Ricerca personalizzata
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post

giovedì 1 dicembre 2011

Le solite.. manovre

Sono decenni che ripenso a questi discorsi. Ci sono molti aspetti validi, ma c'è un errore di fondo: se stai giocando a carte contro un baro, le leggi della fisica certamente si applicano, ma l'urgenza non è di pensare ad una vita più risparmiosa, quanto piuttosto di far fuori (in un modo o nell'altro) il baro.

Ci riprovo con altre parole, le leggi della fisica e dell'ecologia si applicano sempre, ma raccontava bene Samir Amin in "Il capitalismo senile" come nel Medioevo i saperi immaginari dei chierici fornissero loro un potere reale sul resto della popolazione, e quindi un benessere personale basato sul saper sfruttare la religione dominante, affamando gli altri.

Ecco, viene più facile vedere nel Medioevo un dominio della religione sul sapere, basta pensare a Galileo arrostito un poco o a Giordano Bruno arrostito molto.

Più difficile vedere con chiarezza al giorno d'oggi la religione economica, intrisa di scientismo, in cui siamo immersi. Si, molto spesso ciò che viene chiamato "scienza" è in sostanza un sottoprodotto della religione economica. Qualcuno pensa di fornire dati scientifici quando fornisce la potenza di un'automobile o la misura della RAM di un computer, quando invece è la vecchia tecnica commerciale della Cocacola o altra bevanda: vendere due al posto di uno per incrementare i profitti. E poi ripetere l'incremento.
Lì dove una volta la misura normale della bottiglia di cocacola era 20 cl (ricordate la bottiglietta di vetro?), adesso è 2l. Ma quanta cocacola dobbiamo bere? Ma quanti cavalli deve avere un'auto per andare a 10 km/h nel traffico cittadino? Ma quanta RAM ci vuole per far girare inutili animazioni sui computer di oggi, basati su un sw ipercolesterolemico? (Mi riferisco a programmi sw scritti volutamente in modo da saturare tutte le risorse).

Dice Bardi: "l’esaurimento è il vero problema. In un mondo dove Marchionne guadagna 500 o mille volte lo stipendio di un operaio (uno con il lavoro intendo, non un disoccupato) dovremmo preoccuparci secondo lui di ridurre il nostro tenore di vita. Per lui Marchionne e simili non sono un problema.

Le cose non sono così semplici dice Bardi. Forse non sono così semplici come dice lui.

giovedì 3 novembre 2011

Guerra Iran; pronti?

"Il Guardian di Londra e il New York Times ipotizzano nei prossimi mesi un attacco all'Iran da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna."

Il brutto è che siano i giornali a preparare il terreno!

Il problema è, se conviene e a chi, fare questa guerra.

Gli iteressi in ballo sono molteplici,e se la Cina avrà "convenienze" autorizzerà (non si opporrà) l'azione bellica, diversamente no.

Se vogliono trovano tutte le scuse del mondo per attaccare, non gli importa degli "effetti collaterali"!

Non s'è parlato per niente di Russia in tutto questo discorso,cosa faranno loro?

Se sono tutti d'accordo, si fa e basta; così girano un po' di miliardi, l'Iran con il suo regime dà fastidio, non sono controllabili, stategicamente danno fastidio per le vie del petrolio, potrebbero produrre energia nucleare a costi più bassi, tante cose!

Lo scenario internazionale non è tra i migliori, le conseguenze di un attacco potrebbero gravare, anzi, graverebbero su tutti noi.

Se parte una Terza Guerra Mondiale, allora i problemi saranno grandi, non più separati, ma globali, il nostro interrogativo deve essere come evitare tutto ciò.

Lo scenario che si presenta è quello di una nuova e lunga guerra (forse nucleare) nel cuore turbolento dell'energia mondiale. Secondo il Guardian «il «Bollettino dell'Iaea potrebbe essere "un punto di svolta", che fornirà dettagli senza precedenti sulla ricerca e gli esperimenti in corso da parte del regime». Ma anche il governo britannico ammette che l'Iran ha dimostrato una resistenza sorprendente di fronte alle sanzioni ed ai tentativi di sabotaggio tecnologico e cyber-attacchi al suo programma di arricchimento nucleare. Mentre il Medio Oriente arabo esplode, gli iraniani vengono accusati di essere nuovamente aggressivi e di interferire, anche con omicidi mirati, nei Paesi vicini, accuse che l'Iran respinge e ribalta su israeliani e occidentali.

La settimana scorsa il direttore aggiunto del Fsvts, Konstantin Biriouline, a detto a Ria Novosti che la Russia ha fornito dei mezzi per la guerra radio-elettronica del tipo Avtobaza all'Iran e e che sta conducendo negoziati per forniture di altre attrezzature di questo tipo. Secondo irouline, «Non si tratta di aerei, di sottomarini e nemmeno di missili SS20, si tratta di garantire la sicurezza dello stato iraniano». Una sicurezza evidentemente da garantire non solo contro l'attacco di Israele, ma anche di Usa, Gran Bretagna e Francia, tre Stati che insieme a Russia, Cine e Germania costituiscono quel G5+1 che ha imposto le sanzioni contro l'Iran accusato di preparare la bomba atomica...

Secondo “Jalal”, (un iraniano residente in Italia che preferisce non rendere pubblico il suo vero nome), «la situazione economica in Iran peggiora di giorno in giorno. La colpa è dell’incapacità e dell’egoismo delle persone al potere. Con i profitti del petrolio avremmo potuto essere uno dei popoli più ricchi del mondo ma non è così, perché i delinquenti che controllano l’economia non investono mai questi soldi nelle industrie iraniane, né li portano “alle porte della gente” come diceva l’Imam Khomeini nei primi giorni dopo la Rivoluzione del 1979.»La più insoddisfatta è la borghesia filo-occidentale. Penalizzata sul piano economico e politico, sgradita a un regime che ha soffocato nel sangue le proteste del 2009, sembra aver perso ogni speranza.

mercoledì 5 ottobre 2011

Rettifiche obbligatorie per legge

Ovvero:
"Quando chi governa ha le idee poco chiare".

Nell'era della tecnologia, è nato il www, il World Wide Web; con il www, il controllo è alla portata di tutti; non è più come una volta (non sto parlando di 700 anni fa, eh) che nell'era industriale due superpotenze avevano il totale controllo e la gente viveva nella paura di una guerra nucleare fra esse.
Nell'era informatica, il World Wide Web, non ha lasciato nessuno in una posizione di controllo.
Attualmente, oggi, ora, adesso è la Legge di Moore che ha il controllo.
E la Legge di Moore afferma che le informazioni e la tecnologia stanno raddoppiando ogni 18 mesi, il che significa che ognuno di noi ha bisogno di raddoppiare le proprie informazioni, ogni 18 mesi, altrimenti rischia di rimanere indietro.

Il tempo di latenza è la differenza temporale fra il concepimento di una nuova idea e la sua accettazione da parte del settore.

Nel ramo informatico, il tempo di latenza è pari a 1 anno.
Nel ramo aerospaziale, il tempo di latenza è pari a 2 anni. Ciò significa che occorrono solamente due anni perché una nuova idea sia concepita e poi adottata dal settore.
Nel ramo dell'istruzione, il tempo di latenza è pari a 50 anni.
Molte persone (la stragrande maggioranza della popolazione, il 95% degli italiani, ad esempio) non si è accorta che l'era industriale è finita ed è iniziata l'era tecnologica ovvero l'era dell'informatica.

Bisogna, quindi, svegliare la gente che è annientata e/o distrutta psicologicamente.

martedì 27 settembre 2011

Il tunnel...

Questa non è mia ma è davvero epica e si rifà al comunicato del ministro dell'istruzione secondo il quale, esiste un tunnel fra Ginevra ed il Gran Sasso:

“Ogni mattina, un neutrino si sveglia e sa che dovrà correre più veloce della luce. Ogni mattina, la luce si sveglia e sa che dovrà arrivare al Gran Sasso prima del neutrino. Ogni mattina, non importa che tu sia neutrino o luce, ti toccherà ascoltare le minchiate della Gelmini che si è laureata a 732 km da casa e non riesce ad uscire dal tunnel.”

giovedì 22 settembre 2011

Summit Europa


Mentre si discute su come si salva l'Italia

giovedì 6 maggio 2010

USA, ma ci sono ancora amici tuoi?

Volutamente in questo post si farà riferimento a visioni populistiche della vicenda. I sostenitori della vita, politica ed economica americana, avranno senz'altro che da ridire e controbattere. Ma la visione che si riporta è quanto vive la gente sulla sua pelle, con il suo sudore e le sue aspirazioni. Premetto che tempo fa mi chiedevo spesso come mai esistesse uno spesso settore opinionista sostenente l'aggressività americana nei confronti degli altri stati e ad oggi non capisco come ci possano essere fazioni disposte ad imolarsi fisicamente per seminare terrore e morte convinte che sia la soluzione. Del resto tristemente, nel corso della vita ho notato in più occasioni come l'arroganza degli americani, spesso dilaga negli altri paesi e quasi sempre per questioni economiche che vedono come obiettivo l'essere padroni del mondo e dell'universo, consumando quanto più possibile e rimandando il debito a terzi.

Ai tempi della seconda guerra mondiale, gli americani sonnecchiavano nel loro paese, trastullandosi con giochetti borsistici, approfittando per piazzare merci nei paesi in difficoltà. Fintanto non furono direttamente coinvolti nel conflitto. A guardare i documentari in merito, se ne riceve in verità, il secondo fine. Quello commerciale. Forti di risorse non impegnate fino ad ora, e con la scusa della liberazione, alla fine del conflitto sono all'apice delle preferenze della gente che li vedono come chi toglie la fame e la miseria. Nel frattempo però, hanno anche in mano solidi compromessi che li vedranno infiltrati in tutte le politiche dove hanno messo piede. E che nel tempo, faranno buon uso.

Il mondo, rinchiuso nel suo giardino, il mondo guardava gli americani sonnecchiando. In fin dei conti erano solo il resto di forzati esportati a colonizzare un paese lontano e che in Europa non erano graditi. Ignorato totalmente lo sterminio di molte etnie locali eseguito per interessi economici. Si trattava di vicende lontane, appartenenti ad un continente lontano.

Abbiamo ignorato volutamente che la crisi del '29 fu motore del conflitto. Abbiamo ignorato volutamente che l'attuale crisi deriva dalle speculazioni in atto negli USA. E anche se preoccupati, ci siamo fatti un pensiero, abbiamo le mani legate da governi che abbiamo permesso andare al potere e che sempre più si dimostrano corrotti e comprati.

Dopo un periodo che si faceva festa quando una bella portaerei statunitense approdava in qualche nostro porto, magari paventando facili e nuovi guadagni, sulle pareti delle città iniziarono ad apparire infelici scritte "Yenkey go home!", vergate da mani stanche di soprusi non sanati dalle forze dell'ordine vista l'extra territorialità goduta dalle forze "alleate".

