarle anche con i più potenti telescopi oggi disponibili.

Burgasser era rimasto incuriosito dal moto estremamente veloce di queste strane stelle.
La maggior parte delle stelle del disco della nostra Galassia che si trovano nelle vicinanze del Sole viaggia infatti più o meno alla stessa velocità, tracciando orbite circolari intorno al centro della Via Lattea una volta ogni 250 milioni di anni circa. Le subnane ultrafredde, invece, si muovono a velocità molto più elevate (fino a 500 km/s) e su traiettorie che non giacciono nel disco della Via Lattea.

Sono state misurate le posizioni, le distanze ed i moti di una ventina di queste stelle rare e successivamente queste misurazioni sono state utilizzate per calcolare le loro orbite, utilizzando un codice numerico messo a punto per studiare le collisioni galattiche. I calcoli hanno così mostrato una inattesa varietà di orbite.

Alcune sono molto eccentriche, e passano molto vicine al centro della Via Lattea, mentre altre percorrono orbite molto ampie e lente, molto al di là della distanza che separa il Sole dal centro della Galassia.

A differenza della maggioranza delle stelle che formano la Via Lattea il loro piano orbitale ha gli orientamenti più vari e la maggior parte delle subnane ultrafredde trascorre la maggior parte del tempo a migliaia di anni luce al di sopra o al di sotto del disco della Via Lattea e potrebbero essere paragonate agli elettroni che orbitano attorno al nucleo di un atomo.

Si tratta di stelle che fanno parte dell'alone della Via Lattea, una popolazione di stelle disperse che molto probabilmente ebbero origine nelle primissime fasi di formazione della nostra Galassia. Tuttavia, una delle subnane osservate, denominata 2MASS 1227-0447 e localizzata in direzione della costellazione della Vergine, sembrerebbe seguire una traiettoria molto differente dalle altre, che farebbe pensare ad una sua origine extragalattica.

Sulla base delle caratteristiche orbitali di 2MASS 1227-0447, è probabile che questa stella provenga da una piccola galassia che in un remoto passato transitò troppo vicino alla Via Lattea e fu smembrata dalle sue forze mareali.

I risultati di questa ricerca chiariscono le origini di queste strane e deboli stelle e può fornire nuovi dettagli sui tipi di stelle che la Via Lattea potrebbe avere acquisito da altre galassie.

Pronti per le vacanze?

L’esodo estivo è alle porte ed un mare di automobili si riverseranno per le strade, soprattutto nei fine settimana. Secondo le previsioni di Autostrade per l’Italia saranno 129milioni i veicoli in giro su e giù per l’Italia nel periodo che va dal 18 luglio al 7 settembre. Tutta CO2 in più per la nostra atmosfera.

La scelta migliore per ridurre l’impatto degli spostamenti vacanzieri sarebbe quella di utilizzare il treno o la bicicletta. Diciamo che il caro benzina ha un po’ aiutato in questo senso. Le stime di Trenitalia riguardo gli italiani che andranno in vacanza in treno rivelano un trend in aumento rispetto allo scorso anno con 15 milioni di italiani che nel 2007 hanno preferito il trasporto su rotaia a quello su strada.

Portafogli permettendo, non per tutti è possibile optare per il treno o per la bici. Chi si muoverà in automobile potrà però usare qualche accortezza nella guida per non sprecare carburante inutilmente.

Ecco alcuni consigli che ho rubato alla campagna dell’Unione Europea Ecodrive:

1. Cambiare marcia tra i 2000 e i 2500 giri senza tirare troppo
2. Mantenere una velocità moderata e costante
3. Evitare le zone e gli orari trafficati. Soprattutto in prossimità delle vacanze l’ideale sarebbero le “partenze intelligenti” per non incappare in code chilometriche su autostrade e caselli (si evita anche tanto tanto stress)
4. Decelerare dolcemente
5. Controllare spesso la pressione delle gomme. Pneumatici sgonfi aumentano l’attrito con il suolo e aumentano il consumo di carburante.

A questi cinque consigli io aggiungerei: evitare il più possibile l’aria condizionata; liberare l’auto da pesi inutili; se stiamo fermi in fila per lungo tempo, ad esempio ad un passaggio a livello, spengnamo il motore.

Se avete altri suggerimenti utili, saranno ben accetti!

Per il resto … buone vacanze!

Fonte | Ecodrive

domenica 14 giugno 2009

Cosa c'è in un prodotto?

Presto entreranno in vigore regole più chiare a livello europeo per le etichette delle sostanze chimiche pericolose. Accade spesso che un tipo di sostanza sia considerata in modo diverso, se non antitetico, in diversi paesi creando confusione e anche scarsa tutela del consumatore. Il Parlamento Europeo ha così approvato in via definitiva un regolamento sul sistema di classificazione ed etichettatura delle sostanze pericolose. Per la sua attuazione si dovranno aspettare il 2010 per le sostanze e il 2015 per le miscele.