Che dire di quei incidenti dove vite recise non ottengono giustizia e si sentono rispondere con accuse? Come definire la vicenda di aerei stranieri sorvolanti a bassa quota il proprio territorio nazionale a scopo d'esercitazione, che recidono cavi di una funivia facendo precipitare la stessa e vedersi accusati di non aver segnalato sulle carte il tragitto dell'impianto?

Campanelli non ascoltati da un governo che, evidentemente in conflitto d'interessi, alla richiesta di ampliamento di basi, concede senza pensare al parere negativo della popolazione presente e non solo, ammonendo che il potere decisionale non appartiene alla gente, ma viene esercitato dal governo, legittimamente eletto? Nessun stupore alla conseguente caduta e rielezione.

Il mondo dell'Islam ha il dente avvelenatissimo nei confronti del popolo americano. Ma perché? Come mai esiste una violenza inaudita nei confronti degli USA e che poco a poco, s'allarga verso altri paesi ad esso allineati? Che c'entri forse il fatto che molti conflitti, impoverimenti sono stati perpetuati con l'intento di accaparrarsi le risorse presenti? Forse non è abbastanza chiaro alla gente, che guerre sante, sono fatte per i diritti d'estrazione petrolifica?

La robustezza raggiunta dalla moneta europea, nonostante sia nata per garantire scambi convenienti agli stessi USA, ha fatto sì che investimenti in Euro siano più fiduciosi che in Dollari, visto l'indebitamento di questi prima con il Giappone ed ora con la Cina.

Dopo aver visto il crollo delle speculazioni statunitensi, poco prima esaltate dalle varie agenzie di rating, e conseguente crisi propagatasi in tutti i sistemi bancari, i quali smascherati, dimostrano un unico padrone, ora vediamo il declassamento e via via l'impoverimento di intere nazioni. Ben giocato sull'egoismo dei singoli, che non interessa il male del vicino. Ora ci parlano di speculazioni, di attacchi economici. Come se questo alla gente possa interessare molto.

Le immagini che ci arrivano dalla Grecia ci spaventano, forse perché sappiamo che sono prossime in casa nostra. Quando l'Europa sarà in ginocchio causa giochi borsistici e speculativi e che si sono riversati sopra la gente e che di fatto ha subito il furto, la gente porrà lo sguardo a chi secondo logica spicciola, è stato causa. Gli USA.

Quale paese, nel senso della popolazione e non dei suoi politici, vede amico il popolo statunitense ad oggi? L'Asia? L'Africa? Il Sud America?, La Cina?, Il Giappone?... forse l'Australia...

L'Europa unita nel denaro, s'accorgerà che i confini nazionali delimitanti i singoli stati, sono d'intralcio per una robustezza economica. Dall'esterno è facilissimo attaccare i punti deboli e risalire il cuore del sistema. L'unione europea attuale, basata sulla moneta, ha i giorni contati e si faranno, in fretta, gli "Stati Uniti d'Europa". Garanzia in toto sul suo perimetro e non attaccabile su paesi singoli. Ci sarà il caos interpretativo. Dove le persone poco a poco, non sapranno quale sia la sua identità storica.

La conseguenza di una visione cieca. Il delegare la causa cercando colpe esterne. Mentre un futuro conflitto, sarà visto da chi manovra, come ulteriore occasione per arricchirsi, dando ancor più vigore alla violenza che si delinea all'orizzonte.

Speravo e spero ancora, di non vedere orrori di una guerra fratricida e civile, ma sembra che l'egoismo che ci contraddistingue chi più chi meno, non va per questa speranza.

giovedì 29 aprile 2010

La crisi che fa paura; la Spagna non si risolleverà

Magari fosse solo demagogia facile paragonare gli stati e i popoli alla stregua di una squadra sportiva, però così non è.

In una competizione sportiva, dove siano impiegate squadre e non singoli, oltre alla demenziale logica che ci deve per forza essere un perdente, s’aggiunge il fatto che se i componenti di una singola squadra non sono affiatati fra loro, è proprio questa squadra la candidata per arrivare ultima in una competizione.

E come potrebbe risollevarsi un paese, quando i singoli individui sono in costante contrasto su tutto? Dove le varie città, province , regioni, al passo dell’ideologia dell’autonomia decisionale, legiferano e applicano regole di protezione ai propri interessi quasi sempre in contrasto con linee generali e di parte?

Un paese che non rispetta e non accetta lo straniero e lo vede sempre solo come un portafogli da svuotare. Dove conoscenze esterne sono bocciate a priori atteggiandosi a primi della classe. Arrogante e menzognero con i suoi stessi cittadini. Praticando il terrore psicologico della passata dittatura per imporre illegalità e minacciando con gli sguardi provvedimenti spiccioli agli spaventati cittadini che chiedono spiegazioni sopra palesi soprusi.

La Spagna ha permesso a speculatori privati e multinazionali, di fare il proprio porco comodo senza regolare né verificare il loro operato. Incurante di tutto e con governanti avidi del potere ai quali solo importa stare al potere senza avere la minima idea delle panzane commerciali dei vari privati che hanno approfittato per imporre regole di comodo e viziate.

Ma il cappello di tanta melma, sta alla base delle persone. Abituati che la maggior parte della sua popolazione estera sia di origine extracomunitaria, con leggi oscene che facilitino l’entrata di sudamericani perché di lingua ispanica, calcolano tutti come fossero carne da macello. Uno straniero solo per il fatto di esserlo, è un paria, poco importa se cittadino europeo. A questi va applicato il rigore della legge per gli stranieri. I suoi titoli di studio non sono legali. Le sue conoscenze limitate a prescindere. Il suo comportamento delittuoso a priori.

I privati hanno goduto di questo, facendo del paese la stalla d’Europa. Assunzioni al ribasso pagando un piatto di minestra il lavoro svolto e spesso nemmeno questo. Rivendendo poi ai suoi cittadini il prodotto a prezzo consono, facendo leva sull’avidità innescando una speculazione senza fine. Persone che con poche migliaia di euro, compravano appartamenti e residenze prima che siano costruite, e rivendendole a lavori ultimati con rialzi del 60% a cittadini comunitari. Così, senza preoccuparsi troppo della saturazione del mercato. Senza rendersi conto della inconsistenza e illegalità della cosa.

Ad aggiungere che a seguito di agevolazioni statali per cittadini sud americani che godevano di un particolare trattamento per l’inserimento nel paese, le banche elargivano prestiti facili contro l’ipoteca del bene a loro favore. Così la popolazione dell’america latina, immigrata in Spagna per guadagni rapidi (come sempre in tutti i paesi dove esista il fenomeno), accedevano a denaro facile per l’acquisto di un immobile sopravalutato dall’ente finanziario anche del 120%. Acquistando oltre all’immobile, anche la macchina e altre cose, a fronte della resa dell’immobile come garanzia. Immobile sovrastimato dalla banca stessa ma di comodo perché garantito dalle agevolazioni statali e girato a questi il debito, se non onorato. Come infatti è accaduto.

Nel frattempo la popolazione litiga su tutto. Sul corso dei fiumi della cui acqua in mano a privati senza scrupoli, viene convogliata e rivenduta al miglio offerente, lasciando oltre che nella miseria, anche nella sete i cittadini in difficoltà finanziarie.
Sulla ristrutturazione della rete di trasporto che in mano ai soliti privati, espropria terreni nella logica del basso costo costruendo strade ed autostrade che solo collegano centri già serviti, perché di gran ritorno economico con sistemi a pedaggio, mentre restano isolate altre zone del paese calcolate di bassa rendita.
Sulle infrastrutture delle comunicazioni lasciate totalmente nelle mani delle multinazionali del settore che si litigano l’osso con contratti capestro imposti ai suoi clienti.
Sulle regole diverse dei documenti ufficiali. Un DNI (carta d’identità, Documento National de Identificacion) che viene rilasciato dopo un mese dalla sua richiesta. Da bolli e avvalli che cambiano da città in città e non sono valevoli a livello statale. Dove un comune può concedersi il lusso di rilasciare certificazioni firmate dal portiere salvo bollarle in seguito perché non riconosciute in ambiente ufficiale.
Sulla sanità che vive nelle mani del privato ma che usa risorse pubbliche per interventi operatori.

Sono divisi sulla lingua parlata. A diversità degli altri paesi dove esistono dialetti locali, la Spagna si vanta di ben 4 lingue ufficiali. La popolazione di solito, guarda con astio chi non appartiene alla propria linea etnica, cercando d’indovinare da che parte del paese provenga lo sconosciuto e applicandogli tutte le scortesie del caso.

Non spiegate ad uno spagnolo gli errori che compie in fatto di connessioni elettriche, costruzioni edili, depurazione, raccolta rifiuti, ecc. Lo farà irritare oltremodo, tanto arrogante che si crede in cima al mondo e convertendosi nel vostro peggior nemico.

Ne avrei molte da aggiungere, ma fin qui basta per far capire che questo paese non si risolleverà se non a sfavore della comunità europea, che si vedrà suo malgrado a pagarne le conseguenze. Ad ogni modo un'analisi più feconda la potete trovare qui.

Un comunità europea che vista dal nel suo insieme, si comporta come i suoi singoli paesi componenti. La legge del più furbo, la legge del più forte. Un impero fatto da privati e basato sul denaro e vissuto con le sue leggi di mercato. Aspettiamoci di peggio, dato che il mercato mondiale, ha deciso di incassare i crediti europei, e a nulla varranno le proteste dei singoli, visto che siamo solo, mucche da mungere.

Benvenuto mercato globale e grazie.

venerdì 19 febbraio 2010

Il senso di una vita sociale

“... capire se chi ci governa o vuole governare, sia una persona meritevole e che opererà per il bene della comunità, è piuttosto semplice in verità. Basta osservare la sua condotta sessuale. Nulla di buono ci si può aspettare da chi conduce una vita sessuale disordinata, dedica a continue ricerche ed azioni con il fine di soddisfare i propri appetiti sessuali...”



Parole tratte da insegnamenti di una grande anima illuminata.

Vero che al giorno d’oggi si è persa la facoltà di vedere la veridicità di quanto sopra. Nel tempo abitudini apprese fin da piccoli, si sono deviate al punto che parlare di moralità fa apparire il tutto bigotto, fanatico e noioso.

Chi ci parla di morale quasi sempre propone la sua forma di vita e con dovizia di particolari, espone gli argomenti per rendere coerente il suo modo di vita. Alla fine ci si ritrova con tante belle teorie che possiamo scegliere o abbinare come più ci piace per condurre quella che secondo noi, è la giusta filosofia di vita.

Molti anzi, quasi tutti prendono le frasi o le indicazioni che più aggradano per costruire la propria giustificazione d’azione e con la quale, nonostante molte contraddizioni, dirigono la propria vita verso un fine o un altro a seconda la varietà del momento.

Abbiamo una fase giovanile, dove la propria condotta sessuale, è derivata da necessità che cercano di coesistere sul far parte del gruppo d’élite e le voglie che tempeste ormonali inducono al proprio corpo. In questa fase niente deve ormai contrastare quella che si pensa sia la propria definizione sessuale. Se le attitudini interiori vanno verso direzioni poco inclini alla continuità della specie, ecco sapienti temi che parlano e approvano il cambio di direzione, adducendo la causa ad una natura erronea che ha formato un veicolo non concorde con le stimolazioni sensoriali.

Conta in questa stagione della vita, non solo appagare bisogni fisici ma anche quelli psicologici che vogliono essere sempre al vertice della classe sociale. Brama di essere primi in tutto. Di essere sempre quelli che sono allineati con quello che va per la maggiore ed esserne leader.

Fasi successive portano l’individuo a seconda di come ha raccolto successi nella prima fase, che non ha un tempo stabilito ma dipende dai propri umori, verso stabili posizioni sociali via via più marcate che vengono limate nei dettagli per rendere sempre più comoda la posizione raggiunta.

In questa situazione, la persona cristallizza sempre più le proprie attitudini. Chi vuole raggiungere posizioni economiche più allettanti, si vedrà impegnato in faticosi percorsi di carriera dove tutto ha il sapore di sfida continua, dove ogni rischio viene valutato in base al costo, dove l’impegno è giustificato dall’obbiettivo e ci si ritrova ad essere appagati solo dopo aver segnato un +1 nel proprio bilancio giornaliero.
Piani più bassi nella scala sociale, vedono persone che solo cercano di soddisfare bisogni elementari. Magari perché non si ha indovinato la formula vincente oppure perché interessati a vite semplici. Solitamente troviamo persone che alla fine della loro giornata si sentono appagate dal frigo pieno, specie se ben fornito di birre, una bella partita di calcio alla tele, e... una soddisfacente vita sessuale sotto le coperte alla notte. La caratteristica di queste persone nel sesso maschile, è di rallegrasi gli occhi con immagini dell’altrui sesso per condire la loro vita diaria. La sessione femminile preferisce estenuanti giri nei negozi non disdegnando pitture romantiche che portano sollievo e fanno sognare.
La vita sessuale è presa fra i confini del lecito e fra quelli del proibito. Si hanno desideri intimi d’evasione ma sono attuati solo se si presenta l’occasione e solitamente non sono confessati. Nel frattempo però, si cercano le occasioni, coscientemente o meno, per evadere da quello che sembra un peso morale a cui si da credo solo per buona convivenza ed anzi, l’argomento sesso viene relegato a discorsi fra amici, amiche e difficilmente sarà approfondito col patner del quale si teme una reazione discorde e che potrebbe complicare la convivenza, anche perché il compagno o compagna non può stabilire il limite del desiderio espresso che può cambiare in frazioni di tempo dopo.

Abbiamo poi persone che conducono una vera e propria vita dedita alle prestazioni sessuali. Sempre alla ricerca di un nuovo diversivo. Circondati da amici che si rallegrano dell’eventuali nuove acquisizioni e fanno a gara di come rendere sempre più piccante la faccenda.

Troviamo qui le persone che hanno reso la questione sessuale una professione, combinando le attività riproduttive con ingaggi economici, sfidando ogni volta il limite. Sono le persone che portano la bandiera della rivoluzione dei costumi. Facili idoli delle masse assetate da condotte discutibili ma che sono relegate alla dimensione del desiderio e quindi non condannabili. Figure che il tempo cancella dai ricordi ma che rafforzano gli appetiti ormonali rendendoli sempre più giustificabili nelle società. Rappresentazioni del sommerso che poco a poco, stanno dipingendo la nostra società sempre più simile alle condotte in uso nelle bibliche Sodoma e Gomorra.

Rimangono quelli elementi per cui la vita è solo un profittare di tutto, non importa le conseguenze, dato che alla fine non c’è continuità. Assassini, ladri, ecc..

Di quanto elencato, chiaramente non in modo esaustivo ma che si può estrapolare fra situazione e situazione, volente o nolente, ognuno deve condurre anche una vita politica. Che sia di forma attiva, iscrivendosi a qualche partito se non formandone uno, o semplicemente adattandosi alle regole che lo stato in cui vive impone, cercando di pilotare la propria esistenza fra i devo non devo che la legislatura permette o proibisce.

Ma se cerchiamo di addentrarci a quella forma di società, definita già nell’antichità, troviamo contrasti e accozzare di teorie al punto di sfociare in guerre, laddove l’obiettivo non trova altra soluzione. Colpi bassi e complotti sono ormai all’ordine del giorno e se ne può avere idea scorrendo gli articoli di qualche periodico di qualunque paese. Ognuno ha una propria idea sul come dirigere la nazione in cui vive, stranamente nessuno si trova nella completa disponibilità per poter attuare la propria filosofia. Anche i dittatori assisi con potere assoluto, devono combattere le varie fazioni di opposizione che sorgono fra i risvolti del tessuto sociale e spesso racchiusi addirittura nel proprio circolo di comando.

Possibile che l’animale uomo, definito sociale dai biologi, non riesca trovare una forma di convivenza comune atta al bene collettivo?

Lo scorcio d’apertura ci viene in aiuto. Una persona che è libera da regole meccaniche interne e sottoposta a tempeste ormonali nonché psichiche è innanzitutto una persona casta.

Il problema che nel tempo, si è sostituito il significato di casto con astenuto. Una cosa è l’astinenza, dove viene reclusa del tutto la pratica sessuale cosa che comporta sempre contrasti intimi sfociando in forme maniacali e fanatiche. Altra è la castità che vede solo la conservazione delle proprie energie riproduttive intavolandone la via verso risultati più edificanti; ma questo è un discorso a parte che magari chi vuole, può approfondire cercando.

Come può essere fedele ad un popolo intero una persona che non riesce ad essere fedele nemmeno al proprio patner? Come può far valere la propria parola se nella sua vita solo s’incontrano interpretazioni e raggiri per scopi nemmeno ben definiti? Come può governare qualcuno che non riesce a dirigere nemmeno la propria famiglia? Che cerca consensi esterni e non trova armonia nella propria casa?

Ovviamente questa persona è presa dalla voglia di cambiare, dal vivere meglio e magari dovuto a qualche successo economico è convinto che la propria idea sia quella perfetta o perfettibile.

Anticamente chi occupava posizioni di comando era una persona chiamata dal popolo. Una persona al quale veniva imposto un compito, oneroso e difficile e del quale, riceva in cambio solo preoccupazioni e responsabilità. Un esempio di una vita polita corretta lo ritroviamo nel generale Galba (ma non solo) che nell’antica Roma, dopo aver dato la sua vita al servizio in difesa del paese, se ne viveva tranquillo nella sua casa di campagna, giusta ricompensa delle sue fatiche. Nonostante fosse appagato dalla vita coniugale che stava conducendo, le situazioni del momento richiedevano una guida per uscire da una situazione. Il popolo, allora più cosciente e meno bigotto d’oggi, si rivolsero a lui per garantire il benessere comune. Galba non si fece pregare, e lasciata la comoda vita “pensionistica”, prese le redini in mano, portando a termine quanto richiestogli. Infine, invece di accomodarsi sui trionfi del gesto e approfittare per rendersi sovrano assoluto, ritornò alla sua casa per riprendere le sue attività, senza che le ultime gesta pubbliche, siano di orgoglio ma solo appagato all’idea di aver svolto il compito richiestogli. In seguito come la natura umana degenera le cose, anch'egli si incaponì di stabilizzare l'impero e se non fosse per Nerone la sua fine magari non sarebbe stata così tragica.

Oggi personaggi del genere non li troviamo più. Chi conquista la posizione di comando non la lascia più. Addice a giustificazioni come se la sua assenza porterebbe al disastro e il ritorno alla barbarie. In netta contraddizione al fatto che la vita prima o poi lo toglierà di mezzo e quindi che senso ha la permanenza?

Siamo governati da persone che usano il sesso come appagamenti personali e escludono dal contesto che questo sia il metro di giudizio delle loro azioni. Voglio imporci l’idea di guardare agli obiettivi raggiunti e non giudicare le azioni morali che eseguono. Un forma sottile de “il fine giustifica i mezzi”; se per essere preformante nelle scelte politiche, economiche, sociali, devo essere sempre al massimo, allora ben venga la distrazione appagante di una violazione morale, di una sostanza coadiuvante. Tristemente, sempre più gli si da ragione. Un uomo politico può permettersi di tradire il proprio partner, fare quello che più gli aggrada nella vita privata e non dover rendere conto a nessuno di quanto commesso, anzi.

Travisando quello che è l’esempio. Le nuove generazioni mosse da impulsi naturali, fanno della vita sessuale dell’esponente politico, uno stile di vita apprezzabile e desiderabile. Invertendone i termini, tanto il risultato non cambia. Per essere al vertice, si deve condurre una vita sessuale che fino a non poco tempo fa era dichiarata, degenerata; usare sostanze doppanti che mettano l’alterazione fisiologica necessaria a reprimere le inibizioni. Di conseguenza il leader di questa condotta, otterrà sempre maggior consensi, visto che garantirà con leggi appropriate la ribellione morale, la condotta discutibile ma che nel tempo non solo non lo sarà ma sarà impensabile l’opposto. S’invertirà il senso del bene e male.

Come finirà? Non siamo veggenti ma non occorre esserlo per vedere come stanno andando le cose. Sempre più corruzione ci circonda e la vita è sempre più complicata. Abbiamo intrapreso la via del disastro ma non ce ne importa e non riusciamo a venirne fuori. Siamo convinti che perfezionando il sistema, limando qua e là i paletti sociali, alla fine tutto si risolva, ottusamente non vogliamo vedere il peggiorare della situazione. Non vogliamo renderci conto della pesantezza nella quale viviamo ma anzi, siamo convinti di andare per il meglio.

Vita felice quella in cui ci si può ritemprare dalle fatiche del giorno, trascorrendo idilliaci istanti col proprio partner. Condividere i momenti più intimi e sapere di contare su un vero amico, amica. Affrontare ogni giorno col sorriso di chi sa di avere qualcuno che sarà li per aiutarti nelle sue possibilità. Trovare la gioia di avere fra le braccia la persona che si ama veramente, cosa che ci porta in un piano di estasi dove tutto ha un sapore nuovo, ogni momento. Il gusto di stare vicini senza per questo avere la mente invasa da desideri ma solo godere dell’istante. Ritrovarsi bambini, quando non vedevamo una persona per il suo sesso, ma per la felicità che questa sapeva infonderci. Completare questo con l’apoteosi di un’unione tesa ad amplificare la gioia reciproca compartendo e unendosi in un solo corpo dove la parola “anima”, acquista significato e i racconti dello spirito iniziano ad avere forma.