Le informazioni specificate dalle etichette dovranno essere chiaramente distinguibili, precise e facilmente leggibili. In particolare dovranno indicare:

  • nome, indirizzo e numero di telefono del fornitore
  • quantità nominale della sostanza o miscela contenuta negli imballaggi in commercio
  • gli identificatori del prodotto
  • i pittogrammi di pericolo
  • le indicazioni di pericolo
  • i consigli di prudenza

Il regolamento definisce in maniere molto puntuale come dovranno essere i pittogrammi di pericolo: “a forma di quadrato poggiante su una punta e costituiti da un simbolo nero su fondo bianco con un bordo rosso sufficientemente largo da risultare visibile. Ognuno di essi deve coprire almeno 1/20 della superficie dell’etichetta e non misurare meno di 0,5 cm2”.

Le indicazioni di pericolo riguardano invece possibili effetti di un uso incauto del prodotto e quindi delle sostanze. I consigli di prudenza sono elencati nel regolamento stesso e vanno dal “tenere fuori dalla portata dei bambini” a cosa fare in caso di contatto con la pelle o incendi.

Gli imballaggi dovranno inoltre essere sicuri e robusti e soprattutto essere concepiti in modo da non attrarre i bambini o essere confusi con prodotti alimentari o cosmetici.

Per quanto riguarda i test sugli animali questi sono consentiti solo “ se non esistono alternative in grado di fornire dati affidabili e di qualità”. Vietati quelli sui primati non umani.

Fonte | Parlamento Europeo

Dietro ad una bistecca

Trovarsi una bistecca nel piatto per pranzo, fino a poco fa era una cosa che dava il sorriso. Significava mangiare qualcosa di diverso. Significava avere l'idea che la situazione economica andasse bene. Poi la pratica del mangiar carne, proprio in base a queste due ultime osservazioni, poco a poco ha preso il sopravvento.

Molte persone si sono trasformate in vere tigri e passare un giorno senza magiare carne, era impensabile. Negli Stati Uniti, il consumo di carne è a livelli altissimi, conseguenza di uno sviluppo economico pensato al consumismo. Nel tempo le cose cambiano e poco a poco, vuoi per intolleranze, vuoi per malattie ed insorgenze patologiche derivate dal consumo di un alimento molte volte contraffatto da motivi monetari, si è iniziato a vedere la carne come un alimento dannoso e anti ecologico.

Ormai sono in molti ad affermarlo: mangiare meno carne contribuirebbe a diminuire notevolmente le emissioni di CO2 nell’atmosfera. La tesi dell’economista indiano Rajendra Pachauri, presidente del Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC).

Pachauri ha presentato un documento dal titolo “Riscaldamento globale: l’impatto sui cambiamenti climatici della produzione e del consumo di carne”.

Secondo l’economista produrre 1 kg di carne ha tantissimi costi in termini ambientali: si emettono ben 36,4 chili di anidride carbonica; si rilasciano nell’ambiente sostanze fertilizzanti pari a 340 grammi di anidride solforosa e 59 grammi di fosfati. In pratica produrre un chilo di carne ha lo stesso impatto ambientale di un’auto media europea che percorre 250 chilometri!

D’altra parte produrre carne prevede una serie di attività che necessitano energia ed inquinano. Bisogna organizzare trasporti che rispettino la catena del freddo, nei supermercati sono necessari frigoriferi, è necessario un packaging adeguato per offrire il prodotto ai consumatori i quali, poi, consumeranno dell’altra energia per cucinare la carne e produrranno dei rifiuti per smaltire gli avanzi.

Nel suo studio Pachauri esamina anche l’impatto dell’allevamento in termini di sfruttamento del suolo. In particolare, il settore zootecnico sfrutta il 30% delle terre del pianeta e il 70 % di quelle destinate all’agricoltura. Il 70% della foresta amazzonica ormai scomparsa è ora occupato da pascoli e campi coltivati a foraggio. Una produzione, quest’ultima, che preoccupa gli esperti perché determina sovra sfruttamento del suolo.

Produrre carne necessita, inoltre, di una quantità di acqua maggiore rispetto ad altre produzioni vegetali. Ecco qualche esempio. Per ottenere un chilo di mais sono necessari 900 litri di acqua; per un chilo di riso 3.000 litri; per un chilo di pollo 3.900 litri; per un chilo di maiale 4.900 litri e per un chilo manzo ben 15.500 litri di acqua!

La carne contiene proteine, e una dieta protratta nel tempo con assenza di questo elemento, può portare a gravi anemie. Alcuni la sostituiscono con proteine vegetali. Fagioli, legumi, e, soprattutto, soia.

Questa pianta che ha preso piede nei prodotti alimentari industriali al punto di trovarla nei posti più impensati. Mi sono visto rifilare compresse di carbone vegetale, con un 60% di soia incorporata; a detta della venditrice benefica perché sì. A mio avviso totalmente inutile dato che il carbone vegetale si usa per problemi di meteorismo e la soia come alimento aggiunto, non produce alcun beneficio fisico solo un cospicuo incremento monetario nelle tasche del produttore che al prezzo del carbone vegetale ti vende la soia.

Il bello che forse la gente non sa, che la soia immessa un po' ovunque, è di origine estera, sudamericana per lo più, e per il 90% è OGM.

Ad ogni modo, l'importante e non fare dell'alimentazione una religione con regole al limite del fanatismo. Ognuno mangi cosa vuole cercando se può, di verificare la compatibilità e il benessere che il proprio organismo ne ricava. Evitando di costringere altri, alle scelte personali della sua dieta.

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