Ma al posto di comando sempre ci sarà la persona che la collettività merita. Questa è la sintesi di un’espressione maggioritaria e non l’inverso. La società è formata dagli individui che la compongono e questa è il risultato di questi. Non si può cambiare la società per cambiare gli individui dato che è la conseguenza e non la causa. Per cambiare la società, serve cambiare individualmente. Solo dopo una maggioranza di individui coscienti, porta al governo un individuo cosciente e che sarà comunque, la rappresentazione di quello che siamo.

Se non siamo capaci di essere felici nel nostro piccolo quotidiano, lasciamo il tema delle grandi battaglie esterne. Le persone al comando non avranno potere non avendo chi li sostiene e nel tempo, saranno sostituite con chi meglio. Nel frattempo adoperiamoci a vivere una vita sana, che abbia scopi diretti atta a vivere con l’essere amato e rafforzando l’amore che ne scaturisce. Difficile cammino, ma ricco di sostanza che invito a ricercare.

giovedì 21 gennaio 2010

Il giochino delle dita secondo B.


Quando ho visto il servizio alla TV, pensavo di aver capito male, oppure di essermi confuso, invece no. Riportato fra i meandri della rete e dei media, ecco la conferma di quella che non ho capito se sia stata una battuta o una svista.

L'AQUILA - «Quante dita ha una mano?». E' la domanda che il premier Silvio Berlusconi ha fatto ai bambini della scuola elementare «Mariele Ventre» de L'Aquila, dove si è recato in visita oggi. I ragazzini sono stati al gioco e hanno risposto correttamente: cinque. «Quante dita hanno due mani?» ha poi chiesto il premier. Ancora una volta i bambini hanno risposto correttamente: dieci. «Passiamo a una domanda più difficile- ha poi detto Berlusconi - : quante dita hanno dieci mani?». I bambini in coro hanno risposto... «cento». E il Cavaliere: «Bravi, rispondono tutti cinquanta, voi invece avete dato subito la risposta giusta». Che però giusta non era: a dieci mani corrispondono infatti a 50 dita. Nota l'Apcom: Berlusconi ha lasciato il dubbio tra i giornalisti se scherzasse o meno.

«VOTO A 5 ANNI» - Nella stessa occasione aveva scherzato con i ragazzini facendo loro domande sui progetti per il futuro. A chi gli diceva di voler fare il politico, il premier ha consigliato: «Cercate prima di diventare medici, avvocati e ingegneri e poi, magari interessatevi alle cose che servono per la vostra città e per il vostro paese». E domanda ancora più maliziosa: «Pensate che Silvio Berlusconi sia un buon presidente del Consiglio?». I bambini in coro hanno risposto «sì». Pronta la replica del premier: : «Allora daremo il voto anche ai bambini sopra i cinque anni...».

Fonte: Corriere della sera

Mi chiedo se fra tutti i servizi di sicurezza che il premier ha, non ce ne sia uno che ritagli questi servizi pennellandone la figura. Uno non può essere così sfigato...

martedì 12 gennaio 2010

Escalation per la terza guerra mondiale

Per arginare la rincorsa iraniana al nucleare, gli Stati Uniti non escludono l’opzione militare. Certo, la notizia non è nuova: a confermarla, però, è questa volta direttamente David Petraeus, intervistato dalla celebre giornalista della Cnn Christiane Amanpour. Il generale, a capo del CENTCOM (Comando Centrale statunitense) e architetto delle strategie militari in Medio Oriente, è stato molto chiaro: “Il CENTCOM sarebbe quantomeno irresponsabile se non si ponesse la domanda ‘che fare se…’, e se non pianificasse diverse soluzioni per rispondere a svariate eventualità”. Ciò non toglie, ha continuato Petraeus, che la via diplomatica resta la prima scelta di Washington: una linea confermata anche dal capo di stato maggiore Michael Mullen, secondo il quale “certamente tra le nostre opzioni c’è la risposta militare, ma io ho detto molto chiaramente che bisogna trovare una soluzione diplomatica”.

Nell’intervista rilasciata all’Amanpour, Petraeus è andato più a fondo. Se il generale non ha voluto commentare l’ipotesi di un’azione militare da parte di Israele, ha però spiegato che – nonostante il regime abbia rafforzato le infrastrutture e abbia allargato la rete di tunnel sotterranei – i siti nucleari iraniani “potrebbero certamente essere bombardati”. Con quali risultati? “L’effetto di un bombardamento dipende da chi lo conduce, con quali mezzi e dalle capacità difensive di chi viene colpito”, ha spiegato il capo del CENTCOM. La risposta dell’Iran alle dichiarazioni di Petraeus non si è fatta attendere: secondo il portavoce del ministro degli Esteri Ramin Mehmanparast, citato dall’agenzia governativa Irna, le frasi del generale sono “fuori misura e irresponsabili” e i funzionari americani dovrebbero essere più prudenti nelle loro esternazioni.

Mehmanparast ha poi fatto il punto sulla disputa nucleare. “Alcuni paesi neutrali ci hanno chiesto di interrompere l’arricchimento per due mesi”, ha spiegato il portavoce, e “noi abbiamo accolto questa richiesta, nel tentativo di mostrare alla comunità internazionale la nostra buona volontà”. Secondo la stampa israeliana, il governo iraniano avrebbe bloccato l’arricchimento dell’uranio già da un mese: “Se dall’altro lato – ha concluso Mehmanparast – risponderanno alle richieste dell’Iran, allora inizieremo a lavorare, altrimenti prenderemo le decisioni necessarie”. La controproposta di Teheran segue il rifiuto dell’ultimatum posto dall’Onu alla fine del 2009: secondo la bozza dell’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), l’Iran dovrebbe arricchire il proprio uranio in Russia e in Francia, per poi reimportarlo sottoforma di combustibile; Teheran chiede invece che lo scambio avvenga in più fasi e sull’isola di Kish, parte del territorio nazionale.

Le notizie che giungono da Iran e Stati Uniti sembrano confermare quanto scritto giorni fa dall'Occidentale, secondo cui in Iran sarebbero in funzione due bombe ad orologeria: “Una segna il tempo che manca al regime per ottenere l’arma atomica, l’altra indica il tempo necessario all’opposizione per ribaltare il governo di Ahmadinejad”. In questo quadro, l’Occidente appare paralizzato: da un lato Petraeus rilancia l’ipotesi militare, dall’altra Obama lavora all’interno del 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania) per ottenere una quarta tornata di sanzioni contro Teheran, incurante degli ultimatum posti dalla comunità internazionale. Ma se l’idea di bombardare i siti nucleari appare ancora lontana, ciò che manca è un sostegno più marcato all’opposizione interna: ad oggi, la brutale repressione nelle strade di Teheran ha incontrato solo parole di condanna da parte di Europa e Stati Uniti.

Ecco perché, mentre il tempo scorre, a sbloccare la situazione potrebbe intervenire Israele, il paese maggiormente minacciato dai deliri di Ahmadinejad. L’ipotesi di un attacco unilaterale da parte dello Stato ebraico, paventato da molti analisti, rappresenta però l’ipotesi più pericolosa per il Medio Oriente (e in ultima analisi per lo stesso Occidente): in caso di fallimento – anche solo parziale – dell’operazione, non solo Teheran potrebbe riprendere indisturbato l’arricchimento dell’uranio, ma il regime riuscirebbe a compattare la propria popolazione contro il “mostro sionista”. Se poi Hezbollah e Hamas riprendessero contemporaneamente la guerra contro Israele, l’intera area mediorientale piomberebbe nel buio. Per fortuna, si parla ancora di scenari: per evitarli servirebbe però un’immediata presa di posizione da parte dell’Occidente, a favore dell’Onda verde iraniana e contro ogni ricatto iraniano sul tavolo del nucleare.

Fonte

lunedì 2 novembre 2009

Governare, problemi di linea politica: i premier

Osservando gli scenari storici di qualunque paese del pianeta Terra, eccezion fatta per imperi veramente antichi di cui si hanno solo tracce archeologiche e ritagli di notizie non verificabili dalla scienza attuale, ci si può rendere conto che il mondo è sempre sotto pressione dalle scelte dei suoi abitanti.

Molte sono state le battaglie ideologiche, scritte spesso col sangue, che hanno portato al quadro odierno.

Internet ma anche la televisione, la radio, i giornali insomma, i mezzi di comunicazione, forniscono dati, eventi, pensieri e programmi sulle linee di governo presenti nei vari paesi del pianeta. Sempre c'è chi è concorde alla linea di stato ufficiale e chi la combatte indicandone i limiti, le incongruenze, le ingiustizie.

Possiamo darci il lusso di chiedere ai nostri parenti più anziani, che questo è l'andazzo che sempre accompagna la vita umana. Cambiano i nomi dei potenti di turno, cambiano le fazioni politiche, ma nel palco si rappresentano gli stessi drammi. Con accenni più o meno cruenti a seconda dei tempi o dei luoghi.

Interessante notare come alcune linee morali erette a barriere civili dei nostri padri, vengano cambiate e con l'idea di proseguire verso un miglioramento spesso stravolte. Fino a pochi anni fa era impensabile che siano di dominio pubblico certi atteggiamenti sessuali, per la decenza. Oggi si è rivalutato il criterio e si cerca di raggiungere la libertà dei costumi, applicando paletti che ne delimitano l'azione in confini comunemente accettabili. Un esempio che si può portare anche su questioni commerciali, giuridiche, ecc. e non solo da relegarsi a scelte personali di gusto.

Assurdamente il progredire verso una società dichiarata moderna, viene supportata da pensieri che risalgono a situazioni dell'antica Grecia, delle regole tribali primitive o da sistemi storici che hanno fatto il suo tempo e che però se ne rimpiangono i fasti. Di moderno si apportano l'eventuali correzioni per adattarsi alla situazione presente, tentando di eliminare le variabili che ne causarono l'epilogo.

E così animata, la società si confronta sul piano dell'esistenza, discutendo, dibattendo ora accusando, ora scagionando, tutte le regole o le azioni che stanno alla base comunitaria. Spesso con risvolti violenti, spesso azioni cruente.

Da alieno quale sono in questioni di posizione politica, faccio una riflessione.
In ogni paese del mondo, oggigiorno, troviamo al potere una persona che non è eletta con la maggioranza assoluta del popolo.

Le maggioranza restante, si appella a questo per ogni cosa che non funziona ai vertici. Si scopre sovente, che la percentuale non concorde alla linea di governo, spesso non ha nemmeno fatto una preferenza elettorale, con scuse più o meno giustificate. (tempistica non appropriata, scelte non consone, disinteresse, sfiducia generale e altro).

In un sistema democratico, ma anche si può applicare con alcuni distinguo, nei sistemi totalitari, il governo è la somma del pensiero di maggioranza. Se la maggioranza del popolo è disinteressata ai problemi della sua nazione e mira più ad una posizione personale migliore, al governo c'è sempre, una persona che rispecchia questa sua attitudine. Questione di psicologia magari, ma anche nei sistemi dittatoriali chi è al potere non è altri che il più forte di un'attitudine di maggioranza del singolo.

Se questo equilibrio non si verifica, di solito c'è la guerra civile, la rivoluzione o il colpo di stato.

L'errore sta nel credere che si possa dal vertice, cambiare la base, quando al contrario, è la base che permette il vertice. La società è la conseguenza della somma dei singoli. Per cambiarla sono questi a dover cambiare, singolarmente. Dall'alto solo possono venire regole che dirigono verso il pensiero comune e di solito, essendo impositorie, non piacciono.

Da qui tutte le varie fazioni del mondo, che chi con la dialettica chi con la forza, cercano di far valere le personali idee che sono supportate dal numero delle persone che vi aderiscono, pubblicamente e non. Chiaramente, quando una regola sembra contraria a interessi personali anche se condivisibili, si cerca di eviscerarla spesso però, senza rendersi conto che sussiste nel nostro animo più profondo dove vive con altro nome.

Secondo me... da perfetto ignorante del cui aggettivo mi scuso anticipatamente per chi si sentisse offeso.

lunedì 8 giugno 2009

Risultati europee 2009, con tabelle totali

Quando si era ragazzi e si stava assieme, capitava spesso, che si doveva decidere che fare. Allora sfociavano le varie idee e si decideva per quella che accontentava un po' tutti. A volte a nessuno veniva nulla in testa o c'erano poche adesioni sulle varianti.

A parte quei pochi che avevano interesse, gli altri se ne andavano per i fatti loro, isolandosi in seguito dal gruppo. Ma a nessuno veniva in mente di obbligare questi a frequentare ancora scelte che non interessavano. In più, capitava che nemmeno i pochi, proseguivano poi nelle loro scelte dato che non essendoci il supporto di gruppo, la cosa non aveva interesse.

Solo continuavano nelle loro scelte che la comunità aveva mostrato poco interesse, quelle persone che lo facevano a scopo personale, e che a poco importava cosa decidesse il gruppo.

Sono state fatte le Elezioni Europee; è tempo di risultati e i vinti, gongolano mostrando la forza dei loro consensi.

Vediamo invece, quali sono le percentuali d'interesse che i cittadini hanno nei loro confronti:

L’affluenza alle elezioni europee del 2009 in tutti i Paesi dell’Ue è stata del 43,24%, il minimo storico anche rispetto al 44,4% della media dei votanti calcolata tra il 2004 e il 2007 (quando hanno votato Romania e Bulgaria). Lo ha reso noto il Parlamento europeo.

Risultati dichiarati: Percentuali elettive dei vincitori, sul numero totale degli aventi diritto
Germania. La Cdu/Csu della cancelliera Angela Merkel conferma la sua supremazia (38%): anche se è in calo rispetto alle ultime Europee, può guardare con tranquillità alle politiche di settembre. I socialdemocratici della Spd restano fermi al 20,8%. I verdi si attestano al 12%. 16%
Gran Bretagna. Era previsto, il disastro elettorale del premier Gordon Brown: e le attese sono state confermate. Il partito infatti ottiene appena il 16% dei consensi, al minimo storico. I Tories, con il 27%, sono la prima forza politica. Seguiti - con il 17% - dall'United Kingdom Independence Party (Ukip), populista ed euroscettico. I liberaldemocratici si attestano intorno al 14%. Da segnalare infine il risultato del British National Party (Bnp), formazione di estrema destra xenofoba capeggiata da Nick Griffin, che ottiene due eurodeputati e si attesta intorno al 6%. 12%

Francia. Successo dell'Ump del presidente Nicolas Sarkozy (27,70%), mentre i socialisti di Martine Aubry con il 16,76% ottengono uno dei loro peggiori risultati nelle consultazioni europee. Ma la vera sorpresa di queste elezioni è la formazione Europa Ecologia di Daniel Conh-Bendit (16,2%), che è testa a testa con i socialisti e che sbaraglia il centrista Bayrou (8,49%).

12%

Spagna. Sconfitti i socialisti di José Luis Zapatero, vincono i popolari guidati dal loro leader Rajoy: i primi ottengono il 38,51%, i secondi il 42,23%. Per il premier un secondo e più grave campanello d'allarme, dopo la sconfitta nelle regionali in Galizia all'inizio di marzo. Un altro dato importante riguarda l'astensione: 56%.

17%

Olanda. Col 17% dei voti il partito di Geert Wilders - considerato l'erede di Pim Fotuyn, il leader populista di estrema destra assassinato nel 2002 - triplica i voti delle politiche del 2006, assicurandosi quattro seggi a Strasburgo. Escono male dalle urne i cristiano democratici (Cda) del premier Balkenende, che restano comunque il primo partito dei Paesi Bassi ma perdono due dei 7 seggi a Strasburgo.

7%
Austria. Vincono popolari con il 29,7%, lasciandosi dietro i socialdemocratici del cancelliere Werner Feymann, fermi al 23,9%. Non c'è stato invece lo sfondamento dell'estrema destra xenofoba del partito della libertà che fu di Haider e oggi è di Heinz-Christian Strache: arriva quarto, con il 13,1%. 13%
Grecia. Nel paese, governato dal centrodestra, vincono i socialisti: insieme a Danimarca e Svezia, è un dato in controtendenza rispetto al resto d'Europa. Il Pasok di Giorgio Papandreou ottiene circa il 36% dei voti, contro il 33,98% di Nuova Democrazia (Nd), indebolito dalla crisi economica e dagli scandali. 16%
Irlanda. Vince il Fine Gael, partito di centrodestra attualmente all'opposizione: 29,1% contro il 24,1% del Fianna Fail, la coalizione del primo ministro Brian Cowen. I laburisti sono 13,9%, lo Sinn Feln '11,2%.
13%
Svezia. Il Sap, partito socialdemocratico all'opposizione, vince col 24,5% dei consensi. M, il partito dei moderati, è al 18,8%. Ma la vera novità è il 7,1% del Pp, il cosiddetto partito dei pirati, coloro che si battono contro il copyright sul web: la percentuale ottenuta gli permette di conquistare un seggio a Strasburgo. 11%
Danimarca. Anche qui, i socialisti all'opposizione prevalgono sul partito liberale al governo: 21,2% il primo, 20,2 il secondo. Col 7,1, prende un seggio anche il Folk, il movimento popolare anti-Ue. 9%
Belgio. Insieme al Lussemburgo, ha il record di partecipazione al voto: 91%. Le elezioni sanciscono la sconfitta dell'estrema destra xenofoba del Vlaams Belang (10,32 contro il 14,3 delle precedenti europee), mentre i cristianodemocratici del premier Herman Van Rompuy si piazzano in testa con il 15,19%. Secondo partito i liberali (12,97%). 9%
Lussemburgo. Primo partito sono i cristiano-sociali (31,39%), seguiti dai democratici (19,27), partito dei lavoratori (19,01) e verdi (17,04). 14%
Ungheria. Clamorosa affermazione del partito di centrodestra ungherese Fidesz, col 56,37% delle preferenze. Male i socialisti del premier Gordon Bajnai, fermi al 17,38%. Trionfa anche il nuovo partito di estrema destra Jobbik, col 14,77% delle preferenze, ben oltre il 5-8% accdreditato alla vigilia del voto. 24%
Polonia. Rispetta le attese l'affermazione del partito piattaforma civica (Po) del premier Donald Tusk, intorno al 45,2%. Diritto e giustizia, partito conservatore del presidente Lech Kaczynski e guidato dal suo gemello Jaroslaw, ex premier, si ferma al 29,5%. 20%
Repubblica Ceca. Nessun cambiamento di rilievo nell'assetto politico nonostante l'avanzamento dei socialdemocratici (Cssd) che ottengono il 22,58%, contro il 31,17% dei democratici civici dell'ex premier Mirek Topolanek. 10%
Romania. Confermato il testa a testa tra il partito democratico liberale (Pdl) del presidente Traian Basescu e il partito socialdemocratico (Psd): 30,8% contro il 30,5%. Ma al risultato del partito di Basescu si aggiunge il 3,5% e il seggio conquistato da sua figlia Elena, che ha già dichiarato l'intenzione di rientrare nel Pdl. L'estrema destra del partito della Grande Romania (Prm) ottiene il 7,2% e due seggi, di cui uno destinato a Gigi Becali, discusso patron dello Steaua Bucarest. 13%
Bulgaria. Le elezioni, viste come prova generale delle legislative del luglio, assegnano la vittoria al partito Gerb del sindaco di Sofia Boiko Borisov, col 24,55%. Al partito artito socialista del primo ministro Sergei Stanishev va il 18,44%. I nazionalisti anti-rom strappano l'11,72%. 11%
Slovacchia. Gli elettori premiano lo Smer del premier Robert Fico (32,02%) ma anche il partito xenofobo Sns, alleato della socialdemocrazia al governo, che ottiene il 5,56% di voti ed elegge per la prima volta un eurodeputato. Ma è un risultato inferiore rispetto al 12% accreditato alla vigilia. 14%
Slovenia. Perde consensi il primo ministro Borut Pahor: il suo partito socialdemocratico (Sd) si è dovuto arrendere con il 18,45% al centrodestra dell'Sds che ha ottenuto il 26,92%. 8%
Malta e Cipro. A Malta trionfa il partito laburista, che conquista il 55% dei consensi contro il 40,49% del partito nazionalista e conservatore al governo dell'isola. A Cipro prevale il partito di centrodestra. 24%

In pratica, fatti i dovuti conteggi, la media sui paesi europei paragonata agli aventi diritto, si aggira sul 14%

Il che significa che al timone d'Europa, ci sono persone che vengono seguite da un esiguo numero di consensi e che il rimanente 86% della popolazione, verrà assogettato alle scelte di questi.

Ma complimenti.

domenica 31 maggio 2009

Il modello Copyright difeso dalle Lobbys

A conclusione dei post precedenti, viene spontaneo chiedersi cosa faranno le Mayors per garantirsi ancora, la gallina dalle uova d'oro.

Naturalmente le lobby non stanno a guardare ed hanno messo in atto delle azioni che difendono la loro struttura economica in ogni modo, modificando leggi quando trovavano politici compiacenti o attivando azioni legali dal costo esorbitante nei confronti di gente che non ha abbastanza forza per difendersi.

Come dicevamo prima, l'autore concede i diritti di copia in quanto non ha una struttura tale da sostenere la stampa e la distribuzione delle proprie opere.
Ma cosa succede se questa ipotesi cade?

Col passare degli anni il continuo abbassamento dei costi di queste tecnologie e la trasformazione del concetto di libro e del modo di trasmettere le informazioni permette a chi ha qualche soldo di stamparsi il libro da solo e di effettuare completamente l'investimento e a chi non ne ha (o non ne vuole spendere) di fornire la propria opera completamente in formato digitale (siti web, peer-to- peer).

Le nuove tecnologie bypassano il sistema e le informazioni viaggiano a velocità elettronica senza tenerlo più in conto.

Sul sito http://liberliber.it è possibile trovare libri il cui copyright è scaduto. Sicuramente leggere un libro sulla carta è un'altra cosa ma quando si devono cercare informazioni di cui si ha già conoscenza come ad esempio una citazione all'interno di un libro di mille pagine la versione digitale è insuperabile.

Come dicevamo la situazione è scappata di mano alle strutture detentrici dei copyright, a questo punto si genera lo stesso problema creatosi in Inghilterra, esistono strutture economiche che non gradiscono ciò che sta succedendo e l'Informazione si sta liberando dei vecchi schemi e sta riprendendo a camminare sulle sue gambe.

E' tempo di imbrigliarla di nuovo, nasce una campagna generalizzata volta a instaurare il concetto che copiare è sbagliato, o peggio illegale.

Questo concetto è stato instaurato talmente bene che quando pensiamo al copyright diamo per scontato che sia non “diritto d'autore” ma “divieto di copia”.

Sulla base di questa pressione sia politica sia mediatica nascono nei vari stati leggi che proteggono queste lobby in Italia vedremo nascere “l'equo compenso” della legge Urbani una tassa su ogni supporto vergine venduto.
Difatto questo con il decreto Urbani si:
  • Criminalizzano ingiustamente gli utenti che hanno già pagato per godere della copia privata.
  • Obbligano i provider a controllare e denunciare i propri utenti
  • Affida alla digos il compito di prevenire le violazioni sul diritto d'autore
  • Stabilisce per la prima volta che un certo uso della crittografia è illegale in “sè”
La digos si occupa di: criminalità organizzata, terrorismo, sicurezza dello stato.
Da questo momento si occupa anche di proteggere i ricchi imprenditori dell'editoria, dello spettacolo, del software aiutati dal fatto che la duplicazione di queste opere è reato penale.

Conclusioni.

  • Proteggere l'informazione dalle copie è sbagliato, impedisce alle persone di imparare ed impedisce alla società di progredire, se gente come Stallman o Torvalds o scienziati come Alan Turing (il creatore della primo elaboratore universale) non avessero condiviso le loro conoscenze oggi non potrei neanche scrivere questo intervento.
  • L'autore ha il diritto di sostenersi tramite le sue opere d'ingegno, ma la circolazione delle sue opere non è, al contrario di come si crede un freno al suo guadagno perchè se si scrive un'opera di buon livello l'autorevolezza dell'autore aumenta e sicuramente ci sarà chi acquista la sua opera in originale o chi gli commissiona dei lavori, è statisticamente provato che nelle città dove ci sono più biblioteche aumenta anche la vendita dei libri ciò non giustifica l'atteggiamento delle Multinazionali che vieta l'ingresso alla conoscenza ai più disagiati.
  • L'attuale modello di copyright è obsoleto e mostra tutti i suoi limiti da qualunque lato venga preso, sia quello tecnico (paradosso teorico), sia quello culturale (esperienze di Stallman e Torvalds), serve un nuovo modello.
  • Le lobby non stanno a guardare, nel futuro prossimo assisteremo all'esplosione delle contraddizioni del copyright e del concetto di brevetto e aumenteranno i divieti sulla libera circolazione delle informazioni. Per tenere in piedi le astrazioni che servono al concetto di copyright e che vengono semplificate dai numeri le lobby dovranno prendere il controllo dei sistemi personali ed impedire che una persona non autorizzata possa creare un software libero che rompe i loro standard oppure dovranno ottenere leggi restrittive rendendo il reato di Pirateria Informatica il più grave possibile. Entrambi i tentativi sono già in atto.

sabato 30 maggio 2009

La battaglia degli spettri.

New York, XXI Secolo
Questa battaglia è ancora in corso ed è una battaglia sul controllo dello spettro radio. Come ben sappiamo lo spettro radio è un bene pubblico ed essendo un bene di tipo finito (nel senso che le frequenze sono assegnabili ad un numero finito di gestori) vengono assegnate tramite delle licenze a dei gestori che le controllano, queste frequenze vengono utilizzate per le trasmissioni di emittenti radio, televisive, telefoniche (GSM-UMTS), wi-fi e hyperlan.

Per comprendere bene ciò che sta succedendo dobbiamo fare una veloce scorsa sull'attuale sistema dei media.

Al giorno d'oggi esistono poche emittenti radio, come ben sappiamo il momento delle radio libere è finito da un pezzo, ed esistono ancor meno emittenti televisive. Oggi il balletto mediatico funziona più o meno così: l'uomo politico ha bisogno di notorietà, i media danno notorietà e sono sotto il controllo di poche strutture economiche di grandi dimensioni, questo provoca servilismo o amicizia da parte dell'uomo politico nei confronti di personalità che sono influenti nel mondo mediatico.

Quando l'uomo politico raggiunge il potere la situazione si ribalta e l'amicizia viene ricambiata dall'uomo politico che vara leggi in favore della struttura mediatica, questo non è vero solo in Italia è vero in tutto il mondo.

Ancora una volta la tecnologia ci mette lo zampino e la lampada di Aladino soddisfa un nuovo desiderio:
Cosa succederebbe se potessimo avere a disposizione tutte le frequenze che vogliamo?

Mi spiego meglio, le nuove tecnologie digitali permettono di far passare dati sulla stessa frequenza (nel caso quella televisiva) senza che questi si disturbino tra loro ed ognuno si prende i suoi senza alcun rischio, questo rende possibile la nascita di web-radio e web-tv praticamente in ogni cittadina.

Nel caso specifico se viene messa un'antenna che in frequenza 2,4GHz (WI-FI) irradia un certo quartiere della cittadina, ed in questa rete c'è un computer che manda un'immagine in broadcast su di una certa porta, chiunque potrà “sintonizzarsi” ed osservare il segnale, se c'è un altro computer che fa la stessa cosa nella stessa rete sarà semplicemente un'altra web-tv sicuramente esistono problemi tecnici da risolvere ma è evidente che il futuro è questo, che il problema sia risolvibile lo provano anche i milioni di cellulari che si trovano tutti sulla stessa frequenza.

Se poi il computer oltre ad essere collegato nella rete cittadina è collegato anche alla rete internet le sue informazioni saranno anche visibili all'intero pianeta ma questo non è strettamente necessario.

Cade così la principale motivazione ideologica per la quale la banda radiotelevisiva dovrebbe essere gestita da un monopolio, ma i legislatori e i media si guardano bene dal procedere nella liberalizzazione e digitalizzazione della banda, sarebbe la fine della televisione come la conosciamo oggi e non sarebbe necessario neanche un digitale terrestre così come è concepito oggi in Italia. I poteri forti modificano le leggi per impedire che ciò accada.

Un altro problema se lo sono posto in America quando è iniziata la trasmissione del digitale terrestre, cioè visto che i numeri viaggiano nell'etere come proteggerli visto che i film sono protetti da diritto d'autore?

La soluzione proposta è uno standard accettato da tutti i produttori che si basa su una “broadcast flag”, quando il film ha questa broadcast flag il decoder disattiva la possibilità di registrazione e di copia. Ma hanno fatto i conti senza l'oste o meglio senza il calcolatore. Le schede con antenne che si collegano al digitale terrestre all'interno dei computers sono gestite da software proprietari che rispettano lo standard. Ma c'è un progetto, GNURadio che avendo codice libero e leggibile come file di testo può essere modificato da chiunque e chiunque può rimuovere la protezione in quanto sono solo righe di testo. Questo crea una riflessione importante.

La prossima sfida del Software Libero sarà quella di sfidare i broadcaster e i monopoli televisivi che la tecnologia sta per mandare a casa

Il torpore della ragione

di Daniele Liani

La catastrofe di New YorkSono passati otto anni dall’11 settembre 2001 e la spirale di violenza generata da ciò che accadde quel giorno sembra ormai inarrestabile. Al di là delle dovute considerazioni sul perché sia successo tutto questo e se la versione dei disastri americani data dall’amministrazione Bush sia veritiera, o presenti punti oscuri, ciò che stupisce è stata la reazione dell’Europa, da sempre sostenitrice di una politica che andasse alla ricerca della ‘verità’. La strage del World Trade Center è stata un evento epocale, di tale enormità che anche noi europei ci siamo trovati attoniti e sgomenti di fronte alla barbarie dell’uomo. Le conseguenze di questa accettazione passiva degli eventi hanno investito più o meno tutti, al punto che eventi della nostra storia recente che rivestivano per gli italiani un drammatico significato, diventano ora quasi nulla di fronte ad una simile tragedia. Che il 27 giugno 1980 un aereo sia precipitato vicino ad Ustica, e che ancora adesso non ne se ne sappia nulla, forse è passato in secondo piano rispetto a quanto accaduto a New York. Quello però è stato il nostro 11 settembre, e non esistono tragedie piccole o grandi: esistono solo tragedie.
George W. BushForse un’ingenua accettazione della tesi ufficiale ha finito per assopire la nostra ragione, portandoci ad accettare ciecamente una versione recante curiose e incomprensibili incongruenze, senza obiettare alcunché, anche per un doveroso rispetto unanimemente riconosciuto ad una nazione così duramente colpita dal terrorismo. Se è vero che le stragi dell’11 settembre sono state di una sproporzionata enormità, è anche vero che vi sono stati, forse, grossolani errori che hanno permesso che si verificassero. La più potente forza aerea del mondo resta a guardare il dirottamento e lo schianto di quattro aerei di linea. Non quattro ultraleggeri, ma quattro aerei di linea. Bisogna dare atto agli Usa che quando fanno le cose, le fanno in grande: se i terroristi avessero dirottato quattro ultraleggeri, forse avrebbero mandato una ventina di aerei ad intercettarli, mentre quattro Boeing 757, sono sfuggiti ai sofisticati sistemi di intercettazione e difesa. Certo, in fin dei conti, anche un tedesco, a fine anni ottanta, riuscì ad atterrare nella Piazza Rossa, a Mosca, superando tutte le difese aeree; volava però a tre metri dal suolo dove nessun radar poteva intercettarlo.
Bin LadenUna sola persona avrebbe, dunque, organizzato questo immane disastro. Anche qui verrebbe da chiedersi come abbia fatto ad istruire i kamikaze, “…con poche lezioni di volo su velivoli monorotore Cessna, gli attentatori si sono impadroniti ed hanno pilotato i Boeing 757”, afferma la Commissione di inchiesta sull’11 settembre. Ma è veramente possibile che pilotare un Cessna o un Boeing 757 sia la stessa cosa? E soprattutto, è necessario a questo punto che le compagnie aeree spendano tanti soldi per l’addestramento dei piloti? Il presunto coordinatore e ideatore di questo macello, tale Bin Laden, vive in Afghanistan, dove l’aereo è ancora la cosa più inconsueta che si possa immaginare. Da un Paese dove ci si sposta al 70% a dorso di mulo, ha organizzato l’attacco al ‘cuore della civiltà’ eludendo i più sofisticati sistemi di sicurezza di un Paese protetto da una delle più attrezzate ed avanzate Agenzie di Intelligence del mondo. E nessuno che abbia osato dire che la cosa sembrava quantomeno sospetta.
Saddam Hussein si difende durante il processoE allora via ai bombardamenti in Afghanistan, svuotando arsenali di proiettili all’uranio impoverito, con il segreto compito - secondo ardite tesi di taluni - di ottenere un governo amico per far arrivare il petrolio del Mar Caspio fino al Pakistan. Poi la madre di tutte le affermazione, ormai smentita: “L’Iraq possiede armi chimiche, dunque va preventivamente attaccato!”. L’uomo più controllato del pianeta, Saddam Hussein - che fosse un dittatore sanguinario lo sapevano tutti da più di 20 anni - il cui Paese era già isolato dalla ‘nofly zone’ a nord, veniva attaccato da sud perché si sosteneva desse asilo ai terroristi, e perché avrebbe avuto armi chimiche di distruzione di massa, peraltro mai ritrovate. Ma in realtà è ancor più incomprensibile che, anche se gli infondati timori del governo Bush sono stati smentiti, l’esercito americano e gli alleati siano ancora nel paese dei Giardini di Babilonia. Il Governo americano, per scongiurare il pericolo terrorismo, ha pensato poi di varare una legge, la ‘Patriot Act’, che, per combattere meglio il terrorismo, limita le libertà individuali: ebbene recentemente la Corte Suprema l’ha esaminata in alcuni suoi aspetti ritenendola anticostituzionale.
A cinque anni di distanza, in sostanza, siamo legittimati a pensare che forse le cose non siano andate proprio come hanno voluto farci credere, o quantomeno che le incongruenze non manchino e che ci sia sempre da riflettere sulle ‘verità’ che ci vengono offerte da potentati e lobbies.



giovedì 28 maggio 2009

Vedova di Tito alla fame; nemesi storica


Per lei non c’è pensione perché suo marito «non aveva stipendio»

Prima di sposarsi con Lui, il Maresciallo Josip Broz Tito, nei corridoi delle stanze del potere belgradese era soprannominata «la puttana del presidente». Definita dallo stesso Tito «troppo selvaggia», riusciva a silurare chiunque le fosse antipatico, non importa se generale o ministro. «Perché (era solita dire con malcelato disprezzo) i serbi hanno sempre trucidato i loro sovrani». Ma stavolta tocca a lei «morire», nell’impietosa agonia dell’indifferenza. Jovanka Borz Tito, infatti, vive, o meglio, sopravvive tra le macerie della storia.

Sola e abbandonata. Dagli uomini e dal mondo. Da «puttana del presidente» a vecchietta di 84 anni, sfrattata dalla solitaria villa in cui venne «reclusa» dopo la morte del marito (ironia della sorte a pochi passi dal palazzo presidenziale di Dedinje, il quartiere vip di Belgrado).

All’esterno poteva e può sembrare una sistemazione decorosa. Ma al suo interno l’umidità segnava le pareti e d’inverno alla vedova Tito veniva pure tagliato il riscaldamento. Poi l’ulteriore sfratto in un alloggio popolare.

Così Jovanka si rivolge a un assistente sociale a chiedere aiuto, ma all’ufficio comunale il timido funzionario si sente rispondere che «quelli non erano affari suoi».

Eppure all’Ufficio federale della proprietà immobiliare sostengono di conoscere le difficoltà in cui versa la «signora Jovanka». «Le abbiamo più volte telefonato - dicono - ma lei non risponde. Potremmo anche trasferirla in un altra abitazione, ma se le si nega...». E che la situazione stia vieppiù peggiorando lo dimostra il fatto che lo scorso 4 maggio, anniversario della morte del Maresciallo avvenuta a Lubiana nel 1980, Jovanka non si è recata sulla tomba (peraltro restaurata di recente) del marito (meglio nota come Casa dei fiori).

«Non vado più a visitare la tomba di mio marito - ha dichiarato al quotidiano serbo Politika - perché ho paura di incontrare qualche funzionario statale che mi imponga di sottoscrivere la dichiarazione in base alla quale io lascio ogni mio avere allo Stato».

Così la vedova dell'ex leader jugoslavo Josip Broz Tito ha rotto un decennale silenzio per denunciare di essere stata abbandonata da tutti dopo la morte del marito, 30 anni fa.

«Subito dopo la morte di Tito, sono stata buttata fuori casa come una valigia, in camicia da notte, senza nulla, senza poter prendere una foto di noi due, una lettera, un libro, dei vestiti», racconta Jovanka Broz in un'intervista pubblicata dal quotidiano serbo Politika, che la presenta come la prima da lei concessa dopo la scomparsa di Tito, il 4 maggio 1980.

«Contro la mia volontà, mi hanno sbattuta in un alloggio, assicurandomi che sarebbe stato provvisorio. Ma ci vivo ancora, dopo circa tre decenni», afferma la moglie del leader jugoslavo, che ha 84 anni.

Jovanka Broz oggi vive nell'isolamento, con scarsi mezzi, evitando i contatti con i media. Due anni dopo la la scomparsa del marito fu informata che non avrebbe ricevuto una pensione perchè non aveva una carta d'identità e perchè Tito, che aveva governato la Jugoslavia dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla morte , non percepiva un salario.

Ora però il ministro degli Interni della Serbia, Ivica Dacic fa sapere che si occuperà personalmente dello status della vedova di Tito cui dovrebbe essere concesso finalmente il passaporto e la carta d’identità. Vedova Bros che nel 1977 ha conosciuto anche gli arresti domiciliari con l’accusa di aver tramato con alcuni generali un colpo di Stato dagli oscuri controni filo-sovietici. Qualcuno sostiene che sia stata anche rinchiusa nel carcere di Spalato.

Eppure, nonostante il «de profundis», intonato dai media serbi, in Bosnia fonti sostengono che Jovanka, appena in possesso dei nuovi documenti di identità, potrebbe rivendicare l’eredità di 2 miliardi di dollari del marito custoditi in una banca Svizzera.

I soldi proverrebbero dal periodo tra le due guerre mondiali, quando il futuro presidente jugoslavo possedeva apparentemente anche il 30 per cento del lussuosissimo Hotel Imperial di Vienna. E, in effetti, presunto colpo di Stato a parte, non c’è stato alcun motivo giuridico per il decennale isolamento della vedova Borz, ma fonti sostengono che l’«esilio in patria» era dovuto proprio per evitare che Jovanka entrasse in possesso del tesoro di Tito.

Oggi lei non è più la regina, è solo una strega di un regime odiato. Odiata dai serbi, che non perdonano al defunto Maresciallo di aver tenuto lo stivale dell’ideologia fortemente premuto sul loro capo da sempre proteso verso gli agognati lidi disegnati da un mai sopito nazionalismo, è stata ripudiata anche dalla sua terra natia croata (è nata nel villaggio di Pecani, nella Lika) che la considera, invece, l’ultimo totem del comunismo, storico avversario di quello spirito secessionista che ha condotto Zagabria all’indopendenza.

Oggi Jovanka è solo una vecchietta che come tante, in Serbia, ma non solo, non ha neppure i soldi per arrivare alla fine del mese.

mercoledì 27 maggio 2009

La corea del Nord aumenta la pressione.

Venti sempre più tempestosi annunciano guerra imminente. Seguono gli sviluppi delle azioni di Kim Jong-il dai fatti recenti.
Nonostante nel passato la stessa escalation rapida ha visto trasformarsi da una presa di potere di Hitler nel secondo conflitto mondiale, la comunità internazionale tentenna sul da farsi. In effetti la situazione è delicata e agire senza rompere i giochi politici/economici dei vari stati, è arduo.

Ai dittatori di qualunque regime, non passa minimamente l'idea che stati democratici, non sono capeggiati dall'individuo che li rappresenta e che dunque, non cambiano la linea d'azione in base a chi stà al governo, ma agiscono conformemente alla comunità che li ha votati.

Questi individui malati di potere e convinti della bontà delle loro azioni, solo cercano il tornaconto più proficuo e diretto, pensando che un male in più, possa portare solo beneficio alla popolazione che sovrastano, con buona pace delle vittime che questo comporta.

PYONGYANG - La sfida della Corea del Nord alla comunità internazionale non si ferma. Oggi Pyongyang ha effettuato un nuovo lancio di missile a corto raggio, all'indomani del lancio di altri due. E ha minacciato una risposta militare alla Corea del Sud dopo la decisione di Seul di aderire alla Proliferation Security Initiative (Psi), dichiarandosi di non sentirsi più legata all'armistizio del '53. Intanto i satelliti spia americani hanno accertato che è ripartito l'impianto nucleare -2.

In una dichiarazione diffusa dall'agenzia stampa ufficiale Kcna, l'esercito nordcoreano accusa il presidente sudcoreano di tradimento. "Come dichiarato al mondo, le nostre forze rivoluzionarie considereranno la piena partecipazione del gruppo di traditori di Lee Myung Bak nella Proliferation Security Initiative (PSI) - si legge nella dichiarazione con un riferimento all'iniziativa guidata dagli Stati Uniti - come una dichiarazione di guerra contro di noi".

Pertanto, la sicurezza delle navi sudcoreane e statunitensi non puo' essere piu' garantita nel tratto di mare prospicente al confine intercoreano aggiunge ancora la dichiarazione dettata alla Kcna. Con l'armistizio revocato, la penisola potrebbe tornare presto in uno "stato di guerra", ha aggiunto la missione militare nordcoreana nell'area comune di sicurezza della Zona demilitarizzata coreana.

L'agenzia sudcoreana Yonhap, citando una fonte anonima del governo di Pyongyang, ha riferito che il lancio del nuovo missile a corto raggio è avvenuto dalla costa orientale verso il Mar Giallo.
Il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo, citando una fonte anonima del governo di Seul, ha riferito che un satellite spia statunitense ha rilevato vapore uscire da un impianto nucleare a Yongbyon, generati dalla struttura di lavorazione del plutonio che si trova a 80 chilometri da Pyongyang. La Corea del Nord aveva già annunciato di aver riavviato le operazioni di ritrattamento del combustibile atomico a Yongbyon, in segno di protesta verso la condanna dell'Onu per il lancio del missile-satellite effettuato il 5 aprile scorso, che secondo i servizi Usa e sudcoereani era però il test di un nuovo missile nucleare.

L'ultimo atto della sfida al mondo è la dichiarazione di Pyongyang non sertirsi più legata all'armistizio del 1953, siglato alla fine della guerra di Corea. La notizia è stata diffusa dalla Kcna, l'agenzia ufficiale del regime. E' la risposta alla decisione del vicino di aderire all'iniziativa lanciata nel 2003 da George W. Bush per interdire il trasferimento di tecnologie e armi di distruzione di massa. Il regime di Kim Jong-il ha diramato una nota per avvertire che risponderà "immediatamente e con forti misure militari" ad una eventuale decisione del Sud di fermare e ispezionare navi nordcoreane.

Finora la reazione della comunità internazionale è stata ferma ma non sostanziale. Il Tesoro americano, dopo le dure parole di Obama sulle "conseguenze" inevitabili delle azioni di Kim, ha reso noto che sono allo studio nuove sanzioni al Paese, dove già vige un regime di isolamento assoluto imposto dal regime e la popolazione vive nella totale privazione dei beni di consumo più comuni. Ma il gruppo di lavoro dell'Onu incaricato di formulare una nuova risoluzione ha annunciato ieri sera che "occorre ancora del tempo" per arrivare a un pronunciamento definitivo.

Ad allarmare la comunita' internazionale e' anche la notizia che i satelliti spia americani hanno registrato immagini che mostrano come sia stata ripresa l'attivita all'impianto nucleare di Yongbyon, che era stato messo in disuso dalla Corea del Nord dopo la firma dell'accordo per la denuclearizzazione nel febbraio 2007.

Secondo quanto riporta il quotidiano Chosun Ilbo, l'impianto e' stato riaperto diverse volte in aprile e dall'inizio di maggio le immagini mostrano del fumo che proverebbe la ripresa dell'attivita' della produzione del plutonio destinato alle armi atomiche, precisa ancora l'agenzia sudcoreana Yonhap. Pyongyang aveva in effetti annunciato gia' lo scorso aprile la sua intenzione di riprendere la produzione del plutonio in risposta alle critiche arrivate dal Consiglio di Sicurezza al lancio di missili del cinque aprile.

La crisi è seria. Il mondo deve reagire e infatti il Consiglio di sicurezza ha già avviato le consultazioni per approvare una seconda risoluzione che dovrebbe proporre nuove sanzioni economiche. Ma il Palazzo di vetro, da solo, non riuscirà a piegare il leader supremo Kim Jong Il; perché la Russia, ma soprattutto la Cina non sembrano disposte ad approvare misure troppo dure. Ma non solo.

A decidere l’esito di questa crisi saranno ancora una volta gli Usa. E gli sguardi di tutti sono puntati su Obama, chiamato ad affrontare la prima vera crisi mondiale da quando si è insediato alla Casa Bianca. Fino a oggi i sorrisi, le promesse e a tratti persino le lusinghe, in Asia, in Europa, nell’America latina, in Africa sono serviti a migliorare l’immagine degli Usa. Ma non servono a fronteggiare un dittatore che guida un Paese dove decine di migliaia di persone muoiono di inedia. E che possiede la bomba atomica.

Altro che ammiccamenti, occorre una risposta forte, che a parole è arrivata. «Se la Corea del Nord vuole continuare a provocare la comunità, dovrà essere pronta a pagarne il prezzo», ha ammonito l’ambasciatrice statunitense all’Onu Susan Rice. Ma concretamente che cosa può fare Washington?

La risposta degli esperti dell’amministrazione è sconsolata: ben poco. Negli ultimi quindici anni è stato tentato di tutto. Clinton provò a blandire Pyongyang fornendo impianti per produrre energia nucleare e dal petrolio. Bush, all’indomani dell’11 settembre, citò la Corea del Nord tra i Paesi dell’Asse del male, al pari dell’Iran e dell’Irak di Saddam Hussein; quindi tentò di portarla al collasso imponendo dure sanzioni economiche e il sequestro dei beni all’estero di Kim Jong Il e dei suoi familiari.

Poi lo stesso Bush cambiò idea, imboccando la via del negoziato multinazionale, assieme alle potenze della regione e alle Nazioni Unite, che permise di raggiungere un accordo per lo smantellamento degli impianti nucleari, ora denunciato da Pyongyang.

Un’opzione ci sarebbe: gli Usa non hanno ancora applicato il blocco navale, sebbene sia stato autorizzato dall’Onu qualche anno fa. Ma Pyongyang ha fatto sapere che lo considererebbe un’aggressione e dunque un atto di guerra. È un bluff o fa sul serio? E dunque Obama è disposto a rischiare una crisi militare nel sud est asiatico che affosserebbe la speranza di una ripresa economica e lo costringerebbe a schierare le forze armate a difesa della Corea del Sud e forse anche del Giappone?

La risposta più probabile è no. E allora non resta che tentare ancora una volta il dialogo, alternando la carota e la minaccia del bastone. Con cautela, sedando le ansie di Kim Jong Il, che teme di essere spodestato e che vorrebbe approfittare di questa crisi per passare il potere al terzogenito. Il dittatore è malato, insicuro, ansioso; e dunque meno prevedibile. Un problema in più per Barack Obama.

martedì 26 maggio 2009

RAI: non pagare è un crimine da carcere!!!

E’ stato introdotto un nuovo reato per il mancato pagamento del canone Rai; inoltre, ci sono delle novità riguardanti i vantaggi e gli svantaggi di essere italiani e non. A denunciare l’accaduto è l’Associazione Aduc in accordo con le novita’ contenute nella lettera con cui ogni anno la Rai gentilmente ricorda a coloro che ancora non lo sapessero tutti ‘i vantaggi che offre un pagamento spontaneo’ dell’abbonamento.


In particolare, sottolinea l’Aduc, è stata inserita anche la clausola di pagare il canone per chi è in possesso di un personal computer; ma attenzione, per chi non si abbona si potrebbe rischiare il carcere. Ormai, infatti, il canone non si paga solo per il possesso di un televisore, ma anche per tutti gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione di programmi televisivi, compresi personal computer, decoder digitali e altri apparati multimediali.

Continuando nella lettura della lettera, emerge inoltre che chi non paga incorre in un reato di evasione fiscale, quindi secondo la Rai è un crimine; anche se la legge parla soltanto di illecito amministrativo con conseguente sanzione pecuniaria. Per gli stranieri, mette in evidenza l’Aduc, il mancato pagamento diventa una multa, invece per gli italiani si rischia un processo!

Intanto molti cittadini che hanno fatto regolare disdetta e compilato tutti i moduli, si sono visti recapitare il bollettino d'ingiunzione di pagamento e ascritti al reato d'evasione.

Il Garante del Contribuente del Piemonte preannuncia una denuncia per truffa aggravata e abuso d'ufficio nei confronti della Rai e dell'Agenzia delle Entrate (Sportello abbonamenti tv di Torino) per il loro comportamento nei confronti dei contribuenti che non detengono il televisore o che hanno fatto regolare disdetta.

(1) Da anni, la Rai porta avanti la sua opera di intimidazione nei confronti di centinaia di migliaia di cittadini accusati di evadere il canone anche se il canone non e' dovuto. In molti casi, nonostante le ripetute lettere raccomandate con cui questi cittadini sono costretti a ribadire periodicamente alla Rai di non avere la tv, lo specifico Sportello abbonamenti procede con cartelle esattoriali, fermi amministrativi di beni mobili e addirittura ipoteche di beni immobili. Per questo, abbiamo invitato i cittadini a denunciare il comportamento della Rai al Garante del Contribuente, oltre che alla Procura della Repubblica di Torino e alla Corte dei Conti. Ora il Garante ha fatto proprie le ragioni di questi cittadini. E' la prima e unica voce istituzionale che si muove per porre fine all'indecente comportamento della Rai e del suo sceriffo di Nottingham che e' lo Sportello abbonamenti tv. Ma e' necessario che il maggior numero possibile di cittadini si unisca a questa battaglia per imporre alla Rai standard di legalita' e di civilta' che da tempo ha abbandonato.

Notizia che potrebbe dar sollievo, dato l'annuncio d'intervento legale, ma che essendo la frase volta al tempo futuro, lascia i cittadini nella obbligatorietà di agire per proprio conto, con a volte e spesso, inutili appelli, ricorsi, raccomandate eccetera.

VERGOGNA!!!!

Privacy Policy

This site uses Google AdSense for advertisements. The DoubleClick DART cookie is used by Google in the ads served on publisher websites displaying AdSense for content ads. When users visit an AdSense publisher's website and either view or click on an ad, a cookie may be dropped on that end user's browser. The data gathered from these cookies will be used to help AdSense publishers better serve and manage the ads on their site(s) and across the web. * Google, as a third party vendor, uses cookies to serve ads on this site. * Google's use of the DART cookie enables it to serve ads to you users based on your visit to this site and other sites on the Internet. * Users may opt out of the use of the DART cookie by visiting the Google ad and content network privacy policy. We use third-party advertising companies to serve ads when you visit our website. These companies may use information (not including your name, address, email address, or telephone number) about your visits to this and other websites in order to provide advertisements about goods and services of interest to you.

Questo sito utilizza Google AdSense per la pubblicità. Il DoubleClick DART cookie è utilizzato da Google per gli annunci pubblicati su siti web publisher AdSense per i contenuti, visualizzazzandone gli annunci. Quando un utente visita un sito web publisher AdSense e clicca su un annuncio, un cookie può essere rilasciato a tal fine, nel browser dell'utente. I dati raccolti da questi cookie verranno utilizzati per aiutare i publisher AdSense a servire meglio e a gestire gli annunci sul loro sito(i) in tutto il web. * Google, come parte di terzo fornitore, utilizza i cookie per la pubblicazione di annunci su questo sito. * L'uso del DART cookie consente a Google di pubblicare annunci per gli utenti, e si basa sulla vostra visita a questo sito e su altri siti su Internet. * Gli utenti possono scegliere di utilizzare i DART cookie visitando i contenuti sulla privacy nell'annuncio di Google. Usiamo società di pubblicità per la pubblicazione di annunci di terze parti, quando si visita il nostro sito web. Queste aziende possono utilizzare le informazioni (non compreso il vostro nome, indirizzo, indirizzo e-mail, o numero di telefono) sulle visite a questo e ad altri siti web, al fine di fornire la pubblicità su beni e servizi di vostro interesse.